Sempre attuale

Ortes: il valore secondo opinione

Diade: omografia vettoriale tra i vettori  Corpo  e  Anima  che conduce il vettore Persona ad  esistere consapevolmente in una Soc...

25 settembre 2018

19.1 - Le dieci false credenze

Entropia, entro la quale l’unica cosa vera
sarebbe la morte
Riforme senza la guida unitaria di rispetto dei valori tradizionali, infliggono un danno alle generazioni presenti e future, col ridurre la libertà esistenziale alla sola osservanza di una prassi.
I guasti si creano quando si crede di alleviare un disagio con pesanti interventi sui rapporti interpersonali nell’assecondare il cambiamento compromettendo la stabilità delle istituzioni di riferimento per la promozione umana. 


Qui faccio un’elencazione citando le false convinzioni insite nelle derivazioni generate dalle ideologie agnostiche di matrice neo liberistica e collettivistica.

I.       Credere che lo strumento usato per l'indagine sui fenomeni portino alla conoscenza indipendentemente dalle condizioni in cui opera la percezione sensibile dell'oggetto stesso della conoscenza. L'errore è amplificato dall'uso improprio della statistica nel ricavare da un campione risposte estrapolate dalle condizioni in cui il campione è stato impostato ed estratto. Tipicamente si tratta di non trascurare i principi di indeterminazione logica, statica e dinamica, in massima parte agenti nelle scienze umane.

II.    Credere che gli eventi evolvano in senso continuo senza soluzione di continuità in modo che ogni fattore agente stia in rapporti costanti gli uni con gli altri. Già negli anni 50 del secolo scorso si leggeva che madre terra all’inizio del terzo millennio sarebbe rimasta spoglia dei ghiacciai montani. Ebbene, allora si prevedeva l’effetto antropologico dell’uso di fonti energetiche naturali non rinnovabili; oggi, invece, si sa che queste preziose fonti potranno essere sostituite sfruttando i campi d’onda e l’energia solare.

III. Credere che la libertà consegua dalla eguaglianza. Le cosiddette pari opportunità, considerate come un diritto, sono l’arma a doppio taglio perché l’uguaglianza si ottiene solo per ciò che si è capaci di fare e non perché una persona è uomo o donna, oppure perché è diversamente abile. In realtà, si costituisce una sorta di diritto dell’incapace, quando invece, in una società ben strutturata, tutti dovrebbero godere delle opportunità appropriate per le corrispettive capacità reali.

IV. Credere che il divorzio sia risolutivo per i problemi di coppia. In realtà si distruggono le famiglie per formarne altre sulle quali potrebbero gravare ulteriori divorzi.

V.   Credere che il controllo delle nascite sia risolutivo per stabilire l’equilibrio demografico. In realtà si rischia di realizzare gap generazionali, come lo dimostra il nostro progressivo invecchiamento demografico.

VI. Credere che la ricchezza sia un fenomeno esclusivo del capitalismo. In realtà il socialismo può vivere solo sul capitalismo indipendentemente dal fatto che sia gestito in modo pubblico o privato. La ricchezza, o, meglio, il patrimonio, invece, rappresenta valori che, indipendentemente dall’essere pubblico o privato, è quello che consente di formare gli investimenti. L’esempio l’abbiamo nei nostri musei che hanno bisogno di investimenti per essere valorizzati.

VII.   Credere che l’aumento del PIL sia risolutivo per ottenere lo sviluppo economico. In realtà il prodotto interno lordo è formato da un insieme opaco ed eterogeneo di prodotti domandati ed offerti derivanti dall’impiego dei fattori di produzione, quali la terra, il lavoro, l’impresa, il capitale e la pubblica amministrazione. Quanta parte sia prodotta dal lavoro sotto forma di consumo e risparmio è il problema che assilla il mondo intero perché, nel suo complesso, il lavoro, inteso come impiego di risorse umane, è sotteso dal capitale che crea solo ricchezza virtuale. Lo prova il fatto che una nazione come la Germania col trucco di riesportare merci importate dai paesi dove le stesse sue imprese le producono, crea, col concorso del drenaggio finanziario derivante dalla speculazione sui titoli più rischiosi del debito degli altri stati, un pericoloso avanzo nella bilancia dei pagamenti che prima o poi dovrà essere compensato per recuperare l’equilibrio di bilancio. Vent’anni fa il marco circolava solo in Germania, ora, invece, sotto forma di euro, anche in Europa.

VIII.  Credere che l’aumento dei consumi trascini l’aumento dell’occupazione. La realtà è oggi diversa. L’aumento dei consumi non ha incidenza sull’occupazione intesa come impiego di risorse umane. Il guaio è che anche l’Istat è complice nel fornire dati eterogenei, fornendo, separatamente dati sull’occupazione e quella sul lavoro dipendente nel quale include lavoratori con impiego stabile e lavoratori precari.

IX. Credere che il capitale sia una merce, di cui il profitto possa essere considerato il prezzo, quando invece il capitale è un insieme di mezzi di produzione eterogenei. Da ciò consegue che il capitale non può essere dato, cioè misurato in termini di valore, indipendentemente dalla determinazione dei valori delle merci prodotte che saranno soggette all’alea del mercato. Se non è possibile predeterminare il valore di mercato del potenziale produttivo, allora non è possibile nemmeno misurare il prodotto marginale del capitale, e nemmeno quello del lavoro. Pertanto, non esiste la possibilità di risolvere il problema distributivo adottando l’impianto marginalista, che calcola il profitto e il salario d’equilibrio proprio sulla base dei prodotti marginali di capitale e lavoro[1].

X.    Credere che l’emissione di moneta non convertibile sul mercato monetario costituisca un debito della banca committente. Lo è quando la banca emittente si sostituisce al Sovrano e mette a credito il controvalore. Se il popolo è sovrano, che senso ha mettere a debito di sé stesso quanto gli serve per finanziare attività pubbliche e private nel campo degli investimenti strutturali e produttivi?

°°°

Non voglio qui dilungarmi sull’offerta di conforto per rappresentare come operare sulle persone resilienti al cambiamento. Oggi è di moda l’escapologo[2] ma il suo intervento non è sufficiente per orientare il cittadino suddito che deve affrontare grandi cambiamenti nelle abitudini di vita oggi tendenti allo sradicamento locale verso un esodo stocastico on the road. Sono momenti che fanno riemergere le incertezze esistenziali sul rapporto verità-fede che si regge sulla tautologia: Non c’è verità senza fede e non c’è fede senza verità.
La mancanza improvvisa di opportunità alternative a quelle di percorrere le strade col camper, porta al convincimento che tutto ciò che contrasti questo percorso sia falso, cosicché ogni azione che si voglia intraprendere in senso contrario conduce al panico, o riaccende la fede, o porta all’annientamento suicida.
Ciò è spiegato nel primo versetto al Capitolo undici della Lettera agli Ebrei:

La fede è un modo di possedere già le cose che si sperano, di conoscere già le cose che non si vedono.

Non si parla di verità! La verità è sottintesa ed è unica perché non sarebbe verità. Si parla di fede in qualcosa che si possiede; in qualcosa di comune a tutti, spinti a formare un'idea per un nuovo progetto da condividere. Trattasi di idea che non necessita di ragione: diventa verità dal momento della sua condivisione, ovvero quando tutti agiscono secondo comunanza d’intenti nel trarre da ciò che si ha il necessario per unire le forze attraverso il bene comune.




[1] Piero Sraffa, in un libro, schematico ed enigmatico, "Produzione di merci a mezzo di merci" (1960) dimostra, in un centinaio di pagine, l’impossibilità di concepire il capitale come una merce, di cui il profitto possa essere considerato il prezzo, essendo il capitale in realtà un insieme di mezzi di produzione eterogenei.
[2] Professionista scoperto dalle Jene. L’Escapologia Fiscale significa liberarsi dalla stretta fiscale, liberarsi dalla morsa del Fisco in modo onesto e legale.

-->

1 commento:

  1. Quando si scrivono molte cose insieme, si finisce sempre col capire poco e ricordare niente. Tanto più che non si possono risolvere i problemi usando lo stesso modo di ragiona che li ha creati.

    RispondiElimina