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15 novembre 2006

Le regole del gioco

Sabato 11 novembre 2006, il Presidente del Consiglio dei Ministri Romano Prodi ha dichiarato: “Qui ormai siamo in un paese impazzito, che non pensa più al domani”!
Dopo una prima mia reazione di stizza seguita da violenti crampi allo stomaco mi venne spontaneo lo stimolo di urlare: “Senti chi parla”!
Mi ricredetti perché non ha detto che io, cittadino del paese Italia, sono impazzito; né posso dire che Lui, Romano Prodi, è pazzo. Infatti non si è riferito a persone o gruppi di una qualsiasi parte, ma all’intero paese abitato da persone disorientate che non sanno più comunicare né immaginare se avranno un futuro sentendosi tradite nei loro stessi convincimenti.
Il panorama politico internazionale e quello italiano in particolare, lo sconforto che mi accompagna nell’osservare che non vi sono segnali di ravvedimento da parte di chi detiene il potere, l’osservare che nessuno è capace avviare un programma di azioni virtuose verso il risanamento della moralità pubblica e privata, mi costringe a riprendere un argomento che avrei voluto rinviare a momenti più favorevoli e cioè a quando si manifesteranno sintomi per la comparsa di qualche risposta, sia pur minima, alle domande che allora mi ero posto.
Si tratta de’ La prima follia: Babele, nella sottosezione Eventi di ieri visti oggi dove, tra l’altro, ho scritto:


Quante lingue sono parlate nell'Europa che prossimamente unirà venticinque nazioni? Ecco una grossa complicazione che grava sull’umanità dai tempi della Torre di Babele.
Con la creazione di tutte queste unioni, federazioni, organismi plurilaterali sotto l’egida dell’ONU viviamo forse la fase di completamento della Torre di Babele?
Parleremo un'unica lingua come sudditi del Leviatano, oppure ogni cittadino di questo mondo potrà continuare a parlare la propria e l’interlocutore parlante un’altra lingua sarà in grado di capire come se ascoltasse la propria?
Ma qui ci avviciniamo troppo al presente e, pertanto rinvio il visitatore agli argomenti degli “Eventi di oggi visti ieri”

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C’è chi, meglio di me, sa indagare sulle cause del malanno che ci assilla di cui Prodi, a mio avviso, è tra i maggiori responsabili, tuttavia credo che sia maggiormente proficuo esaminare questa fase della nostra storia sotto un altro punto di vista, riprendendo in esame l’Argomento della Torre di Babele, sotto un profilo che ritengo assai più produttivo.
Trascrivo l’episodio biblico (tratto da Liber Liber) e, al seguito, riprendo il discorso da dove, allora, l’avevo lasciato.
Esodo (11; 1-9)(°)
1Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. 2Emigrando dall'oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. 3Si dissero l'un l'altro: "Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco". Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento. 4Poi dissero: "Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra". 5Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. 6Il Signore disse: "Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l'inizio della loro opera e or a quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. 7Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l'uno la lingua dell'altro". 8Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. 9Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra.
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Allora pensavo che il problema fosse esclusivamente linguistico; ora, invece, ritengo che il problema non sia solo tale! Non conosciamo noi stessi e ci pieghiamo passivamente agli eventi del presente; non riusciamo più a condividere le stesse cose perchè le stesse cose non appaiano più tali come le credevamo. Da un giorno all’altro, una cosa buona diventa cattiva e una cosa cattiva diventa buona perché un suo aspetto viene ritenuto ora malefico, ora benefico per qualche recondita finalità. Insomma tutti hanno ragione e torto insieme: è la manifestazione di un colossale insieme di torri di Babele che si associa in ciò che, oggi, viene definito relativismo o nichilismo: le macerie dell’illuminismo, del romanticismo dell’idealismo e del materialismo.
Dio disperse l’uomo per tutta la terra; l’uomo si è disperso nei diversi millenni che ci separano dalla costruzione di Babele e della sua città, ad oggi. Ora, finalmente, l’uomo si riunisce globalmente e ricerca un linguaggio comune, ma non basta perché il male di cui soffriamo tutti non è quello linguistico ma quello che non riusciamo più a comunicare con l’altro.
Se non conosciamo noi stessi e non sappiamo che cosa e per chi facciamo rimarremo per sempre estranei anche a noi stessi perché abbiamo esaurito i nostri valori e perché noi tutti, come correttamente ha dichiarato Romano Prodi, viviamo in un paese impazzito, che non pensa più al domani.
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Prima di scrivere questa introduzione avevo preparato tre post per pibond.blogspot.com intitolati: Specialismo, Antispecialismo e Generalismo. Li trascrivo integralmente nelle pagine che seguono. Nel terzo post ho concluso ideando un gioco che potrebbe avere interessanti sviluppi. L’ho chiamato Il gioco di Pibond©, ma potrebbe avere altri nomi ed essere sviluppato in altre versioni.
In premessa, anticipo che il gioco è formato da una tavola e da 100 carte di cui 90 sulle quali figura il profilo di un personaggio contemporaneo o del passato e 10 sulle quali il giocatore segnerà il profilo del proprio da valutare al fine di conferirgli un incarico.Non voglio correre; il gioco è ancora da completare e i 90 profili sono ancora tutti da scegliere. Aggiungo, infine, che il completamento può essere solo opera di più persone: almeno una per ogni ordine generalizzante.


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(°) Per una piena comprensione dell’episodio biblico, consiglio la lettura del Cap. 12 de’ Il Libro Sigillato e il Libro Aperto di Jean Louis Ska EDB (Centro Editoriale Dehoniano – Bologna 2005 ISBN 88-10-22124-9).