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20 maggio 2006

Donchì, il mio amico mentale

Sono Pietro. Dopo quasi quattro anni da quando scrivo su www.pibond.it, decido di presentarmi in un blog, con lo stesso nome del sito web.
Sulla copertina del mio web figura un personaggio a cavallo di un ronzino, con lancia in resta: si chiama Donchì e la sua persona, oltre ad essere raffigurata nel logo, è presente nella mia immaginazione come turbolento amico che mi accompagna nell'esposizione di quanto rappresento nel sito e, da ora, anche qui, sul mio blog.
A me piace esporre argomenti che nascono dai fatti storici rilevanti immaginando che questo mio improbabile antenato di nome Donchì, in questa nostra epoca, mi accompagni per visitare la città globale che dà sostegno alla nostra vita. Allo stesso modo immagino di cercarlo in qualche tempo e nello spazio in base ad indizi ricavati dal suo modo d'essere.

Solo per citare qualche esempio, da quando l'uomo ha domato il cavallo, il cammello e l'elefante, lui, Donchì, sta sempre in sella alle calcagna di Cesare, aspettandolo alle foci del Rubicone, di Lancillotto, nei pressi del Castello di re Artu, oppure all' inseguimento di qualche carovana di nomadi transeunte dall'estremo oriente!
Insomma, Donchì traccia i miei percorsi per raffigurare passato, presente e futuro come se io singola persona - tra tutte quelle vissute, che vivono e che vivranno, rispettivamente nel passato, nel presente e nel futuro - esistessi accanto a lui senza vita e senza morte ovvero indipendentemente dal fatto che io sia effettivamente nato e che sia mortale.
Questa raffigurazione cosa produce?
E' Il mio è un artifizio fondato sul fatto che la vita di ogni essere umano, come anche ogni valore da noi posseduto, lascia tracce indelebili che, oltrepassando i cicli generazionali ed epocali, superano anche l'esistenza di intere civiltà.
Pertanto, sentire la presenza di Donchì mi stimola a riportare a misura umana tutto quanto, a suo giudizio, vi sia di straordinario; così ritrovo una mia propria identità che sento disperdere nell'eccessiva diffusione di messaggi mediatici che tendono a cancellare i riferimenti a quella comune radice che dovrebbe riabbracciarci tutti all'origine della nostra creazione.
Infatti, Donchì manifesta un abbacinante stupore per gli incredibili fenomeni che contraddistinguono il nostro modo di vivere coinvolto in mezzi di comunicazione e trasporto sempre più sofisticati che apparentemente dovrebbero alleviare il nostro modo di vivere, rispetto al suo vissuto errante in groppa ad una cavalcatura: unico mezzo per fare con pericolo e fatica esperienze oggi realizzabili, comodamente seduti sulla poltrona di un Eurostar o di una limousine, tramite un terminale GPS collegato alla rete di Internet.
Nonostante la sua tostaggine, Donchì, con la sua esperienza, mi aiuta a comprendere la vita di oggi e a risolvere problemi di natura esistenziale: ovvero Donchì spiega il mio ieri che, domani, sarà ancora un ieri e cioè un oggi ricorrente nel quale è possibile il ripetersi continuo di un ieri.
Analogamente, io, nel passato, riscopro quanto sia rimasto di condivisibile ed ancora attuale da allora portandomi allo stesso risultato.

Così mi sento trasformato come Donchì cavaliere di sempre e senza tempo provvisoriamente errante tra il XX ed il XXI secolo!
°°°
Credo che, prima di fare qualche altro accenno, sia necessaria qualche precisazione perchè la lettura di quanto precede potrebbe indurre qualcuno a considerarmi un po' matto... : non Donchì che lo è, ma io che lo immagino non per rinsavirlo, ma per ascoltarlo!
Forse matto pensate che lo sia effettivamente, ma, prima di considerarmi tale, mi si lasci spiegare e consentire di uscire da questo inestricabile guazzabuglio spazio temporale.
Insomma, Donchì traccia i miei percorsi per raffigurare passato, presente e futuro come se io singola persona - tra tutte quelle vissute, che vivono e che vivranno, rispettivamente nel passato, nel presente e nel futuro - esistessi accanto a lui senza vita e senza morte ovvero indipendentemente dal fatto che io sia effettivamente nato e che sia mortale.
Infatti, quanto scrivo è spalmato in quattro sottosezioni:

  • Eventi di ieri visti oggi, dove Donchì rappresenta il passato in modo che possa trovare, oggi, chi meglio possa rappresentarmelo;
  • Eventi di oggi visti ieri, dove Donchì cerca di capire l'oggi con la mente di chi continua ad andare a cavallo con un'armatura sgangherata;
  • L'attimo fatale, dove Donchì non c'è mai quando, invece, sarebbe indispensabile;
  • Pecunia e moneta, dove Donchì ....( lo dico dopo).

Dunque, leggendo i testi inseriti nelle due prime sottosezioni, sembrerebbe che gli eventi di ieri visti oggi siano quelli di oggi visti ieri e viceversa; allora, perchè Donchì, l'improbabile mio progenitore, viene anche per gli eventi di oggi e non solo per quelli di ieri che gli sono propri in quanto viene dal passato?
Ecco la spiegazione: perchè lui, Donchì, è matto, ma dalle sue strampalate osservazioni che cerco di rintracciare anche sui libri e nei siti internet, possono portare ad interessanti scenari per la valutazione di questi nostri tempi così dinamici e tormentati.
La letteratura è piena di personaggi reali o immaginari, ma, pur sempre, immaginati dagli autori; questi miei scritti hanno caratteristiche simili con la differenza che lo scopo che tento di raggiungere è la ricostruzione di meta-ambientazioni virtuali spinte al limite di una ragionevole realtà.

°°°
E vengo ad un'altra precisazione che riguarda al mio approccio letterario ed in particolare al rapporto tra storia e letteratura.
La letteratura vive sulla storia e ne rende sempre vivo il suo volto. L'ambientazione e l'epoca costituiscono lo sfondo sul quale l'autore costruisce la trama nella quale i personagggi si muovono e trovano riscontri nella cronaca del tempo considerato. L'ambiente storico può essere anche inventato o fantastico innestato sul passato o anche sul futuro (come nella fantascienza), ma una cosa rifiuto perchè è intellettivamente disonesta: ciò che è spacciato per vero, ovvero tutto ciò che vuol far vivere ciò che non è e che - ragionevolmete - non può essere perchè non è stato nè sarà mai.
Questa è ucronia ovvero una forma storico letteraria assai semplicistica che parte da una domanda che potrebbe porsi tutt'al più in un gioco di società: "Cosa sarebbe stato se ...?"
Sin da piccolo, quando ancora ero alunno della scuola media, il mio insegnante di lettere, con subdoli scopi didattici, punzecchiava la nostra fantasia con domande di tal specie come quella di prefigurare la vittoria di Napoleone a Waterloo. Dopo qualche nostro intervento, quell'ottimo insegnante ci ragguagliava sulla complicazione di dotare la nonna di adeguate rotelle per farla diventare un tram! Ricordo la cosa perchè la ricerca si concludeva in una sana, prolungata, serena e bella risata che coinvolgeva la classe intera che si interrompeva solo dalla preoccupata entrata del bidello ...
Un'altra forma letteraria, la più importante, che si ispira alla storia è quella che si definisce nel romanzo storico.
Ce ne sono di due specie: quello di vicende di personaggi reali o fantastici inseriti in un contesto epocale quale risulta da attendibili e documentabili fonti storiche e quello, invece, di vicende e di personaggi che possono essere sì reali ma disturbati volutamente e tendeziosamente con fatti inventati di sana pianta per creare, nel complesso, un falso storico. Quali esempi ne cito rispettivamente due: l'episodio della monaca di Monza nè "I promessi sposi" di Alessandro Manzoni e, "Il codice da Vinci" di Dan Brown.
Sul primo tanto di cappello! Sul secondo il minimo che si può dire che è velleitario: Dan Brown vuole minare dalle fondamenta il cristianesimo? Con me non c'è riuscito. In libreria, appena apparso, aprii il libro a casaccio: tale era l'enormità di ciò che lessi (Costantino fece riscrivere i vangeli perchè i precedenti non contemplavano la divinità di Cristo) che richiusi il libro e lo riposi sul mucchio dove l'avevo trovato!
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Poche parole per le ultime due sottosezioni dove Donchì non si presenta quasi mai, o a cose avvenute, oppure, specie in Pecunia e moneta, dove non lo invito mai.
Al riguardo, osservo che, il più delle volte, quando succede un fatto, la sua percezione può richiedere l'esercizio di azioni nell'... attimo fatale che in ogni caso, si riconducono agli effetti che determinano sui valori intangibili (la vita, l'amore, l'identità, la proprietà) che intendo come patrimoniali (Pecunia ...) e tangibili (le cose, i beni fruibili, i generi di sussistenza e ludici) che intendo come scambiabili (... e moneta).
Troppo poche le parole per spiegarmi in modo adeguato?
Il tema principale sul quale mi soffermo in Argomenti riguarda i Valori di qualsiasi specie essi siano formati e sono appunto questi a suscitare in me l'interesse maggiore perchè i Beni e i Valori, considerando tali sia quelli materiali che gli immateriali, sono l'essenza della nostra esitenza e presentano un dilemma a duplice faccia, come appare evidente in economia: al bene si associa il patrimonio; al valore la moneta.
Ma il patrimonio può essere oggetto di scambio e capitalizzando la moneta si ottiene un patrimonio.
La complessità di questo dilemma è appunto oggetto dell'intera sezione Argomenti.
°°°
Le frasi enfatiche scritte a fianco del logo di copertina rappresentante l'immagine di Donchì con lancia in resta e a cavallo del suo ronzino, traggono spunto dal mio convincimento che, nella sucessione degli eventi, non prevalgono i legami dovuti al complesso di interdipendenze tra causa-effetto predeterminabili anche in misura casuale nell'ambito dei fatti storici che si succedono in modo sostanzialmente equilibrato, ma quelli che derivano dalla fusione caotica di fatti ignoti e imprevedibili durante i quali, appunto, si svolgono gli anzidetti eventi.
Questi eventi sconvolgenti che determinano discontinuità sono fatti entelechiani per i quali uso il termine di follie: appunto per espungerli dallo scorrere regolare degli eventi che usulamente vengono compresi in un evo oppure in un corso storico segnandone, al loro manifestarsi, la fine del precedente e l'inizio del nuovo.

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Temi di discussione
  1. Anche tu, da piccolo, hai avuto un amico fantastico raffigurante un personaggio reale o immaginario come Donchì, al quale mentalmente parlavi rispondendoti con saggezza e amore, ma in modo incomprensibile?
  2. Nella tua mente, questo amico, vive ancora, sia pure in forma evoluta, oppure l'hai dimenticato?
  3. Ricordi un tuo insegnante di lettere o di filosofia (potrebbe essere anche di qualche altra materia) che abbia lasciato un'impronta significativa al tuo modo d'essere?

Se desideri rispondere a queste domande, scrivimi qualcosa.

2 commenti:

  1. Grazie per avermi invitato. Non ho un amico mentale, ma tento di averne uno vero. Ma è molto difficile perchè dove vivo ho la perenne sensazione di stare tra lupi che si sbranano. Sto a Ravenna e mi sembra che qui lo sbranamento è meno intenso che altrove.

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  2. Ogni bambino impara in media dodici parole al giorno, per anni, almeno fino all'adolescenza. La fase iniziale di questo apprendimento è segnata dalle vocalizzazioni informi che il bambino emette nei primi due anni di vita e che costituiscono una sorta di cronaca privata del mondo.

    I bambini adorano parlare a se stessi, anche quando non sono ancora capaci di comprendere il significato delle parole che dicono. Inizialmente sono i suoni a essere rievocativi, non le parole. L'abitudine a ripetere parole, pur non conoscendone il significato, crea legami di riconoscimento e di associazione tra le facoltà uditive e le correlate proprietà sensoriali. In altre parole, il bambino sta disponendo delle etichette verbali sul mondo circostante.

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