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Risonanza, biforcazioni e fluttuazioni

  Sul dilemma tra necessità e possibilità, ritengo sia determinante l'intervento di Ilya Prigogine, laddove, nella processualità...

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02 giugno 2013

Per qualche tempo ...

Per qualche tempo, quanto non so, sospendo la pubblicazione di post su questo blog.  Nel frattempo, seguirò i testi degli amici su Facebook. Qui non aggiungo altro, se non risposte a chi vorrà intervenire con un proprio contributo nel box sottostante il post che riterrà essergli congegnale Molti invocano da tempo una discontinuità! Mi associo e, in particolare io, ne aspetto una - gigantesca - dal lontano martedì 16 settembre 1947. 
Avevo 13 anni. Un motocarro passava sotto casa dove abitavo, con la mia famiglia, a Ferrara, in via Palestro. Un ex partigiano, in piedi sul pianale, annunciò, dal megafono, che, alle ore 16, sarebbe stata distribuita, lungo il Corso della Giovecca, partendo dall'angolo dei 4S (*), la copia della Costituzione secondo il testo appena approvato nell'ultima seduta dell'Assemblea costituente. All'ora prevista, mi recai sul posto. Con qualche ritardo e intrufolandomi nella ressa, riuscii ad avere una copia. Finalmente, dopo tanto parlare e tanto disputare portai a casa questa primizia. 

12 maggio 2010

Lo scagnozzo di Donchì

E' capitato più volte che, al mio amico mentale Donchì, raffigurato nel banner di testata di questo blog, capitasse di prendere una madornale cantonata, al seguito della quale riusciva ad annullare ogni effetto malefico che ne generasse e, allo stesso tempo,  a cancellare, dalla storia, ogni traccia del suo operato. In effetti, uno scagnozzo non lascia segno di ciò che intende fare e non è mai successo che il padrone faccia apparire lo scagnozzo come autore delle sue gesta.
 Oggi, 12 maggio 2010, scopro il segreto di Donchì: mette in opera ogni sua geniata avvalendosi del suo "scagnozzo mentale" che aggiusta "tutte cose", per benino, come pare a lui.
Se va bene, se ne gloria; se va male, fa intervenire il suo scagnozzo.
 Perchè ne parlo? Ebbene, anch'io ho uno scagnozzo! Ecco il profilo del mio scagnozzo:
  1. ha lo stesso mio profilo;
  2. è fedele come Oliver, il mio labrador;
  3. condivide le mie stesse responsabilità;
  4. è buono come me, non commette reati, e si fida della mia coscienza.
Insomma, lo scagnozzo è davvero utile e mi raccomando al vostro, perchè tutti hanno un amico mentale ed uno scagnozzo! Chi non ha un amico mentale, uno scagnozzo e spirito, è "mezz'uomo", il ché vuol dire anche "mezza donna"! Insomma quando si ha "l'intenzione di fare qualcosa" è lo scagnozzo che lavora, non il padrone.
Il Giustizialismo colpisce lo scagnozzo, non il padrone!

07 aprile 2008

GEMINORUM PARADOXON (L'uomo e il pollo)

In attesa di completare un post dedicato all'amico Kara per quanto detto in Tempo e matematica in salsa di cucina” , desidero farlo partecipe di una simpatica conoscenza che ho fatto nel pubblicare sul mio sito alla pagina "L'uomo e il pollo" una poesia di Aldo Manzoli intitolata "La classificazione di Linneo" tratta dalla sua raccolta "Il mondo perfetto".
A distanza di quasi quattro anni dell'evento, Aldo Manzoli manda al Caro Signor Pollo un messaggio per ringraziarlo per l'iniziativa di essersi servito di una sua poesia per rappresentare "un uomo solo (che) scrive/ per reinventare e riordinare il mondo".
Il Signor Pollo risponde scrivendo, tra l'altro, che Pibond manifesta un particolare interesse nei riguardi della poesia Entropia che vorrebbe inserire in un post del suo blog , a meno che non voglia proporre un’altra poesia, a suo giudizio più pertinente di quella che segnalava.
Oggi, sempre il Signor Pollo, riceve questi due messaggi che ricopio integralmente.
From: aldo voce To: francesco Sent: Monday, April ..... Subject: Fw: L'uomo e il pollo
Frank, Questo signore ha un sito in cui ha pubblicato una mia poesia. Ora cerca una poesia sul tempo. Ho pensato a geminorum paradoxon. Gliela vuoi mandare? O la mandi a me che gliela giro? Secondo me ci starebbe bene.
Un salutone.
Alberto
From: francesco
To: Alberto
Eccola qui.
Grazie per l'opportunità.
A presto.
Francesco T
o: P...
Gentile signor P. , ecco la poesia che le dicevo. A parte il suo indubbio valore estetico, è interessante anche per la bonaria provocazione intellettuale che contiene. Spero vivamente le possa essere utile. Cordialmente Alberto Manzoli

°°°

GEMINORUM PARADOXON
Ad Einstein
Il tempo
è una griglia,
uno spazio curvo che s'alza,
s'avvalla, s'infossa.
Il tempo
è una biglia che danza al suo passo
in attesa del salto sull'orlo del fosso.

Il tempo
è una curva che accresce la voglia
di stare a giocare con l'arco del cielo,
salpare, partire e poi ritornare a guardare
un gemello già vecchio,
un amico sepolto, un amore svanito,
un urlo inghiottito dal fosso del tempo
e giammai sopito.

Il tempo
è un iperbole per chi resta a guardare,
per chi osserva da terra lo spazio profondo.

Il tempo
sono io ed i miei giorni svaniti
tra neri lapilli e bianchi graniti,
che ridono poi piango e non conto le ore,
mi basta un sorriso, un buon vino, l'amore
per lasciare quel RELATIVO cupo pensiero:
se il tempo è importante, se esiste davvero.
Francesco Carrozzo
°°°
... lasciare quel relativo cupo pensiero!
Alberto Manzoli ha preferito la poesia di Francesco alla sua che è questa:
°°°
Entropia

Non la bellezza fine dei poeti,
preziosa al gioco di ceselli o smalti,
illumina la grazia passeggera
del tuo visetto, mite e quotidiano,
con quelle prime rughe attorno agli occhi,
e la sua luce, ora un po' più fioca.
Ma bella sei per me che ti conosco
come un intatto frutto di stagione,
come la prima volta che ti cinsi
a offendere il tuo sesso innamorato,
di una bellezza che non piega o scuce
il nostro dissiparci di ogni giorno,
incanto umile d'acqua sorgiva
che non s'intorba né muta sapore
quando d'estate la lena vien meno.
E fermo è il patto, il pegno, il giuramento:
per questa, e per milioni d'altre chine,
compagno ti sarò nella discesa.
Alberto Manzoli
°°°
A questo materiale unisco anche quanto ha scritto Kara, perchè almeno abbia un po' di materiale recente sul tempo per continuare a ragionarci sopra.
°°°

"Il tempo è sempre stato un ottimo alleato, finora. Rimanendo sempre ottimisti,
avendo la giusta pazienza nell'attesa ogni cosa si è sempre risolta per il
meglio e, spesso, al momento opportuno.

Questo però, me ne accorgo solo ora, è solo una faccia della medaglia: il lato oscuro è che con il tempo ogni cosa viene stemperata, si dilavano le emozioni, restano gli scheletri delle c onsuetudini.

Farsi trasportare dalla inesorabile corrente porta dunque verso il grigiore, inteso come neutralità, scarico di aspetti positivi e negativi per l'effetto delle due facce del tempo.
Cavalcare il flusso, viverlo sempre al limite, come non ci fosse un altro istante, quella sarebbe la strada; ma in questo modo ci si consumerebbe come una candela sempre accesa, bruciando le energie troppo in fretta, dopo di che si cadrebbe in completa balia del tempo, senza la minima forza di resistervi."

°°°
Infine, ricopio quanto ebbi a scrivere nella pagina intitolata "L'ancora della memoria" che si trova nella sezione fatti di oggi, idee di ieri del sito http://www.pibond.it/ .
°°°
Ognuno ha una sua personale visione del tempo.
Si è soliti pensare che la felicità duri un attimo ed il dolore un'eternità.E' vero: ma solo quando il tempo così percepito sia inteso come un valore soggettivo.
Obiettivamente questo tempo non esiste perché mancano riferimenti sui quali fondare qualsiasi valutazione.
L'emozione non ha una dimensione temporale perché è costituita da una miscela confusa di sentimenti in ebollizione, in cui nello stesso istante, deflagrano con tanta intensità sensazioni contrastanti.
Al limite, si arriva a ridere e piangere provando insieme felicità e dolore.Supponiamo che s'individui, nella propria esistenza, un attimo di felicità: ecco che dalla memoria riaffiorano i ricordi che ci permettono di mettere qualche paletto.
Chi mi legge faccia l'esperimento di tuffarsi nel proprio passato. Affiora un ricordo; lentamente le dimensioni si realizzano; gli avvenimenti sono rivissuti al punto che, nel loro succedersi, formano una serie temporale sulla quale il presente e l'immediato futuro si trasformano in riferimenti logici: questa è la memoria di lungo momento nella quale si raccoglie l'insieme dei momenti-attimi di vita che dà una dimensione all'emozione del presente.

°°°
Ho formato una piccola antologia sul tema del tempo, dalla quale sembra trasparire una costante. Quando si esce dalla realtà del succedersi dei fatti quali ogni singola persona li vede o li riferisce, il tempo scivola nell'illusione dove lo scandire dei secondi svanisce nella caotica indeterminatezza onirica. Concludo con quanto ha sostenuto Sant Agostino, al riguardo.


Non ci sono tre tempi,
il passato, il presente e il futuro
ma soltanto tre presenti:
il presente del passato,
il presente del presente
e
il presente del futuro
°°°
Cosa desidero dire, con questo post?
Ho scoperto che Aristotele usava il termine di Epicherema per indicare l'artificio consistente nel nascondere o esporre imperfettamente alcune premesse della propria argomentazione.
Una cosa dovrebbe apparire chiara, subito.
Kara ha una concezione del tempo dell'uomo maturo; io, Pietro, dell'uomo anziano. L'uno vive nel presente e i ricordi si fondono in esso; l'altro vive anche nel presente, ma cerca l'ancora con la quale appigliarsi con la memoria.
Per sé stessi ha ragione Kara; per la propria storia che si fonde in quella degli altri, credo, io, di avere ragione.

13 marzo 2008

L’uomo col cane seduto sulla panchina nel parco

Pensiero unico
Da qualche tempo sento la necessità di focalizzare il mio pensiero su caso, causa e interdipendenza.
Il tempo dovrebbe essere l'elemento determinante per definire il concetto di relazione e contemporaneità. Credo che tanti, prima di me, abbiano trattato specificatamente il tema in un sistema deterministico ma, credo, pochi, in senso generale, l'abbiano inteso come insito nella storia che passa sulle nostre teste senza che nulla possa farsi modificarla o arrestarla.
Al riguardo riferisco un evento banale della mia esistenza per puntualizzarne il contorno.
°°°
Mi siedo sulla panchina nel parco con Oliver, guardo l'orologio, e decido di alzarmi dopo un'ora. Il tempo sarà scandito dal flusso degli eventi che intercorrono tra l'attimo in cui leggo l'orologio e l'attimo in cui la lancetta dei minuti compirà il giro completo. Sta di fatto che, prima che trascorra l'ora, un'improvvisa folata di vento preannuncia l'arrivo di un temporale. Debbo affrettatamente lasciare il campo per tornare a casa.
°°°
Pongo il problema che sconvolge il mio programma e che  provoca la contemporanea contrarietà di Oliver e chiedo se l'anomalia sta nell'uso del mio orologio, oppure nel flusso degli eventi vissuti da ogni entità presente sul campo, con o senza nozioni di tempo. Si tratta della persona seduta sulla panchina del parco attorno alla quale si aggira il cane, della folata di vento, della percezione del temporale imminente, del libro prima aperto e poi chiuso, di Oliver e di me stesso oltre a tutte le altre entità che non hanno avuto parte attiva, di altre che hanno avuto parte sulla scena ma che non hanno relazionato con la circostanza che tento di rappresentare?
Lo scenario potrebbe enunciarsi nel modo seguente. 
Attorno alla persona seduta sulla panchina nel parco, dove si aggirano il cane, io e la coppia costituita da me stesso con l'amato Oliver, quanti mutamenti intercorrono nel lasso di tempo da quando mi sono seduto sino al momento in cui mi sono alzato dalla panchina?
Sembrerebbe che in ogni istante del vissuto si realizzi un continuo sdoppiamento di situazioni con una produzione di identità diverse che relazionano tra loro per qualche istante, o affatto. Questo ragionamento è necessario fare perché sia possibile ricostruire le poche relazioni di causa ed effetto che mi coinvolgono direttamente e le molte relazioni che si manifestano come interdipendenze tra vento, temporale, Oliver cane, il libro, la panchina sulla quale mi sono seduto e dalla quale mi sono alzato, nonché tutte le altre relazioni, a me sfuggite e inconoscibili, che avrebbero potuto coinvolgermi ma che, pur avendomi sfiorato, non sono riuscito a percepire.
°°°
A mio parere, una teoria fondata su basi sperimentali come anche qualsiasi teoria prodotta dalla matematica e confermata dalla sperimentazione, non è in grado di spiegare logicamente l'evento così come l'ho più sopra descritto. Io, come Oliver, viviamo nel tempo e rappresentiamo una continuità, mentre l'uomo della panchina col suo cane, rappresenta una discontinuità, che, per un combinato disposto di azioni volontarie che si interconnettono con i fenomeni che si generano, creano un'ambientazione dove si manifestano, nello stesso istante, fatti anomali che danno una scossa al sistema rompendone l'equilibrio (uomo che legge seduto sulla panchina con cane che gira intorno) con una serie di relazioni interconnesse di causa ed effetto.
°°°
Potrebbe essere prodotta qualche spiegazione, se ammettessimo l'esistenza di uno sfondo sul quale scorre la globalità degli eventi che si producono nella storia. Lo sfondo potrebbe essere il caos nel quale, momento per momento, riusciamo a percepire ciò che appare dai fenomeni che vi si manifestano. Caso, causa ed interdipendenza tra i fenomeni si svolgerebbero in un certo ambiente, e da questo verrebbero tratti e scoperti. Questo ambiente, o zona senza contorni  spaziali e temporali, rappresenta un artificio sul quale condurre ragionamenti: "quel non so, ma, per ora non mi serve saperlo" per illuminare ciò che so e serve per ispirare le decisioni che stanno a base delle mie azioni. Per rendere l’idea: quando guido l'automobile non mi serve sapere come funziona il motore, ma prestare attenzione alla segnaletica per non incorrere in una infrazione al codice stradale!
°°°
L’artificio del caos, (ma non è il caos), non rende l’evoluzione antitetica alla creazione rendendo vana la ricerca del progenitore comune tra la scimmia e l'uomo tra qualche reperto casualmente ritrovato tra milioni di esemplari di cui mai si ritroverà traccia.
Inoltre penso che l'introduzione del concetto di caos semplificherebbe molti problemi per la matematica (?) perché la ricerca potrebbe comunque continuare a svolgersi nel paradigma fenomenico di caso, causa ed interdipendenza strettamente sulla base di quanto osserviamo deducendo, in vista di ciò che ricerchiamo col metodo deduttivo. 
°°°
A questo punto mi si potrebbe chiedere che cosa voglio rappresentare ricorrendo ad un artificio per spiegare un'azione banale che nasce da un fatto casuale?
Qui rispondo con poche parole. Vorrei suggerire un canone utile per il ricercatore. La conoscenza va sempre circoscritta al fenomeno osservato dal punto in cui si svolge l’osservazione. Se l’osservazione dà un risultato scientifico questo, ripetuto in circostanze diverse può dare risultati diversi da quelli della teoria già formulata. Solo altre sperimentazioni in ambiente modificato potranno confermare l’esattezza della teoria.
Una teoria economica deve valere sia per il ricco che per il povero, e crearle separate significa disporre di due economie creanti due classi sociali in perenne conflitto. Così vale anche per il banchiere o per l'imprenditore, per l'agricoltore e per chi vive di rendita e anche per il lavoratore dipendente. Ognuno con la sua brava pensata, salvo il fatto di doverla cambiare come me, col mio amato Oliver che abbiamo dovuto abbandonare la panchina nel parco perché sopravviene un temporale.
Clonare un animale è possibile; clonare un uomo vorrebbe significare di riprodurne le fattezze, clonarne la personalità potrebbe esserlo anche,  ma a ché pro? Operare in tal senso si ha nozione degli effetti dei soli fenomeni di cui si ha il controllo ma gli altri. Operare in tale senso non ripropone forse il problema dell'esistenza dell'anima? Si può ignorare lo spirito quando la maggior parte elle nostre azioni sono fondate su dati casuali e su teorie non verificate?
Riprodurre il big-bang … ?
Signori ricercatori, fisici del grande e del piccolo, signori dell'ingegneria sociale ed economica, genetisti, fate pure il vostro mestiere, ma ricordate che il vostro campo di ricerca è la natura nella quale vive l'uomo. Non andate oltre!
Lasciate alle scienze umane e alla filosofia operare la sintesi delle vostre teorie! La creazione e l’evoluzione non vi riguarda: ricordate che siete tutti come chi passeggia col proprio cane. Comunque la fantasia deve vivere anche in voi. Usatela bene. Male, è pericoloso.

11 marzo 2008

Tempo e matematica in salsa di cucina

Intitolare un post “Tempo e matematica in salsa di cucina” vuol dire, come minimo, voler passare per un filosofo neo-pitagorico con contorni epicurei!
Niente di tutto questo: si tratta del mio amico Karagounis78, (Kara per gli amici) che ha combinato un pasticcio che mi pone in grave imbarazzo, ma che mi costringe di mettere un titolo assai equivoco a questo post!
Il pasticcio nasce così:


1. Lunedì 3 marzo 2008 Kara posta un testo che ha per titolo “Project” sul quale figura solo un mio commento;


2. Il 6 marzo 2008 Kara posta un testo che ha per titolo “Matematica” sul quale figurano sei commenti tre suoi e tre miei;


3. Il 9 marzo 2008 Kara posta un testo che ha per titolo “Tempo” sul quale invio un commento il giorno stesso.


Il guaio è che nel post del 6 marzo figurano anche le sue risposte ai miei commenti dei post del 3 e del 9 marzo. Il tutto per argomenti che apparentemente non hanno attinenza l’uno con l’altro. Il primo "Project" riguarda la progettazione e la realizzazione della sua cucina nella casa che ha recentemente acquistato; il secondo, una manifestazione, tra le tante che si fanno oggi, per la diffusione popolare della "Matematica" con tanto di corteo al quale, pare che non abbiano partecipato milioni di persone, il terzo "Tempo" sul fatto che il mio amico Kara ha scoperto solo in data 9 marzo 2008, all'età ...(lo dica lui) ... il "lato oscuro del tempo".

Credo che sia abbastanza chiaro che Pibond nella veste di Donchì, e Kara nella veste del figlio del vento non possono definirsi neopitagorici in tinta epicurea solo per questo.

Ed ora cerco di rimettere un po’ d’ordine nel pasticcio, non prima di chiedere al mio simpatico amico etereo e ventoso, che prima agisce e poi pensa - per sua espressa professione - di soffiare in poppa a Donchì per farlo tornare da dove non so dove è andato da oltre due anni.
°°°
Progetto cucina.
Dal post del 3 marzo si capisce che, in corso d’opera, si è prodotta un’opportunità non prevista dal capitolato di spesa e quindi non coperta dal piano finanziario.
Visto che questo interessante problema stava scritto in ambiente aperto al pubblico e offerto a chiunque volesse esprimere un’opinione al riguardo, mi sono sentito in dovere di rispondere perchè risultava chiaramente che la desiderava. Infatti aveva scritto: “Per questo qualche spesa extra, in un'ottica futura, ci sta anche. Tuttavia vorrei cercare di non farmi trascinare da questa perversa spirale (sforare il budjet di 200 euro). La partita è appena iniziata, purtroppo manca l'arbitro.”

Ed io forte dell’esperienza di 45 anni di matrimonio mi sono permesso di suggerire ai giovani futuri sposi: “Fate quello che vi pare. Non cercate l'arbitro e seguite un unico progetto: vivere insieme felici".

Tutto si sarebbe concluso così se non avessi avuto l'idea di unire al mio commento al post del 6 marzo, questa breve frase: “A che punto è la cucina?”
Qui viene il bello. Kara compendia un’unica risposta per i tre post ed ora mi tocca di dire che sono pienamente d’accordo con lui sugli argomenti dei post del 6 e del 9 marzo; ma che, considerata la risposta che ha dato complessivamente ai miei commenti relativi al post del 3 marzo, devo confezionare una risposta diversa - ma pur sempre complessiva - dove erigere qualche paletto agli accordi da me dichiarati sugli anzidetti post del 6 e del 9 marzo.

Questo stato di fatto nasce dalla risposta alla mia domanda “A che punto è la cucina?
Infatti ha scritto: “La cucina, ancora in alto mare. Devo riuscire ad imporre il mio punto di vista”. Sostiene: "Devo imporre il mio punto di vista"!
A mio parere si tratta di un caso degno di approfondita analisi e, sin d'ora desidero di mettere in guardia chiunque dall’azzardarsi di pronunciare una frase del genere. Io, persona interpellata di un possibile arbitraggio per dirimere una delicata questione privata che non coinvolge alcun mio interesse, non posso esimermi dall'intervenire per chiarire la portata delle mie risposte relative agli altri argmonenti trattati.

A questo punto potrei lasciar perdere perchè si sa che tra lui e lei non è opportuno mettere parola perchè prima o poi la spunterà lei, a meno che lui sia disposto a stare in cucina per tutta la vita a far da mangiare per tutti.
Ma non posso fermarmi qui.
La risposta sua coinvolge, come detto sopra, gli altri due post.
La dichiarazione "Devo riuscire ad imporre il mio punto di vista" è sconvolgente nel contesto di un discorso che tocca l'esistenza umana nell'universo mondo spazio-temporale, nonchè matematico per giunta!!
Alfieri pronunciò la frase "Volli e fortissimamente volli" coinvolgendo la propria persona per compiere un atto volontario su sé stesso; Kara impone su sé stesso il dovere indurre un'altra persona - che, tra l'altro, gli sarà compagna per tutta la vita - a soggiacere alla sua volontà.
A questo punto mi rimane solo da dimostrare perché la cucina di Paola e Flavio diventa importante ai fini degli altri due post dedicati a Matematica e Tempo.
°°°
Kara è una persona alla quale la sua formazione di ingegnere sta stretta. Non si contenta di approssimazioni da regolo calcolatore (è obsoleto ma il concetto di precisione insito nel nonio è largamente usato in ingegneria), ma vuole usarlo anche per la soluzione di qualsiasi altro problema di natura diversa dal tecnico applicativo. Ne so qualcosa io perchè, formato nella disciplina delle scienze economiche, ho vissuto tutta la mia vita tra gli ingegneri, ad iniziare da mio nonno Francesco che peraltro non ho mai conosciuto ma vive in me per i racconti di mia madre, da mio padre per finire con mio fratello e tutti i miei colleghi coi quali ho lavorato all'Enel per lunghi anni
Questo debbo precisare perchè altrimenti non meriterei quell'attenzione che solo l'autorevolezza di una testimonianza che il retaggio che mi contraddistingue può dare.
Prego di leggere post e relativi commenti direttamente sul link mentre, qui di seguito, li sintetizzo per lo stretto necessario per formulare una risposta complessiva al problema.
°°°
Matematica
Si svolge a Roma una certa manifestazione sulla matematica. Lo scopo è quello di rendere più accattivante questo argomento ostico ai più, togliendo quella patina di materia slegata dalla realtà, per pochi eccelsi. Kara sostiene: “Diciamola tutta fuori dai denti: non è necessario che tutti capiscano questa affascinante materia. Meglio pochi ma buoni, si suol dire. Chi dimostra il proprio disgusto, la propria malavoglia ad imparare, non è degno di essere indottrinato: che resti nella sua ignoranza e perda anche gli aspetti più giocosi e simpatici della matematica Io, nel mio piccolo, penso di potermi ritenere fortunato perché capisco ed apprezzo questa disciplina, dove è l'astrazione pura a farla da padrona.”.

Al post formulo un primo commento nel quale sostengo che dovrebbe spiegare all’organizzatore della manifestazione che si è fortunati perché si capisce ed apprezza la matematica, dove è l'astrazione pura a farla da padrona; ma si è intellettualmente disonesti quando si pretende di imporla al mondo intero. Da questo punto di vista, la matematica diventa la scienza degli asini e di tutti quelli che gli tengono dietro. Ergo gli do ragione perché la matematica serve solo a chi può e sa servirsene come lui ed è inutile e dannoso imporla.

Mi risponde dandomi ragione ed aggiunge che è lo stesso organizzatore della manifestazione ha scritto che le cose peggiori vengono da chi usa in modo sbagliato strumenti potenti che poco conosce.

In questa risposta, inoltre, chiede: "E se invece si volesse imporre la filosofia? Sarebbe ovviamente altrettanto dannoso, come dimostrano tanti casi storici. Questo perchè è la visione coerente del mondo che una persona dà dal suo punto di vista: non è detto che ci siano riscontri oggettivi sempre veri. Vale la mia quanto quella di chiunque altro. L'unico punto in comune con il discorso matematico è che non tutti sono in grado di fare filosofia o di capirla. Nuovamente occorre astrarre molto, il che forse accomuna matematici e filosofi".

A mia volta gli ho dato ancora ragione dicendo che non si può mai imporre una filosofia e che è peggio che imporre la matematica! Anche imporre una religione: E' un insulto alla libertà.

Ho ricordato il detto Voltaire in tema di libertà di pensiero: "Non condivido la tua idea, ma darei la vita perché tu la possa esprimere" ed ho sostento l'assurdità di dover sopportare dei tromboni magniloquenti che impongono le loro formulette persino ai sentimenti, come se dovessimo servircene anche per amare il prossimo. Infine ho manifestato il mio rispetto solo per le persone oneste con le quali sono disposto a ragionare; mentre le altre le ignoro. Conclusi questo intervento dicendo che presto avrebbe letto qualcosa in tema di onestà intellettuale sul mio blog e aggiungendo il mio ringraziamento per ispirarmelo. In fine di questa mia risposta, ho aggiunto quella incauta richiesta di cui tanto ho detto più sopra: “Avete deciso per la cucina?”
Al ché, Kara, inserisce due risposte: una riferita al post Tempi del 10 marzo di cui dirò in seguito: l’altra a questo relativo a Matematica. che qui trascrivo integralmente:

"Cucina, ancora in alto mare. Devo riuscire ad imporre il mio punto di vista. Le imposizioni solitamente non piacciono mai a nessuno, tuttavia io, ingenuamente, penso che se si potesse imporre un modo di pensare dettato dalla ragione, del tutto oggettivo, la gente non potrebbe che piegarsi. Con Voltaire non sono così d'accordo; a me piace molto discutere con chi ha idee diverse dalle mie, perchè solo così si ha crescita di pensiero. Però non lotterei mai per far esprimere idee con cui non concordo. Aspetto il tuo post. "

Tempo
Esprime un concetto bellissimo e desidero proprio ricopiarlo qui integralmente.

"Il tempo è sempre stato un ottimo alleato, finora. Rimanendo sempre ottimisti, avendo la giusta pazienza nell'attesa ogni cosa si è sempre risolta per il meglio e, spesso, al momento opportuno. Questo però, me ne accorgo solo ora, è solo una faccia della medaglia: il lato oscuro è che con il tempo ogni cosa viene stemperata, si dilavano le emozioni, restano gli scheletri delle c onsuetudini. Farsi trasportare dalla inesorabile corrente porta dunque verso il
grigiore, inteso come neutralità, scarico di aspetti positivi e negativi per l'effetto delle due facce del tempo. Cavalcare il flusso, viverlo sempre al limite, come non ci fosse un altro istante, quella sarebbe la strada; ma in questo modo ci si consumerebbe come una candela sempre accesa, bruciando le energie troppo in fretta, dopo di che si cadrebbe in completa balia del tempo, senza la minima forza di resistervi."

Non l’ho ancora commentato. Ho solo risposto ponendo il collegamento alla pagina del mio sito dal titolo L’ancora della memoria.

Non lo commento ancora perché non vorrei fare una mostruosa figuraccia iniziando il discorso sul secondo principio della termodinamica, oppure sulla teoria delle azioni non logiche di Pareto che tiene costantemente impegnato il mio pensiero.

24 giugno 2006

Il Nasometro

Oggi è la vigilia della giornata del Referendum per la modifica alla Seconda Parte della Costituzione.
Il 3 giugno scorso mi chiedevo se era da considerarsi un successo la vittoria del Sì oppure quella del No. Ho chiesto qualche opinione in merito e nessuno mi ha risposto.
A questo punto, come sempre ho fatto in vita mia, non avendo nemmeno il conforto del mio amico Donchì in giro nello spazio-tempo, né quello del fido Oliver che mi ha fatto chiaramente capire che il suo naso non serve a far statistiche ma per valutare cose di sostanza, non mi resta altro che mettere empiricamente in funzione il nasometro che è una protesi associata al mio sistema sensorio pronta a entrare in funzione quando ho poco tempo per decidere su questioni di vitale importanza.
Che nessuno rispondesse al mio post è cosa ovvia perché: 1° pochissimi sanno che ho un blog; 2° nessuno mi conosce se non quei pochi che non so cosa pensano di me quando scrivo queste cose; 3° non avrebbe comunque risposto nessuno, nemmeno se fossi il miglior giornalista d’Italia (a proposito, chi è, secondo te?).
E’ così che, senza risposte, mi devo avvalere solo del mio nasometro.

L’80% degli aventi diritto al voto, si chiede se andare a votare o non andare a votare; il rimanente 20% andrà a votare e nessuno può dire come, perché il mio delicato strumento è già entrato in tilt.
Allora, quanti andranno a votare tra gli indecisi a recarsi al voto?
Faccio un’ipotesi: supponiamo dal 20% al 40% dell’80%; la media sarebbe 30%, il ché farebbe risultare la percentuale dei votanti a 44% e questo numero me lo vado a giocare al lotto.
Premesso quanto sopra e considerato che il 20% sarà composto dal 10% di SI e dal 10% di NO, quale sarà il comportamento del 24% degli indecisi di votare SI o NO.
La battaglia si combatterà tra i FRUSTRATI del regime che vedono svanire nel nulla l’Amata Repubblica Fondata Sul Lavoro, con tutti gli orpelli che in 50 anni si sono accumulati per creare uno stato assistenziale fondato sulla raccomandazione nel quale tutti sono responsabili di quello che fanno gli altri e i FURENTI e cioè quelli che sono i veri responsabili - gli altri - soffocati dall’inettitudine dei parolai sconclusionati che per tutto questo tempo hanno occupato cariche pubbliche elettive.
A questo punto smetto di far conti; il nasometro non è in grado di valutare il rapporto FURENTI/FRUSTRATI. Mi auguro che sarà > 0.
Io sono FURENTE e voterò SI, non perché ritengo che le modifiche proposte dal referendum siano quelle che servono, ma perché è l’unica via per rifare la Parte Prima della Costituzione che in molti punti contrasta con i trattati europei, in particolare per l’errata enunciazione del principio di sussidiarietà.
Martedì prossimo dedicherò il mio post a …… lo dirò dopo.

P.S. Autorizzo che mi legge a pensare che il sottoscritto ha trovato qualche difficoltà nel scegliere alcune parole che in questo testo sono scritte in lettere maiuscole.

03 giugno 2006

La prossima tornata elettorale

Qualche precisazione!
Prossimamente compariranno altre pagine riferite alle malefatte di Donchì.
Nel frattempo, dedicherò questo mio blog esclusivamente al prossimo giro elettorale per il successo del referendum per la modifica della seconda parte della Costituzione della Repubblica Italiana. Cosa intendo per successo?
Un si' ?
Un no?
Ti lascio nel dubbio sino al prossimo post.
Intanto fai un tuo commento!

21 maggio 2006

Donchì! Dove sei?


.... ho urgente bisogno dei tuoi consigli! Qui, sembra, che tutti i nodi vengano al pettine!
Dallo scorso anno, dal mese di luglio, accade di tutto e di più!
I tempi sono maturi perchè si manifesti quella famosa follia che tutte le persone - di buon senso e di sani principi - attendono: un de profundis corale in memoria di coloro che si professarono e che si professano ancora comunisti, accomunati anche a chi, per sola opportunità politica, si dichiara essere ancora loro amico.
Questi individui hanno perso il lume della ragione, la loro estinzione è lenta e dolorosa e per questo esplodono con manifestazioni di violento maleficio seminando, ovunque operino, il terrore con l'uso spudorato della menzogna e dando un'impronta demagogica ad una proposta politica che porta a sovvertire l'ordinamento dello stato, dell'economia e della finanza.
Una cosa sola serve! Che il Parlamento riprenda il suo potere e ne suggelli la morte politica!
Non ti dico altro! Mi rendo conto che siamo al bivio: questo è da me percepito, come da sempre sai, sin dalla fine degli anni 40 dello scorso secolo.

Ferrara, martedì 16 settembre 1947
Avevo 13 anni. Un motocarro passa sotto casa dove abitavo con la mia famiglia. Un ex partigiano, in piedi sul pianale, annuncia, dal megafono, che alle 16 sarebbe stata distribuita, lungo il Corso della Giovecca, partendo dall'angolo dei 4S, la copia della Costituzione secondo il testo appena approvato nell'ultima seduta dell'Assemblea.
All'ora prevista, mi recai sul posto. Con qualche ritardo e intrufolandomi nella ressa, riuscii ad avere una copia. Finalmente, dopo tanto parlare e tanto disputare portai a casa questa primizia.
Dopo cena, con Papà e mio fratello, si iniziò a leggere l'art. 1 della Costituzione.

L'Italia è una Repubblica Democratica fondata sul lavoro.(1)
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.(2)

Il testo risultava diverso da quello del progetto originario quale fu presentato dalla Commissione per la Costituzione alla Presidenza dell'Assemblea Costituente il 31 gennaio 1947 che recitava:

L'Italia è una Repubblica democratica.(1)
La Repubblica italiana ha per fondamento il lavoro e la partecipazione effettiva di tutti i lavoratori all' organizzazione politica, economica e sociale del Paese.(2)
La sovranità emana dal popolo ed è esercitata nelle forme e nei limiti della Costituzione e delle leggi.(3)

Ne seguì una discussione dalla quale scaturì che da un testo dal quale figurava l'esclusione degli imprenditori, degli artigiani, dei commercianti e degli esercenti le libere professioni che, ovviamente, avrebbero dovuto rientrare tutti nella categoria dei lavoratori - pena la loro non partecipazione effettiva ... all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese - si era passati a fondare la Repubblica solo sul lavoro, spogliando il cittadino della sua propria personalità di lavoratore e valutandolo solo su ciò che produce in modo coatto sulla base di pianificazioni economiche e sociali.
La fondatezza di questa osservazione è avvalorata da quanto previsto dal Titolo I della Costituzione (artt. 13 - 28) dove i rapporti civili sono regolamentari non secondo il principio che consente al cittadino di esercitare la propria libertà laddove la legge non proibisce, ma secondo quello che lascia il cittadino sempre nel dubbio di commettere reati perchè l'azione che sta per compiere o non è specificatamente prevista dalla norma, oppure, se prevista, il caso suo presenta diversità che suscitano rischi preoccupanti nell'assunzione delle decisioni!
Queste sono considerazioni che oggi faccio ricordando che a Papà sembrava ridicola l'idea di una repubblica di tal fatta e che solo la demagogia comunista consociata alla nascente e già temuta omologazione a sinistra dei democristiani di Dossetti, poteva costruire.

Questo passaggio in peggio è documentato dal resoconto sommario della seduta della Commissione per la Costituzione di mercoledì 22 gennaio 1947 - Presidenza Tupini, dalla quale risulta che l'unica, logica e perfettissima formulazione dell'art.1 sarebbe stata quella di accettare la proposta di Togliatti:

L'Italia è una Repubblica democratica di lavoratori.(1)

La sua avrebbe portato l'Italia ed esprimere con più chiarezza la sua vocazione sovietica e ciò è dimostrato dal fatto che nello stesso anno 1947 URSS si era data una nuova costituzione riformando quella del 1936:

Articolo 1 - L'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche è uno stato socialista degli operai e dei contadini.
Articolo 2 - La base politica dell'U.R.S.S. è costituita dai Soviet dei deputati dei lavoratori, sviluppatisi e consolodatisi in seguito all'abattimento del potere dei proprietari fondiari e dei capitalisti e alla conquista della dittatura del proletariato.

Rileggendo gli articoli 41 e 42 della nostra Costituzione, in modo subdolo e col diffuso principio di esaltare l'unico fattore di produzione riconosciuto, quello del lavoro, sugli altri che non risultano nemmeno nominati (terra, capitale e impresa), si ha proprio la conferma che la proprietà non è libera, ma vincolata al punto che, legalmente e con atti parlamentari, lo Stato può, di fatto confiscarla ai privati (come lo dimostrano gli annosi e non ancora sopiti tentativi di trasferire rete TV-4 di Mediaset sul satellite).
Art. 41 L'iniziativa economica privata è libera.(1)
Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.(2)
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perchè l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.(3)

Art. 42 La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati.(1)
La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.(2)
La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d'interesse generale.(3)
La legge stabilisce le norme ed i limiti della successione legittima e testamentaria e i diritti dello Stato sulle eredità.(4)

Pietro Bondanini Roma 20 febbraio 2006

Forse la follia si sta proprio manifestando ..... Il Senatore Marcello Pera ha lanciato l'Appello per l'Occidente.
Siamo sotto elezioni politiche: nel centro destra stanno nascendo finalmente buone idee per riformare gli atti costitutivi degli stati al fine di riportare in primo piano la persona umana definendola come Cittadino che è soggetto di diritti e non oggetto dello stato!!!

Donchì! Dove sei? Fatti vivo, per favore!


Pietro Bondanini Roma 25 febbraio 2006
Rivisto e postato il 7 maggio 2006
Trasferito sul blog il 21 maggio 2006

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Temi di discussione
  1. Sei anche tu convinto che il cittadino, come persona umana, sia un soggetto di diritti tutelati dallo Stato, anzichè un oggetto da usare per i provvedimenti relativi all''organizzazione politica, economica e sociale del Paese?
  2. Pensi che sia necessario riformare, per intero, la Costituzione Italiana?
  3. Sono maturi i tempi perchè ciò avvenga?

E' anche interessante affrontare il problema procedurale della riforma.
Secondo me l'unica modo possibile sarebbe quello che il Parlamento formuli una Dichiarazione Costitutiva che stabilisce i diritti fondamentali della persona nel quadro degli elementi organizzativi essenziali che lo Stato deve assumere a tal fine.
Tale Dichiarazione dovrà essere sottoposta a Referendum popolare con contestuale nomina di una nuova assemblea costituente.

20 maggio 2006

Donchì, il mio amico mentale

Sono Pietro. Dopo quasi quattro anni da quando scrivo su www.pibond.it, decido di presentarmi in un blog, con lo stesso nome del sito web.
Sulla copertina del mio web figura un personaggio a cavallo di un ronzino, con lancia in resta: si chiama Donchì e la sua persona, oltre ad essere raffigurata nel logo, è presente nella mia immaginazione come turbolento amico che mi accompagna nell'esposizione di quanto rappresento nel sito e, da ora, anche qui, sul mio blog.
A me piace esporre argomenti che nascono dai fatti storici rilevanti immaginando che questo mio improbabile antenato di nome Donchì, in questa nostra epoca, mi accompagni per visitare la città globale che dà sostegno alla nostra vita. Allo stesso modo immagino di cercarlo in qualche tempo e nello spazio in base ad indizi ricavati dal suo modo d'essere.

Solo per citare qualche esempio, da quando l'uomo ha domato il cavallo, il cammello e l'elefante, lui, Donchì, sta sempre in sella alle calcagna di Cesare, aspettandolo alle foci del Rubicone, di Lancillotto, nei pressi del Castello di re Artu, oppure all' inseguimento di qualche carovana di nomadi transeunte dall'estremo oriente!
Insomma, Donchì traccia i miei percorsi per raffigurare passato, presente e futuro come se io singola persona - tra tutte quelle vissute, che vivono e che vivranno, rispettivamente nel passato, nel presente e nel futuro - esistessi accanto a lui senza vita e senza morte ovvero indipendentemente dal fatto che io sia effettivamente nato e che sia mortale.
Questa raffigurazione cosa produce?
E' Il mio è un artifizio fondato sul fatto che la vita di ogni essere umano, come anche ogni valore da noi posseduto, lascia tracce indelebili che, oltrepassando i cicli generazionali ed epocali, superano anche l'esistenza di intere civiltà.
Pertanto, sentire la presenza di Donchì mi stimola a riportare a misura umana tutto quanto, a suo giudizio, vi sia di straordinario; così ritrovo una mia propria identità che sento disperdere nell'eccessiva diffusione di messaggi mediatici che tendono a cancellare i riferimenti a quella comune radice che dovrebbe riabbracciarci tutti all'origine della nostra creazione.
Infatti, Donchì manifesta un abbacinante stupore per gli incredibili fenomeni che contraddistinguono il nostro modo di vivere coinvolto in mezzi di comunicazione e trasporto sempre più sofisticati che apparentemente dovrebbero alleviare il nostro modo di vivere, rispetto al suo vissuto errante in groppa ad una cavalcatura: unico mezzo per fare con pericolo e fatica esperienze oggi realizzabili, comodamente seduti sulla poltrona di un Eurostar o di una limousine, tramite un terminale GPS collegato alla rete di Internet.
Nonostante la sua tostaggine, Donchì, con la sua esperienza, mi aiuta a comprendere la vita di oggi e a risolvere problemi di natura esistenziale: ovvero Donchì spiega il mio ieri che, domani, sarà ancora un ieri e cioè un oggi ricorrente nel quale è possibile il ripetersi continuo di un ieri.
Analogamente, io, nel passato, riscopro quanto sia rimasto di condivisibile ed ancora attuale da allora portandomi allo stesso risultato.

Così mi sento trasformato come Donchì cavaliere di sempre e senza tempo provvisoriamente errante tra il XX ed il XXI secolo!
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Credo che, prima di fare qualche altro accenno, sia necessaria qualche precisazione perchè la lettura di quanto precede potrebbe indurre qualcuno a considerarmi un po' matto... : non Donchì che lo è, ma io che lo immagino non per rinsavirlo, ma per ascoltarlo!
Forse matto pensate che lo sia effettivamente, ma, prima di considerarmi tale, mi si lasci spiegare e consentire di uscire da questo inestricabile guazzabuglio spazio temporale.
Insomma, Donchì traccia i miei percorsi per raffigurare passato, presente e futuro come se io singola persona - tra tutte quelle vissute, che vivono e che vivranno, rispettivamente nel passato, nel presente e nel futuro - esistessi accanto a lui senza vita e senza morte ovvero indipendentemente dal fatto che io sia effettivamente nato e che sia mortale.
Infatti, quanto scrivo è spalmato in quattro sottosezioni:

  • Eventi di ieri visti oggi, dove Donchì rappresenta il passato in modo che possa trovare, oggi, chi meglio possa rappresentarmelo;
  • Eventi di oggi visti ieri, dove Donchì cerca di capire l'oggi con la mente di chi continua ad andare a cavallo con un'armatura sgangherata;
  • L'attimo fatale, dove Donchì non c'è mai quando, invece, sarebbe indispensabile;
  • Pecunia e moneta, dove Donchì ....( lo dico dopo).

Dunque, leggendo i testi inseriti nelle due prime sottosezioni, sembrerebbe che gli eventi di ieri visti oggi siano quelli di oggi visti ieri e viceversa; allora, perchè Donchì, l'improbabile mio progenitore, viene anche per gli eventi di oggi e non solo per quelli di ieri che gli sono propri in quanto viene dal passato?
Ecco la spiegazione: perchè lui, Donchì, è matto, ma dalle sue strampalate osservazioni che cerco di rintracciare anche sui libri e nei siti internet, possono portare ad interessanti scenari per la valutazione di questi nostri tempi così dinamici e tormentati.
La letteratura è piena di personaggi reali o immaginari, ma, pur sempre, immaginati dagli autori; questi miei scritti hanno caratteristiche simili con la differenza che lo scopo che tento di raggiungere è la ricostruzione di meta-ambientazioni virtuali spinte al limite di una ragionevole realtà.

°°°
E vengo ad un'altra precisazione che riguarda al mio approccio letterario ed in particolare al rapporto tra storia e letteratura.
La letteratura vive sulla storia e ne rende sempre vivo il suo volto. L'ambientazione e l'epoca costituiscono lo sfondo sul quale l'autore costruisce la trama nella quale i personagggi si muovono e trovano riscontri nella cronaca del tempo considerato. L'ambiente storico può essere anche inventato o fantastico innestato sul passato o anche sul futuro (come nella fantascienza), ma una cosa rifiuto perchè è intellettivamente disonesta: ciò che è spacciato per vero, ovvero tutto ciò che vuol far vivere ciò che non è e che - ragionevolmete - non può essere perchè non è stato nè sarà mai.
Questa è ucronia ovvero una forma storico letteraria assai semplicistica che parte da una domanda che potrebbe porsi tutt'al più in un gioco di società: "Cosa sarebbe stato se ...?"
Sin da piccolo, quando ancora ero alunno della scuola media, il mio insegnante di lettere, con subdoli scopi didattici, punzecchiava la nostra fantasia con domande di tal specie come quella di prefigurare la vittoria di Napoleone a Waterloo. Dopo qualche nostro intervento, quell'ottimo insegnante ci ragguagliava sulla complicazione di dotare la nonna di adeguate rotelle per farla diventare un tram! Ricordo la cosa perchè la ricerca si concludeva in una sana, prolungata, serena e bella risata che coinvolgeva la classe intera che si interrompeva solo dalla preoccupata entrata del bidello ...
Un'altra forma letteraria, la più importante, che si ispira alla storia è quella che si definisce nel romanzo storico.
Ce ne sono di due specie: quello di vicende di personaggi reali o fantastici inseriti in un contesto epocale quale risulta da attendibili e documentabili fonti storiche e quello, invece, di vicende e di personaggi che possono essere sì reali ma disturbati volutamente e tendeziosamente con fatti inventati di sana pianta per creare, nel complesso, un falso storico. Quali esempi ne cito rispettivamente due: l'episodio della monaca di Monza nè "I promessi sposi" di Alessandro Manzoni e, "Il codice da Vinci" di Dan Brown.
Sul primo tanto di cappello! Sul secondo il minimo che si può dire che è velleitario: Dan Brown vuole minare dalle fondamenta il cristianesimo? Con me non c'è riuscito. In libreria, appena apparso, aprii il libro a casaccio: tale era l'enormità di ciò che lessi (Costantino fece riscrivere i vangeli perchè i precedenti non contemplavano la divinità di Cristo) che richiusi il libro e lo riposi sul mucchio dove l'avevo trovato!
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Poche parole per le ultime due sottosezioni dove Donchì non si presenta quasi mai, o a cose avvenute, oppure, specie in Pecunia e moneta, dove non lo invito mai.
Al riguardo, osservo che, il più delle volte, quando succede un fatto, la sua percezione può richiedere l'esercizio di azioni nell'... attimo fatale che in ogni caso, si riconducono agli effetti che determinano sui valori intangibili (la vita, l'amore, l'identità, la proprietà) che intendo come patrimoniali (Pecunia ...) e tangibili (le cose, i beni fruibili, i generi di sussistenza e ludici) che intendo come scambiabili (... e moneta).
Troppo poche le parole per spiegarmi in modo adeguato?
Il tema principale sul quale mi soffermo in Argomenti riguarda i Valori di qualsiasi specie essi siano formati e sono appunto questi a suscitare in me l'interesse maggiore perchè i Beni e i Valori, considerando tali sia quelli materiali che gli immateriali, sono l'essenza della nostra esitenza e presentano un dilemma a duplice faccia, come appare evidente in economia: al bene si associa il patrimonio; al valore la moneta.
Ma il patrimonio può essere oggetto di scambio e capitalizzando la moneta si ottiene un patrimonio.
La complessità di questo dilemma è appunto oggetto dell'intera sezione Argomenti.
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Le frasi enfatiche scritte a fianco del logo di copertina rappresentante l'immagine di Donchì con lancia in resta e a cavallo del suo ronzino, traggono spunto dal mio convincimento che, nella sucessione degli eventi, non prevalgono i legami dovuti al complesso di interdipendenze tra causa-effetto predeterminabili anche in misura casuale nell'ambito dei fatti storici che si succedono in modo sostanzialmente equilibrato, ma quelli che derivano dalla fusione caotica di fatti ignoti e imprevedibili durante i quali, appunto, si svolgono gli anzidetti eventi.
Questi eventi sconvolgenti che determinano discontinuità sono fatti entelechiani per i quali uso il termine di follie: appunto per espungerli dallo scorrere regolare degli eventi che usulamente vengono compresi in un evo oppure in un corso storico segnandone, al loro manifestarsi, la fine del precedente e l'inizio del nuovo.

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Temi di discussione
  1. Anche tu, da piccolo, hai avuto un amico fantastico raffigurante un personaggio reale o immaginario come Donchì, al quale mentalmente parlavi rispondendoti con saggezza e amore, ma in modo incomprensibile?
  2. Nella tua mente, questo amico, vive ancora, sia pure in forma evoluta, oppure l'hai dimenticato?
  3. Ricordi un tuo insegnante di lettere o di filosofia (potrebbe essere anche di qualche altra materia) che abbia lasciato un'impronta significativa al tuo modo d'essere?

Se desideri rispondere a queste domande, scrivimi qualcosa.