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Opportunità ed occupazione.

Occupazione per attuare progetti e progetti per creare occupazione sono i cardini sui quali ruota la libertà dei cittadini. La distinzion...

01 maggio 2018

Economia marginalista o centralista?

Piero Sraffa (1898-1983)
Piero Sraffa, in un libro, schematico ed enigmatico, "Produzione di merci a mezzo di merci" (1960) dimostra, in un centinaio di pagine, l’impossibilità di concepire il capitale come una merce, di cui il profitto possa essere considerato il prezzo, essendo il capitale in realtà un insieme di mezzi di produzione eterogenei. Da ciò consegue che il capitale non può essere dato, cioè misurato in termini di valore, indipendentemente dalla determinazione dei valori delle merci che lo costituiscono e anteriormente ad essa. Se questo non è possibile, allora non è possibile nemmeno misurare il prodotto marginale del capitale, e nemmeno quello del lavoro. Pertanto non esiste la possibilità di risolvere il problema distributivo adottando l’impianto marginalista, che calcola il profitto e il salario d’equilibrio proprio sulla base dei prodotti marginali di capitale e lavoro.
Ne deriva che la divina armonia distributiva sancita dai neoclassici non è dimostrabile: non esiste quindi nessun livello “naturale” del salario, e di conseguenza nessuna configurazione distributiva del prodotto sociale d’equilibrio. Ne deriva anche che è vano e criminale filosofeggiare sulla moneta al posto di pensare all'economia concepita come "Bene comune" per rendere a tutti un'esistenza dignitosa.
L'equilibrio economico non è un fine che si raggiunge per riprodurre il denaro, ma quello di dare a tutti l'opportunità di riformulare progetti esistenziali nuovi o già percorsi in tempi remoti su basi sperimentali e di conoscenza più approfondite rispetto a quelle applicate in passato.
Si dava invece via libera alla ricerca di modelli complessi manipolando i fattori keynesiani di propensione al consumo, alla liquidità  e al risparmio tutti volti a sollecitare l'impresa a realizzare un prodotto il cui valore determinato dal mercato andava ripartito tra l'imprenditore e il lavoratore.

 Da sessant'anni non s'intende ciò che è vero: salario e profitto si conciliano solo sulla propria coscienza e sul senso di equità che ispirano i sindacati nel conciliare i loro conflitti d'interesse, e non su matrici di equazioni tutte destinate a trasformare le utopie sognate in distopie vissute.Il cambiamento segue il ritmo dei giorni: quello economico quello degli anni, quello culturale e sociale quello secolare, quello religioso è plurimillenario. Si tratta di percepire, con sempre maggior chiarezza, la misura entro la quale si è liberi dal bisogno e, per questo è auspicata la richiesta di rinnovare la società secondo un paradigma valido per tutti, perché tutti sono detentori di cinque libertà immutabili ed inderogabili:

  1. Tutti hanno coscienza che l'uomo è re nella natura e la natura è asservita all'uomo per i suoi bisogni. 
  2. Tutti possono comportarsi liberamente in modo da non portare nocumento a persone e cose. 
  3. Tutti agiscono in modo trasparente e nel rispetto di sé stessi e del prossimo. 
  4. Tutti possono scegliere l'occupazione più gradita alla propria indole volta ad operare sui quattro fattori primari di produzione economica (terra, capitale, impresa, lavoro) associandoli ad un super-fattore personificato nello “Artefice di propagazione economico-sociale”. 
  5. Tutti possono associarsi per la tutela della propria personalità.
Di tal genere può essere il modello dell'evo nuovo che oggi sentiamo nascere. e che può essere rappresentato da una tavola dove questi primi cinque principi trovano la loro collocazione.


Le cinque libertà sopra accennate non sono vincolanti perché chi è libero non necessita di essere coatto o indotto per ottenere ciò che desidera.
La Tavola può considerarsi come un gioco per socializzare ed emanciparsi nel clan in cui si opera perché si raggiunga l'autonomia per sciogliere i vincoli cui si è sottoporsi e seguire il percorso verso un’esistenza orientata alla qualità della vita.
Si parte da 0, ma nella Casa 0 nessuno resta perché 0 è la cella della prigione, come a Monopoli. 

  1. In Casa 1, sta chi opera per la famiglia e per la comunità e s'impegna per l'indipendenza della Nazione e per l'autonomia dello Stato. La libertà nasconde il paradosso secondo il quale se non sei "libero di …" o non ti puoi "liberare da ..." cioè puoi fare solo ciò che è incondizionatamente prescritto, non puoi volere e sei sottoposto al dovere nella gabbia dei vincoli dogmatici.. 
    1. Libertà positive come padro­nanza di sé e capacità di orientamento spirituale. 
    2. Libertà negative come assenza di osta­coli all'azione dell'individuo esecutore o consumatore. 
  2. In Casa 2, sta chi ama la natura, la terra, gli animali, e il prossimo suo come sé stesso. L'indipendenza si manifesta per specie di autonomia nell'ambito della libertà: 
    1. Libertà di fede di pensiero e di espressione; 
    2. Libertà creativa e progettuale; 
    3. Libertà operativa. 
  3. In Casa 3, Il Bene comune è la dote che, in termini attuali e potenziali, ogni componente della Comunità apporta per la soddisfazione dei bisogni primari di cibo, di casa, di scuola, di salute, di occupazione e di tempo libero. Il bene comune, nel complesso, è l'insieme dei valori che ogni soggetto gestisce in ambito locale, nazionale e globale. 
  4. In Casa 4, sta chi tutela e fa fruttare il patrimonio avendone la responsabilità che consegue in ragione del proprio talento. 
  5. In Casa 5, i Beni Comuni sono pubblici o ogni soggetto li gestisce per la parte che possiede come abitazione o come strumento per esercitare le proprie occupazioni. La casa è un diritto che si costituisce sin dalla nascita per lo spazio che viene aggiunto alla casa in cui si nasce e si trascorre l'infanzia.Visiteremo le successive case quando tutti condivideremo che stiamo felici in queste prime 5
Lo Stato moderno deve ora assimilare la democrazia in modo da affrancarsi dalle lobby portatrici di interessi particolari: ciò al fine di rendere possibile, attraverso apposite forme associative rette da organismi di propagazione economica e sociale, il coinvolgimento degli interessi in conflitto verso una crescita armonica ottenuta attraverso un volontario percorso per giungere all'autonomia esistenziale. 

C'è da chiederci se la scoperta del libro di Sraffa faccia ombra alla Teoria del Keynes. 
Secondo me, per l'umanità, è stato provvidenziale che sia stato nascosto per tanti anni.
Perché?
Scopritelo voi che leggete.
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Revisione del 2 maggio 2018 con menzione alle teorie del Keynes.
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Revisione del 3 agosto 2018 con l'inserimento della tavola delle Diadi, dei Principi e delle Istituzioni.
Auspico che a tutti sia aperta l'opportunità di leggere "Produzione di merci a mezzo di merci" di Piero Sraffa. L'Università Bocconi dovrebbe affrettarsi al riguardo!

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