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06 maggio 2018

Verso una Società di conoscenza

B O Z Z A
(…) e il filosofo, voglia o non voglia, non può saltar fuori dalle condizioni storiche in cui vive, o fare che ciò ch'è avvenuto prima di lui non sia avvenuto: (…) 

La Prassi come motore tra Mente e Spirito
Ritengo opportuno chiedermi verso quale nuovo regime sociale ci stiamo avviando.
Non mi perdo in faccende di geopolitica che mi condurrebbero ad immaginare un impero che prevarrà nella lotta per la sovranità sul mondo; ritengo invece importante riconoscermi in qualche grande idea nata nei trattati multilaterali tra le Nazioni che si riuniscono nel G20, alcuni aspetti che potrebbero portare tutti i popoli della terra alla pacificazione.

Individuo tre grandi punti di forza che, sfruttati in modo opportuno, possono condurre l’umanità a beneficiare di una qualità di vita ottimale:
  1. Il deterrente degli arsenali atomici che ritengo essere ancora efficaci nel quadro di una politica di disarmo globale. 
  2. Il progresso tecnologico, informatico e delle telecomunicazioni mirato ad ottimizzare l’uso delle risorse e a renderle disponibili a tutti, in condizioni di parità. 
  3. La comunicazione interpersonale globale che già oggi consente a tutti di mettersi in comunicazione voce e video ovunque si trovi l’interlocutore. 
A meno di tornare ai tempi di Berta che filava e di suo marito che vangava, penso che il modello esistenziale che ci attende non sia proprio quello del mercante del medioevo, neppure quello dell’operaio in fabbrica del secolo scorso, e, ancor meno, quello dell’esperto che continua ad inventare bisogni per soddisfare desideri inespressi.
Ciò mi conduce a considerare che noi, donne e uomini del terzo millennio, partecipiamo, in modo ancora conflittuale, ma senza soluzione di continuità, al completamento del medioevo il cui inizio, dalla caduta dell’impero romano, ritengo debba essere anticipato all’età dell’avvento di Cristo in terra.
Quale sia la follia a generarlo non so, ma il segnale che le abitudini dei popoli stiano uniformandosi ad un novo modello di vita, mi fa pensare ad un veloce livellamento culturale tale da rendere sempre meno intensi conflitti transnazionali e interetnici, e più vivaci le controversie religiose e culturali superando ogni confine geografico e politico; il ché spiega - qui cito qualche fatto - lo sviluppo economico nei paesi emergenti, lo sforzo congiunto per superare l’attuale grave crisi finanziaria, la stipulazione di accordi per regolare i flussi di circolazione dei beni e per contenere i movimenti migratori riportando i migranti nei loro confini ma in condizioni di vita migliori. 
Trattasi di provvedimenti che portano reciproci benefici senza nuocere ad alcuno, posso ben sperare che da essi nasca un ciclo virtuoso che annienti ogni ostacolo che possa deviare un virtuoso percorso di promozione umana.
Le azioni sospinte a realizzare quanto esemplificato sono da considerare mosse da residui paretiani di I Classe (Istinto delle combinazioni), mentre, quelle che tendono ad ostacolarle sono di II classe (Persistenza degli aggregati).
Premesse queste poche considerazioni, non ritengo esservi valide ragioni per rigettare le mie previsioni e, pertanto, prendo lo scenario come possibile per immaginare un regime sociale comunitario non conflittuale fondato sulla conoscenza, e non più sulla dialettica inconcludente trascinata da un progresso che non supera i confini del materialismo. Questo appare essere la politica che la maggior parte delle Nazioni confluite nel G20 mostra di privilegiare in questo momento storico molto perturbato.

Vilfredo Pareto, Giovanni Demaria e …?

Vilfredo Pareto è particolarmente utile per includerlo nel panorama  che coinvolge l'intera scena geopolitica sulla base della particolare lettura che compì nel rievocare gli eventi storici che hanno formato il pilastro che sostiene la teoria della Circolazione delle elette enunciata nel suo Trattato di sociologia generale. 
Da tali eventi fa scaturire quei fatti che successivamente Giovanni Demaria qualificò come “entelechiani”, che io propongo di chiamare “follie” nel libro da me auto edito e pubblicato nel 2015, dal titolo "Oltre il tempo - Uomo e Persona".

Pareto enucleò fatti storici per ricavarne costanti di carattere sociale (i residui), Demaria per quelle determinate dalle variazioni dei prezzi (gli entelechiani). 
Nel mio libro, che troverà fine con la pubblicazione del secondo volume sottotitolato "Persona e Società", presumo possibile proporre un approccio di unione tra le teorie economiche e quelle sociali proposte da questi giganti delle Scienze umane.
Il lettore mi chiederà : Perché, prima d’ora, nessuno ha trattato l’argomento e perché, all'interno del mondo accademico, l’argomento è ancora ignorato dalla scienza e dalla cultura imperante? La domanda investe tre aspetti inscindibili l’uno dall’altro:
  1. Le teorie di Vilfredo Pareto e di Giovanni Demaria, sono oggi invise a chi detiene il potere economico e finanziario perché troppo impegnato nell’accumulo di ricchezza attraverso l’indebitamento e al suo impiego improduttivo. Queste loro teorie l'una progressista (Pareto) e l'altra innestata ai percorsi storici che riprendono il pensiero vichiano contrapposto a quello cartesiano, sono determinanti per rimettere la società umana sul percorso di risolvere ogni forma di discriminazione e di conflitto d'interessi. La potenzialità di questi autori è paragonabile ai teoremi di Talete e di Pitagora in geometria talché, col non esserne a conoscenza, l’ingegnere di oggi costruirebbe i manufatti con le stesse competenze e tecniche del suo antenato al tempo delle palafitte. 
  2. Ne consegue che solo chi ha la presunzione di riformare il mondo, osa uscire allo scoperto e, piluccando qua e là nel sacco della conoscenza, manifesta il proposito di togliere ai banchieri dal governo del mondo per trasferirlo ad una Istituzione che presieda ai beni dell'Umanità che sarà individuata nell'ONU. 
  3. L'autore di "Oltre il Tempo", dall’otto settembre 2002, gestisce un sito seguito da un numero insignificante di persone; pubblica, quando ne ha voglia, commenti sui blog di altri; partecipa nei forum dove chi interviene desidera rimanere anonimo per evitare di essere messo alla gogna come antiprogressista e religioso - laicista eretico.
Rispondo alle tre domande.

In merito alla prima, ripeto le parole di Benedetto Croce che ho riportato nel sottotitolo del post perché ognuno deve imparare a vivere nei tempi suoi, senza insistere negli errori del passato:
… il filosofo, voglia o non voglia, non può saltar fuori dalle condizioni storiche in cui vive, o fare che ciò ch'è avvenuto prima di lui non sia avvenuto …
Nessuno, prima, osò di parlare di follie perché le follie non erano visibili ed erano confuse tra il naturale succedersi di cause ed effetti osservati in modo dissociato tra società, economia e politica.Ora, col fenomeno della globalizzazione, s’inizia a capire che la fenomenologia socioeconomica risente di molti fattori di discontinuità, ma, in realtà, nessuno vuole accettare che economia e socialità vanno considerati in modo unitario anziché in modo duale sicché, al manifestarsi delle discontinuità, entrambe si separano ed ognuna va per la propria strada causando biforcazioni e squilibri economici che sconvolgano la curva della distribuzione del reddito. L’obsolescenza è devastante, se non governata con ragionevolezza. Senza ammortizzatori sociali, gli eventi fanno risorgere il classismo. Ma gli ammortizzatori non creano ricchezza, la distruggono.

In quanto avverto questa esigenza unificante, ritengo essere io particolarmente qualificato per propagare le idee di questi due grandi studiosi. 
Sul campo, all’Enel, per tutta la durata della “ragione” di “ente pubblico economico” (1962 – 1992), ho vissuto l’evoluzione delle relazioni sindacali negli anni 70 del secolo scorso.
Esse furono rinominate industriali negli anni 80, e, negli anni 90 eufemisticamente le relazioni divennero umane ma gestite dai tagliatori di teste e dagli strizzacervelli.
Ho sempre ritenuto dannose e improduttive queste forme di relazioni per risolvere i conflitti interni all'impresa. Infatti l’uso della contrapposizione, e non quello della dialettica, allestisce tavoli ove nessuno è responsabile per risolvere uno stillicidio vertenze aumentando i conflitti anziché diminuirli. Intorno a questi tavoli si è svolta gran parte della mia vita lavorativa.
Il mio pensiero, invece, mi conduceva nel trovare nelle encicliche sociali del Papa la verità dalla quale l’esistenza di tutti potesse rendersi compatibile col mondo moderno, da una parte e, dall’altra, nello scoprire in ogni occasione, che le teorie di Pareto e Demaria, sia pure nella loro essenzialità da come la ricordavo durante gli studi alla Bocconi, fossero la piattaforma idonea per rendere attuabile un grande disegno di riforme condivise.
Alla terza, accenno appena che gli scritti, sia di Pareto sia di Demaria, trattano argomenti che non avrebbero mai trovato riscontri concreti nelle fasi storiche da loro vissute come appare assai chiaro dal fatto che solo oggi le scopriamo perché abbiamo lo smartphone in tasca e noi tutti, contemporaneamente e singolarmente siamo al centro dell'Universo per portarcelo a spasso diacronicamente da un punto all'altro della terra.
A Tomba di Nerone, il .. luglio 2018
PB
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Brano tratto da pag. 227 a pag. 231 di Oltre il tempo, II Volume - Persona e Società in corso di pubblicazione.

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