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30 marzo 2013

Le scarpe di Van Gogh e di ...


Le idee diventano pericolose quando esulano dal ristretto
campo delle competenze di chi le proclama.

Le scarpe di Van Gogh
Se il soggetto della figura accanto fosse osservato col significato attribuitogli, e il messaggio derivasse dall’ordine logico nei rapporti tra l’osservatore che ragiona con  le cose  e con le circostanze attinenti a quanto l'immagine suggerisce di vedere, Heidegger avrebbe semplicemente dedotto che le “scarpe” figuranti  nei  dipinti di Van Gogh – non quelle indossate dal pittore da vivo - sono opere di grande pregio artistico, cui corrispondono  esagerate valutazioni commerciali. Le cose esistono col nome che il nostro intelletto individua tra i nomi che hanno il significato definito e condiviso da tutti coloro che parlano lo stesso linguaggio.  Le cose senza nome non esistono e all’apparirne di nuove, nuovi saranno i loro nomi purché, in effetti, le cose lo siano effettivamente e solo quando non preesista alcun termine per definirle.  Il grande rilievo del capolavoro in esame, nasce dalla bizzarria  dell’artista nel scegliere un soggetto così meschino, e tocca un discorso estetico che principalmente interessa i critici d’arte, i collezionisti, le case d’asta e i visitatori dei musei.  Il capolavoro  tale rimarrebbe anche se il quadro fosse distrutto e se ne conservasse una fotografia: le scarpe di Van Gogh, intese come dipinti, non le scarpe a chiunque appartengano, e nemmeno i quadri formati dal telaio, dalla tela e dai colori cosicché rimanga solo l'idea trascendente sopravvissuta alla scomparsa della materia usata per produrli.  Si ripresenta violento il dilemma tra Parmenide ed Eraclito. L'Essere prodotto dal Divenire o il Divenire insito nell'Essere?


Heidegger propose Esserci come uomo che si comprende nel mondo; e affermò che "in virtù del suo essenziale modo di essere (uomo conforme all'Esserci), ogni "verità è relativa all'essere dell'Esserci". Triste affermazione che prelude ad un prossimo collasso umanitario se non saremo capaci di aprire gli occhi e la mente innanzi alle orribili teorie ideologiche che si vanno formando intorno a questo assioma relativistico.

Si concepisce l'Essere ridotto all'arbitrio soggettivo proteso a risalire alla Verità attraverso il Divenire che è il mutevole ed ingannevole trasformarsi delle cose; quest'Essere vaga in balia delle opinioni generate dalla passioni umane e proclamate attraverso il megafono in mano alle stesse persone che le coltivano, generando teorie che rappresentano un mondo incompleto, distorto e frazionato in componenti che, scelti e costruiti sul nulla, sono privi dell'essenziale che sta a fondamento di ciò che, ahimè, non riescono a comprendere!
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Le scarpe di Papa Francesco
Le poche righe che precedono fanno parte degli scritti che stanno nel mio cassetto e che di solito non pubblico perché si tratta di pensieri assai futili. Ma, da quando le scarpe di Papa Francesco sono diventate l'argomento del giorno, mi sono affrettato a riesumare l'argomento per farne oggetto di questo post. Ragionare con le scarpe di Papa Francesco, qui illustrate, e con la circostanza dell'intronizzazione del successore di San Pietro, suggerisce di toccare argomenti che esulano dai valori venali ed estetici, per risalire alla Verità, valore  che supera di gran lunga la bellezza che appaga l'occhio, per raggiungerla comunque attraverso l'Essere della persona che le indossa durante l'Evento tanto importante quanto inatteso. Allora ho trovato la risposta al dilemma dell'Essere prodotto dal Divenire o del Divenire insito nell'Essere. Van Gogh, genio preveggente, riprodusse in varie versioni le scarpe che avrebbe indossato il Papa, già viandante per il suo ministero ecclesiastico ricoperto in precedenza, prima che lo Spirito Santo lo scegliesse.

Tra le varie versioni rappresentate da Van Gogh, sembra proprio che sia stata scelta quella giusta: una scarpa che tanta strada ha percorso sulla via del bene sino a diventare Bella e Vera perché rappresentativa e idonea ad essere ancora indossata da Papa Francesco, come Cristo figlio del Padre. Heidegger, constatando che all'oggetto, scarpa, avrebbe dovuto associare anche la persona che la usa (Van Gogh non l'ha compresa nel quadro perché non aveva un soggetto degno di rappresentarla) senza Esserci, avrebbe potuto scrivere correttamente:
In virtù del suo essenziale modo di Essere conforme a Dio, la Verità è relativa all'Essere Dio. 
Essere, non è uomo che ha la protervia di emulare Dio. L'asserto del filosofo che  concepisce l'uomo come "essere" perché fenomeno nella natura (Dasein), causato centinaia di milioni di morti, e tanti ne avremo in più se non fermeremo la banda di tutti gli idealisti, filosofi, ricercatori e  scienziati uniti a politici, investitori che li proteggono, tutti protesi a proclamare verità che escono dal ristretto campo delle loro competenze.

Le scarpe di Magritte
Nessuno pretenda di fare il mestiere dell'altro. Il ricercatore non si dia alla filosofia, il filosofo non faccia l'imprenditore, il banchiere non prenda cura degli investimenti dei suoi clienti. Il conflitto d'interessi è la rovina di questo nostro mondo. Non posso ridurre a Verità ciò che so; posso solo affermare che le mie conoscenze sono pertinenti nei confini delle mio agire.
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Oggi, 10 luglio 2013 riprendo l'argomento delle scarpe. Torno da Venezia dove mi sono recato con mia moglie per visitare, tra l'altro, la Collezione di Peggy Guggenheim nel palazzo sul Canal Grande. Tra le altre opere, abbiamo posato lo sguardo sulle scarpe di Magritte e ho scattato la foto che qui riproduco.  Si tratta di una rappresentazione surrealista nata nella mente dell'autore che ha voluto trasferire in un immagine, una situazione ignota  dal significato sconosciuto tra le sue cognizioni. Si tratta di un principio immateriale, ovviamente estraneo alla logica sperimentale,  basato sulle cose che non esistono. Il tentativo è apprezzabile ma è solo volto a condurci ad un bello estetico fine a sé stesso. Nel suo quadro, peraltro, vedo raccapriccio, non bontà che ispira l'etica e l'estasi contemplativa. 
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