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Opportunità ed occupazione.

Occupazione per attuare progetti e progetti per creare occupazione sono i cardini sui quali ruota la libertà dei cittadini. La distinzion...

30 marzo 2013

Le scarpe di Van Gogh e di ...


Le idee diventano pericolose quando esulano dal ristretto
campo delle competenze di chi le proclama.

Le scarpe di Van Gogh
Se il soggetto della figura accanto fosse osservato col significato attribuitogli, e il messaggio derivasse dall’ordine logico nei rapporti tra l’osservatore che ragiona con  le cose  e con le circostanze attinenti a quanto l'immagine suggerisce di vedere, Heidegger avrebbe semplicemente dedotto che le “scarpe” figuranti  nei  dipinti di Van Gogh – non quelle indossate dal pittore da vivo - sono opere di grande pregio artistico, cui corrispondono  esagerate valutazioni commerciali. Le cose esistono col nome che il nostro intelletto individua tra i nomi che hanno il significato definito e condiviso da tutti coloro che parlano lo stesso linguaggio.  Le cose senza nome non esistono e all’apparirne di nuove, nuovi saranno i loro nomi purché, in effetti, le cose lo siano effettivamente e solo quando non preesista alcun termine per definirle.  Il grande rilievo del capolavoro in esame, nasce dalla bizzarria  dell’artista nel scegliere un soggetto così meschino, e tocca un discorso estetico che principalmente interessa i critici d’arte, i collezionisti, le case d’asta e i visitatori dei musei.  Il capolavoro  tale rimarrebbe anche se il quadro fosse distrutto e se ne conservasse una fotografia: le scarpe di Van Gogh, intese come dipinti, non le scarpe a chiunque appartengano, e nemmeno i quadri formati dal telaio, dalla tela e dai colori cosicché rimanga solo l'idea trascendente sopravvissuta alla scomparsa della materia usata per produrli.  Si ripresenta violento il dilemma tra Parmenide ed Eraclito. L'Essere prodotto dal Divenire o il Divenire insito nell'Essere?

15 marzo 2013

Dialogo tra tastiera e monitor


Cartello postato da Butterfly 
Senza dubbio, la tecnologia, oggi, ci consente di avvicinare una realtà virtuale in forma spettacolare e tale da essere inconcepibile solo qualche anno fa. C’è da chiedersi se la virtualità sia ancora perfettibile, e, al riguardo, constatiamo che, se qualche miglioramento potrà essere ancora ottenuto nella forma, quello dei contenuti non sorpasserà l’immaginazione dei favolisti d’un tempo e dagli autori di fantascienza di ieri. Ne consegue che il difetto non sta nella virtualità, ma nella rappresentazione che, in effetti è quella di sempre, peraltro viziata dalle incertezze del tempo contingente. La cultura che scaturisce dalla volontà delle persone, dà  un'impronta agli atti, e qui chiedo, quale rapporto umano possa germogliare dalle minuziose rappresentazioni in 3D in cui il più piccolo particolare si sperde in un immenso disordinato e privo di senso?