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15 marzo 2013

Dialogo tra tastiera e monitor


Cartello postato da Butterfly 
Senza dubbio, la tecnologia, oggi, ci consente di avvicinare una realtà virtuale in forma spettacolare e tale da essere inconcepibile solo qualche anno fa. C’è da chiedersi se la virtualità sia ancora perfettibile, e, al riguardo, constatiamo che, se qualche miglioramento potrà essere ancora ottenuto nella forma, quello dei contenuti non sorpasserà l’immaginazione dei favolisti d’un tempo e dagli autori di fantascienza di ieri. Ne consegue che il difetto non sta nella virtualità, ma nella rappresentazione che, in effetti è quella di sempre, peraltro viziata dalle incertezze del tempo contingente. La cultura che scaturisce dalla volontà delle persone, dà  un'impronta agli atti, e qui chiedo, quale rapporto umano possa germogliare dalle minuziose rappresentazioni in 3D in cui il più piccolo particolare si sperde in un immenso disordinato e privo di senso?
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Premere i tasti nello scrivere un testo è l’atto e, atto, è anche leggerne il testo sul monitor, significa comunicare col fine di voler coinvolgere il lettore nei propri pensieri con l'intento che la comprensione  corrisponda alle attese di chi scrive. Quando l'oggettività dell'atto si trasforma in qualcosa che sfugge all'immanenza del mondo fisico può insorgere una potenza espressiva tale da trasformare la virtualità  immaginata in fatto possibile, dove alla razionalità e alla ragionevolezza subentra la follia: un misto di eventi naturali gestiti caoticamente dall'uomo dove gli effetti desiderati con gli atti compiuti si succedono coi fatti che sono l'opposto di quanto in precedenza si auspicava.
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 Ed ecco, oggi, scopro l'immagine di Butterfly composta su un inverosimile papiro, sul quale sta scritto che dietro il monitor c'è un amico! Chi? L'amico di matita di Charlie Brown? Il mio amico mentale Donchì che, da quando l'uomo ha domato il cavallo, il cammello e l'elefante, lui, sta sempre in sella alle calcagna di Cesare,aspettandolo alle foci del Rubicone? Di Lancillotto, nei pressi del Castello dire Artù; oppure all'inseguimento di qualche carovana di nomadi transeunte dall'estremo oriente?
Butterfly, nel suo schivo messaggio, lascia intendere la certezza che almeno uno, in questo nostro mondo, ride o piange con lui, condividendo un forte sentimento piacevole o doloroso. E' probabile che i lettori siano anche due o tre … e tanti quanti siano enumerati secondo il paradosso del sorite in modo inverso: da uno, si passa a due e così via fino a quando non contiamo più perché ci sperdiamo nel mucchio dove la moltitudine dei lettori trasforma la potenza dell'atto infuso nel testo in un vortice di espressioni e sentimenti che spesso rasentano la dissennatezza. Peraltro, Butterfly, non saprà mai chi legge i suoi scritti, perché, su Facebook, si scrive per sé stessi senza riflettere sul pensiero dell'altro, illudendoci che l’intero mondo attenda i nostri scritti! Lascio all'immaginazione sapere come,  quando e perché, i lettori diventino da nessuno a più di uno e da più di uno a tanti. Dire pochi o troppi significa entrare sul percorso delle opinioni dove per un fatto si sviluppano mille idee, oppure su quello dell'etica dove per l'idea di uno tutti seguono uno stesso percorso? 
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... CONTINUA ...
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