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Ortes: il valore secondo opinione

Diade = Ente o elemento Si può parlare di libertà senza individuare, tra persona e società, chi sia il soggetto e chi l'ogge...

28 maggio 2018

Una diade per un’idea: Salvini - Di Maio


Ragionevolezza e Talento
Adeguato alle circostanze di questo momento storico trascrivo il sedicesimo Capitolo di Oltre il Tempo – Persona e Società Vol. II, di prossima pubblicazione.
Riforme senza la guida unitaria di rispetto dei valori tradizionali, infliggono un danno alle generazioni presenti e future, col ridurre la libertà esistenziale alla sola osservanza di una prassi.
I guasti si creano quando si crede di alleviare un disagio con pesanti interventi sui rapporti interpersonali nell’assecondare il cambiamento compromettendo la stabilità delle istituzioni di riferimento per la promozione umana. Qui faccio un’elencazione citando le false convinzioni insite nelle derivazioni generate dalle ideologie di matrice neoliberistica e collettivistica.
  • Credere che la libertà consegua dalla eguaglianza. Le cosiddette pari opportunità, considerate come un diritto, sono l’arma a doppio taglio perché l’uguaglianza si ottiene solo per ciò che si è capaci di fare e non perché una persona è uomo o donna, oppure perché è diversamente abile. In realtà, si costituisce una sorta di diritto della incapace, quando invece, in una società ben strutturata, tutti dovrebbero godere delle opportunità appropriate per le corrispettive capacità reali.
  • Credere che il divorzio sia risolutivo per i problemi di coppia. In realtà si distruggono le famiglie per formarne altre sulle quali potrebbero gravare ulteriori divorzi.
  • Credere che il controllo delle nascite sia risolutivo per stabilire l’equilibrio demografico. In realtà si rischia di realizzare gap generazionali, come lo dimostra il nostro progressivo invecchiamento demografico.
  • Credere che la ricchezza sia un fenomeno esclusivo del capitalismo. In realtà il socialismo può vivere solo sul capitalismo indipendentemente dal fatto che sia gestito in modo pubblico o privato. La ricchezza, o, meglio, il patrimonio, invece, rappresenta valori che, indipendentemente dall’essere pubblico o privato, è quello che consente di formare gli investimenti. L’esempio l’abbiamo nei nostri musei che, per essere valorizzati, hanno bisogno di investimenti soprattutto per acquisire risorse umane adeguatamente preparate e aggiornate nel campo culturale. 
  • Credere che l’aumento del PIL sia risolutivo per ottenere lo sviluppo economico. In realtà il prodotto interno lordo è formato da un insieme opaco ed eterogeneo di prodotti domandati ed offerti derivanti dall’impiego dei fattori di produzione, quali la terra, il lavoro, l’impresa, il capitale e la pubblica amministrazione. Quanta parte sia prodotta dal lavoro sotto forma di consumo e risparmio è il problema che assilla il mondo intero perché, nel suo complesso, il lavoro, inteso come impiego di risorse umane, è sotteso dal capitale che crea solo ricchezza virtuale. Lo prova il fatto che una nazione come la Germania col trucco di riesportare merci importate dai paesi dove le stesse sue imprese le producono, crea, col concorso del drenaggio finanziario derivante dalla speculazione sui titoli più rischiosi del debito degli altri stati, un pericoloso avanzo nella bilancia dei pagamenti che prima o poi dovrà essere compensato per recuperare l’equilibrio di bilancio. Vent’anni fa il marco circolava solo in Germania, ora, invece, sotto forma di euro, anche in Europa.
  • Credere che l’aumento dei consumi trascini l’aumento dell’occupazione. La realtà è oggi diversa. L’aumento dei consumi non ha incidenza sull’occupazione intesa come impiego di risorse umane. Il guaio è che anche l’Istat è complice nel fornire dati eterogenei, fornendo, separatamente dati sull’occupazione e quella sul lavoro dipendente nel quale include lavoratori con impiego stabile e lavoratori precari.
  • Credere che il capitale sia una merce, di cui il profitto possa essere considerato il prezzo,  invece il capitale è un insieme di mezzi di produzione eterogenei. Da ciò consegue che il capitale non può essere dato, cioè misurato in termini di valore, indipendentemente dalla determinazione dei valori delle merci che lo costituiscono e anteriormente ad essa. Se questo non è possibile, allora non è possibile nemmeno misurare il prodotto marginale del capitale, e nemmeno quello del lavoro. Pertanto, non esiste la possibilità di risolvere il problema distributivo adottando l’impianto marginalista, che calcola il profitto e il salario d’equilibrio proprio sulla base dei prodotti marginali di capitale e lavoro[1].
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Non voglio qui dilungarmi sull’offerta di conforto per rappresentare come operare sulle persone resilienti al cambiamento. Oggi è di moda l’escapologo[2] ma il suo intervento non è sufficiente per orientare il cittadino suddito che deve affrontare grandi cambiamenti nelle abitudini di vita oggi tendenti allo sradicamento locale verso un esodo stocastico on the road. Sono momenti che fanno riemergere le incertezze esistenziali sul rapporto verità-fede che si regge sulla tautologia: Non c’è verità senza fede e non c’è fede senza verità.
La mancanza improvvisa di opportunità alternative a quelle di percorrere le strade col camper, porta al convincimento che tutto ciò che contrasti questo percorso sia falso, cosicché ogni azione che si voglia intraprendere in senso contrario conduce al panico, o riaccende la fede, o porta all’annientamento suicida.
Ciò è spiegato nel primo versetto al Capitolo undici della Lettera agli Ebrei:
La fede è un modo di possedere già le cose che si sperano, di conoscere già le cose che non si vedono.
Non si parla di verità! La verità è sottintesa ed è unica perché non sarebbe verità. Si parla di fede in qualcosa che si possiede; in qualcosa di comune a tutti, spinti a formare un'idea per un nuovo progetto da condividere. Trattasi di idea che non necessita di ragione: diventa verità dal momento della sua condivisione, ovvero quando tutti agiscono secondo comunanza d’intenti nel trarre da ciò che si ha il necessario per unire le forze attraverso il bene comune.

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Con quanto detto, intendo sostenere che il modello sociale deve reggersi sulla idea obiettivo condivisa che coinvolga l’intera società considerata come persone e non più come classe. Sembra che i governanti in Italia, cerchino di plasmare la gente secondo questo modello, ma hanno difficoltà a seguirlo per carenza di consensi!
E quale sarebbe il compito della società che per essere “Popolo” è lui stesso “Stato”? Lo Stato è il Popolo che deve crearsi le opportunità di esistere secondo i termini del “Bene comune”.
Il Bene comune è la dote che, in termini reali e potenziali, 
ogni componente della Comunità apporta per la
soddisfazione dei bisogni primari di
Casa, Cibo, Scuola, Salute e Tempo libero.

Ofelimità

La gente comune, osservata quando guarda un manifesto pubblicitario, svela bisogni assai confusi nell’orientare le scelte su cose la cui desiderabilità si apprezza in termini di ofelimità. Pareto ci ha insegnato che
L’ofelimità designa la qualità fondamentale degli oggetti economici: cioè il loro valore non sempre corrisponde al beneficio che attendiamo dal loro uso.
In ogni caso, l’utilità del bene nel soddisfare un bisogno, indipendentemente dal fatto che il bene stesso lo soddisfi effettivamente, si esaurisce con la sua ofelimità per cui, quando giunge sul mercato, un oggetto, prima di essere utile è ofelimo, cioè favorevole e idoneo per essere proposto in vendita.
Il prezzo di un orologio può superare cifre di quattro o cinque zeri, quando, per conoscere l’ora, oggi, basta guardarla sul telefonino; un grammo di cocaina non ha prezzo per chi ne ha dipendenza e, a tutti, è noto che la cocaina, oltre ad arrecar danno alla salute, produce guasti psichici e sociali incalcolabili. Il bisogno si misura in quanto si è disposti a pagare per ottenere ciò che è necessario o che si desidera. L’economia giocata sul desiderio orienta le persone su mezzi creduti idonei per soddisfare bisogni inconsistenti.
Le persone sono incoscienti e sprovvedute quando seguono percorsi che si esauriscono nel consumare la cosa stessa per ciò che immaginano capace di restituire e non per il bisogno che effettivamente soddisfa; di contro le persone preparate, coscienti e consapevoli, prima di consumare, valutano i loro bisogni, indipendentemente dai desideri, sulla base delle previsioni dedotte dal proprio progetto esistenziale, e, conseguentemente, orientano la scelta in senso efficace su quanto occorre per soddisfare i propri desideri.
Da questa stessa considerazione dovrebbe dedursi che un’economia abbandonata alle sue teorie, non possa, da sola, costituire l’ossatura di una politica che inizia dalla famiglia e si dirama nei vari gradi dei rapporti che si costituiscono nel gruppo di appartenenza. Da persone sprovvedute, non si può crederle capaci di compiere scelte coerenti con un percorso orientato ad un modo di vita ragionevole; e dalle persone consapevoli non sono prevedibili comportamenti tali dal tenerle estranee dal fare scelte che esulino dal loro esclusivo tornaconto.
Quando il Governo del Paese, non avendo più credito né mezzi per far quadrare i conti disastrati dalla pressione del debito pubblico che aumenta in modo inverosimile, favorisce la diffusione delle slot machine con iniziative che dovrebbero indurre alla sollevazione moralisti, psicologi e sociologi, c’è da chiederci se i cittadini italiani saranno mai capaci di riacquistare un senso politico appropriato perché solo chi sia bravo, onesto e consapevole possa accedere alle stanze del potere per ricondurre la società ad equilibri compatibili con una vita civile decente e per portare a termine i cambiamenti resi necessari dai progressivi passi nello sviluppo delle tecnologie informatiche e della comunicazione.
Beni e servizi sono di due generi: quelli che, usati, recano un beneficio corrispondente all’offerta, e beni e servizi che, usati, recano benefici apparenti e dannosi nell’essere proposti in forme ingannevoli e configurati per dare benefici incerti e quasi mai vantaggiosi per chi li usa.
· Libertari e Radicali sostengono che la valutazione del vantaggio è una questione soggettiva riguardante il consumatore libero di fare le sue scelte.
· Liberali e Socialisti, entrambi democraticamente, dovrebbero convenire che nessuna politica economica e sociale possa essere condotta quando ofelimità e utilità collidono in modo da recar danno ai patrimoni, alla società e ai cittadini, considerati come un insieme di persone che condividono interessi comuni.
In una Nazione civile, il mercato non può accettare commerci oscuri ed è triste constatare di essere ancora succubi di un mostro che ci fa giocare d’azzardo gli ultimi risparmi tanto da mettere alle corde chi non ha più i soldi, anche per pagare il ticket per le medicine.
È importante partire dalle slot machine per introdurre i rudimenti che reggono la teoria del dono e dello scambio. Gli economisti hanno detto tutto sullo scambio che consiste nell’osservare la dinamica del prezzo correlato alla quantità offerta e domandata, ma poco sul dono perché il dono non ha prezzo, anche se il donare rappresenta per tutti i popoli della terra il pilastro per sostegno della famiglia e delle associazioni umanitarie che tutelano salute e ambiente.
Non c’è niente da misurare nello scambio di doni; il dono non ha valore in termini monetari ma vero amore e speranza di essere caritatevolmente contraccambiati, in caso di bisogno.
Non ci dovrebbe essere scambio quando il bene sia disponibile in quantità esuberante alle necessità. In tal caso il detentore del bene non tenderà a ridurne la disponibilità sul mercato con l’intento di stabilirne un prezzo.
E’ il caso della acqua che in Puglia è sbandierata come merce rara, quando rara lo è per davvero quando i gestori trascurano le operazioni di manutenzione dell’acquedotto per cui le riserve accumulate nei bacini si disperdono, invendute, nei campi delle masserie.
Non posso nemmeno trascurare il mantra delle acque minerali che, prosciugando le fonti, rendono rara l’acqua perché venduta in bottiglia di plastica con affascinati etichette che ne indicano la composizione chimica e ne spiegano le caratteristiche organolettiche.
Utilità e Ofemilità sono ancora i fattori principali di imponderabilità nelle scienze umane, ancora troppo protese nella ricerca dell’utilità che, anziché corretta dall’ofemilità, tendono a rendere le merci disomogenee ai fini della loro valutazione sul mercato. E’ il caso dell’aggiunta di un addittivo al prodotto volutamente enfatizzato dalla pubblicità.
Vilfredo Pareto lasciò in sospeso questo aspetto, ma introdusse - come detto nel capitolo precedente - i concetti fondamentali riguardanti le relazioni fra le persone con i loro comportamenti derivati da ragione e istinto, con l'intromissione di sentimenti, di pregiudizi, di articoli di fede, e di altre simili inclinazioni, postulati, principi, che portano fuori dal campo logico-sperimentale.

°°°

Per rendere l’idea di ofelimità penso a due oggetti, faccio due domande e mi do le rispettive risposte:
· A che serve la coppa della vittoria? A niente, ma per essa s’investono patrimoni ingenti. Che cosa si guadagna? La gestione di un solido business.
· A che serve la cocaina? Fa solo danno, ma per essa si spende un fiume di soldi e s’inquinano i fiumi al punto di rendere cocainomani pure i pesci!!
Ritengo che quando l’utilità di un oggetto coincide con la sua ofelimità, esso è interamente utile come il pane per mangiare. Si può affermare che l’oggetto stesso soddisfa un'esigenza sociale. Il ché non vuol dire che ci sono oggetti cattivi o oggetti buoni, ma vuol dire che le persone possono compiere, con gli stessi oggetti, azioni buone, oppure cattive.
Se ne deduce che, mentre la coppa – premio di una impresa culturale e sportiva - è la meta che stimola la competizione verso l’ottimo paretiano con la conquista del successo, non altrettanto lo è la cocaina - usata male - che ingrassa solo le tasche dei trafficanti e non apporta nessun beneficio ai coltivatori che continuano a crogiolarsi nella loro millenaria miseria.
Visto così l’uomo non cambia mai e le civiltà di oggi, tutte poste su un piano culturale e sociale eterogeneo, sono ancora molto frammentate.
Ora, tutti sentono l’esigenza di segnare il passo verso un traguardo comune dove l’integrazione dei popoli sia costituita della validità di una cultura radicata nei secoli ma col rispetto della singolarità della persona umana. Esiste una coppa per chi raggiunge per primo questo traguardo? E, se esistesse, come misurarne l’ofelimità? Chi intraprende per conquistarla sarà reintegrato per le risorse materiali e spirituali consumate in modo da stimolare il consenso?
Oggi, tutti i popoli corrono disordinatamente verso una direzione. C'è chi sta più avanti degli altri, ma si affretta verso una meta non chiaramente stabilita. Sembra di immaginare un film on the road dove tutti corrono con automezzi più o meno sgangherati, spericolatamente, ma ben attenti a non farsi troppo male.
C'è chi sta indietro e corre per superare chi gli sta davanti, ma nessuno sa ancora chi sia il primo perché il traguardo è lontano e confuso.
Fig. 2 -  I trenta caratteri del Processo decisionale

Peraltro, chi sta avanti allarga il dominio sui propri residui sorreggendo l’opera[3] sua con derivazioni[4] a prova di sperimentazioni compiute con ragionevolezza seguendo passo - passo le fasi del progetto come ho indicato sull’immagine, qui ripetuta, in fig. 2 nel Capitolo 9 a pag. 155 del primo volume di Oltre il Tempo – Uomo e Persona, trattando degli ordini che si frappongono nel susseguirsi delle cinque fasi che gli sportivi seguono per vincere le coppe. Ecco alcuni esempi: popoli, che sono campioni della Formula 1, regatanti della coppa Vuitton, campioni del calcio, del baseball e del rugby, per non dimenticare i ciclisti, i tennisti e tutti gli altri atleti degli sport individuali che hanno regolebcomuni e condivise. Anche i giocatori d’azzardo hanno regole e coscientemente soggiacciono alle leggi sfavorevoli del caso mettendo per posta la propria dignità!
I Popoli si diano una regola comune e condivisa per dare corpo alla conquista della autonomia (sovranità?) nelle rispettive comunità … senza subire l’imposizione di nessuno.

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La gente comune manifesta bisogni assai caotici e misurabili non sulla scala della utilità, ma su quella della ofelimità.
Più avanti esaminerò se, con riferimento ai tempi di oggi, la società ha assimilato in misura sufficiente i cambiamenti originati dal progresso scientifico e tecnologico, compreso quello conseguito nelle scienze sociali. Quando l’assimilazione sarà attuata, nel senso che ognuno sarà sé stesso e non come vuole l’altro, la società umana si avvierà verso l’integrazione nel pieno rispetto della persona singola e della sua cultura.In breve, i residui complessivi espressi attraverso le azioni saranno tali da ridurre le tensioni prodotte dai cambiamenti e da consentire l’avvio di una di una durevole fase di pace e solidarietà.
Per avverare quest’assunto, occorre che si realizzi quel modello di società che assimili il progresso e tutte le potenzialità che le moderne tecnologie offrono per utilizzarle in un progetto in cui le persone si scambino reciprocamente i vantaggi complessivi che ne deriveranno.
Mi rendo conto che quest’argomentazione è troppo generica: facilmente si verrebbero a semplificare le relazioni di interdipendenza considerando le costanti come le variabili e confondendo i risultati da conseguire che sono i prodotti offerti e domandati con le risorse umane e materiali disponibili.

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Perché si formi questo tipo di società, secondo me, occorre che il progetto si costituisca sui modelli esistenti: analizzarli, stabilirne i punti di debolezza e portarli a termine con un programma in cui sono individuate le aree di sviluppo e le aree di consolidamento per raggiungere una finalità che collima con il pacifico sfruttamento delle risorse disponibili. Questo modello, oggi, è quello al quale si conformano socialisti e liberali ognuno dei quali dovrebbe alternarsi nella conduzione politica muovendo le loro azioni ora stimolando Residui di I Classe ricadenti nell’istinto delle combinazioni e ora quelli di II Classe ricadenti nella persistenza degli aggregati. Ma qual è il modello migliore?
A mio parere, non è possibile la coesistenza di due modelli contrapposti. Un modello sociale non può che essere unico e riferirsi a un'Unica Idea.
Un bipolarismo radicato sulle idee non crea un equilibrio sociale; crea una forma di classismo che tende a portarsi verso il Centralismo democratico che genera una catena inestricabile di compromessi. Oggi, lo Stato italiano con i suoi ordini e le sue strutture politiche, come altri, vive nel caos giudiziario e della burocrazia deresponsabilizzata.
Diverso è il caso del bipolarismo radicato sui fatti e orientato su un’unica idea (non si tratta di ideologia).
Il centralismo politico come quello a cui assistiamo nel negoziato tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio ha ragione di esistere solo per creare lo spazio di cristallizzazione nel quale cresceranno le gemme di più progetti. Essi saranno orientati al miglioramento della qualità della vita di tutti e non quello di discutere su quale sia la qualità della vita, specie sotto gli aspetti immateriali.
Pensare al centralismo come prassi politica è corretto per formare un progetto condiviso, ma praticarlo per rinnovare i giochi elettorali per mediare i termini dei colori giallo verde o verde giallo è folle, perché occorre, pur sempre, temperare il colore condiviso col rosso di Grasso o col blu della Meloni. Salvini e Di Maio stanno insieme uniti per raccogliere indicazioni per formulare il Progetto del millennio. Il Mondo intero si agita e continuerà ad agitarsi intorno a loro … sino a quando tutti ritroveranno la famosa “quadra di Bossi”.
È la follia che inquina la politica specie italiana deve concludersi!
Al riguardo è importante mettere in chiara luce gli effetti che la Costituzione italiana del 1948 ha generato sulla società italiana sino ai giorni nostri.
Col trattato di Pace di Parigi del 10 febbraio 1947, l’Italia, orba di uno Statuto nazionale dopo l’esito del Referendum sulla monarchia, si mutò in Repubblica e nacque dal compromesso che vide alternarsi alla Presidenza della Commissione per l’economia nella Costituente, prima Giovanni Demaria su proposta di Pietro Nenni e poi Federico Caffè, che, in effetti, fu imposto da Palmiro Togliatti con il beneplacito di Giuseppe Dossetti e Aldo Moro. Sulla linea politica di quest’ultimo denominata “Convergenze parallele” si delineò l’azione politica economica e sociale della Democrazia Cristiana sino alla comparsa di Romano Prodi con l’Ulivo.

Menenio e l’Efficacia delle Idee

In mezzo a tanto bailamme interviene ancora Menenio Agrippa Lanato, invitandolo a risalire sul Monte Sacro, a Roma, perché s’inventi un nuovo apologo per far capire a tutti, quali siano le costanti (nello stomaco)e quali le variabili (nella mente) nel quadro di un corso politico virtuoso.
Ma oltre allo stabilire quali siano le variabili e quali le costanti occorre anche sottolineare che i guai, appena accennati sopra, sono sorti per effetto di idee balzane strombazzate col megafono della dialettica.
Anche sull’efficacia delle Idee, Pareto ha dato un colpo d’ala sulla traccia dei miti proposti a Georges Sorel[5] , teorico del sindacalismo rivoluzionario, che li ritiene essere constructions d’un avvenir indéterminé dans les temps.
Per Sorel sono miti cioè tendenze forti che si ritrovano nel popolo, nel partito, o nella classe, che si presentano allo spirito in tutte le circostanze dell’esistenza e che danno un aspetto di realtà alle speranze. Pareto, fissa l’attenzione solo sui fatti, rileva che sono i sentimenti che si esprimono con derivazioni trascendenti dalla esperienza e dalla realtà, e spiega il fenomeno attraverso un’immagine visiva atta a chiarire in modo più preciso il ragionamento, rispetto alla forma scritta. Lasciando da parte il caso della gente che vuole andare da una parte e invece va dalla altra (e compie Azioni NON logiche di seconda classe II, 1°, 2° e 3° genere), nella figura 4, si bada a quella che, almeno in parte, si muove nel verso desiderato.
Al § 1869 del Capitolo XI: Proprietà dei Residui e delle derivazioni del Trattato, Pareto scrive: ca delle Idee
Supponiamo che un individuo si trovi in h ove gode di una certa utilità ph, e che lo si voglia indurre a recarsi in m, ove godrà di un’utilità maggiore qm. L’esporgli la cosa in questo modo, poco gioverebbe per spingerlo a operare. Invece gli si pone davanti un punto T, posto assai lontano sulla tangente hT alla curva hm, ove godrebbe di un’utilità enorme rT, ma interamente fantastica.
Accade allora alcuna cosa analoga a quella che segue per un punto materiale mosso da una forza tangenziale hT su una curva hm; cioè l’individuo ha T in vista, e verso T muove, ma trattenuto dai vincoli della pratica, non può seguire la tangente ht, è costretto a rimanere sulla curva e finisce così col trovarsi in m, dove non sarebbe mai andato se non fosse stato sollecitato dalla forza tangenziale secondo ht.

La tavola delle 29 proposizioni

Ho scritto più sopra che la verità è sottintesa ed è unica perché non sarebbe verità. Si parla di fede in qualcosa che si possiede; in qualcosa di comune a tutti, spinti a formare un'idea per il progetto da condividere. Trattasi di idea che non necessita di ragione: diventa verità dal momento della sua condivisione, ovvero quando tutti agiscono secondo comunanza d’intenti.
Ma come si enuncia una verità. Ne occorrerebbe una sola dalla quale dedurre tutte le altre, procedendo con lo spulciare il vello dal quale trarre tutto ciò che non sia pelo. Ad esempio: togliere dal testo della Costituzione italiana tutto ciò che riguarda la trascendenza e tutto ciò che andrebbe ordinato con le leggi ordinarie. È semplice. Al riguardo abbiamo l’esempio di un giovane “Maestro” che recentemente è stato eletto a grande maggioranza alla carica di Presidente della Repubblica francese: Emmanuel Macron.
Tra i tanti articoli scritti al riguardo di questo personaggio inconsueto, a pag. 15 della ricerca su Google, ho scelto l’articolo di Mario Di Nubila, consigliere regionale della Basilicata sul giornale Francavilla informa del 17 maggio 2017, per delineare al meglio le ragioni del sorprendente successo che Macron ottenne sulla Le Pen.

L’Europa deve modificare, e cambiare, rotta, facilitare il superamento degli egoismi nazionalistici, che finora hanno impedito di trasformarsi in una “Comunità di popoli”. Un’Europa solo, o prevalentemente, di mercanti e di banchieri non è l’Europa vagheggiata dai grandi, che ne hanno posto le radici politiche. Tanti sono pure i progressi realizzati, se si pensa a 60 anni di assenza di guerre nel continente europeo, alla sicurezza alimentare, alla libera circolazione di persone e di beni, e a tanti aspetti liberalizzanti, ma queste positività pregiudicate dall’assenza di fatti essenziali, quali la mancanza di una guida politica europea, che potesse governare i grandi processi del mondo attuale, e coordinare le politiche dei singoli Stati dell’Unione. La globalizzazione dell’Economia e dei mercati, la mondializzazione della comunicazione obbligano gli Stati europei, se vogliono competere, e in tanti casi a difendersi, con politiche comuni, coordinate da autorità sovraordinate, democraticamente preposte. Già Ralf Dahrendorf, fra gli altri, uno dei più grandi studiosi della politica del nostro tempo, Direttore della “London School”, rettore dal “Saint Antony College” di Oxford, Docente di Teoria politica e sociale a Berlino, avvertiva da tempo, negli anni 70 e 80 della esigenza che i processi imposti dalla globalizzazione fossero guidati da un governo europeo, non affidati agli effetti causati solo dai mercati. La “globalizzazione guidata” era uno dei punti essenziali delle sue previsioni e richiami. Non è difficile immaginare ciò che penserebbe oggi Altiero Spinelli dello stato, in cui si trova l’Europa dopo aver nel “Manifesto di Ventotene” auspicato una Europa unita di popoli, con una visione politica organicamente chiara. Chi scrive ha avuto la fortunata opportunità di conoscere direttamente il pensiero di quel grande europeista, che trasmetteva a giovani universitari, e non, di diversi anni fa, con l’idea dell’Europa unita l’entusiasmante sogno di vederla realizzata. Era uno stage, che ebbe fasi ulteriori di impegno europeista, svoltosi nel Castello deiPrincipi Caetani a Sermoneta. Il messaggio di Macron, potrebbe essere, ce lo auguriamo, promotore di azioni politiche più unificanti protese a superare questa fase di “stanchezza europea”!
Ebbene, cosa vuole il Popolo sovrano? L’Europa unita? La vuole Macron? Ebbene sì.
Ha fatto una campagna elettorale molto efficace enunciando principi indiscutibilmente veri … ma? ...
Ma … il percorso del suo progetto è iniziato subito in direzione sbagliata, rubando la libertà al popolo che subito lo ha abbandonato perché sorpreso a comprare parlamentari europei per ricreare un finto impero Carolingio alla mercé dell’autocrazia finanziaria.
A parte l’interessante articolo dell’ex senatore Di Nubila, non so di quante costanti fosse composta la Tavola di verità di Macron.
Io ricordo che alla Bocconi, quando ero studente, sentivo, in gran segreto, che fossero intorno alle trenta. Sapevo anche che le verità dovessero essere percorse in certi sensi e direzioni. Quindi, durante la Campagna politica di Macron, capii che era giunto il momento che il Popolo dovesse capire dove stare e dove andare.
Ecco dunque come l’Annunciatore Macron, assistito da sua moglie tutor proclamasse Verità vere, ma solo per lui e per la sua congregazione imperiale sotto protezione del Principato di Lussemburgo, dove, tra l’altro, abita la Corte di Giustizia Europea.
Con qualche frase che non riesco a ritrovare nella montagna di sciocchezze che si leggono sui giornali, il suo progetto corrisponde a qualche Proposizione, tra quelle che Wittgenstein pose al quinto posto della tavola delle verità con questa definizione: La proposizione è una funzione di verità delle proposizioni elementari.
Elementare e semplice. Ma il difficile sta nello scrivere una verità omnicomprensiva e che abbracci campioni rigorosamente definiti per assumere un’omogeneità compatibile con l’universalità del risultato. Ora si dà caso che a pag. 169 e 170 del I volume di Oltre il tempo – Uomo e persona, possa formulare, a completamento dei relativi capitoli, i titoli figuranti, su sfondo grigio, delle 29 libertà nelle quali ognuno può riconoscersi.
Ecco alcuni spunti per capire come funziona.
Vale per tutti che desiderano segnarsi in un percorso, iniziando da 0, per scegliere una direzione sino a giungere alla parte opposta. La Libertà 0 giunge alla Moneta 24; l’Indipendenza 1, giunge alla Sussidiarietà 19; la Libertà di scambio (dono di sé) 5, giunge a Comunità e Stato 29.
In realtà i percorsi seguono linee a zig-zag, in ascendenza o in discendenza ed ognuno può sceglierne uno secondo la propria indole.
Che si fa nel percorso? Si inizia sempre da 0 e si getta in un sacco tutto ciò che ha fatto parte del nostro percorso di vita. Se si ha un obiettivo si recupera dal sacco ciò che per restare nella direzione o cambiarla, scegliendo l’indipendenza, la responsabilità o offrirsi, vincolandosi sul mercato. Non credo vi siano altre opportunità.
Nel passo successivo si ripete sino al punto in cui ci si ferma. Non si è soli. I percorsi sono da cinque amici soci che seguono vari percorsi simo ad averli esplorati tutti i partecipanti.
È un gioco.
Sì. Un gioco per socializzare ed emanciparsi. In posizione 0, ci si chiede se nel clan in cui si opera si è sufficientemente autonomi per sciogliere i vincoli cui si è sottoposti per modificare il percorso verso un’esistenza orientata alla qualità della vita.





Uomo -> Persona -> Società

(Tavola delle diadi e dei Principi)

0
Il mondo è tutto ciò che accade alla persona:
Uomo -> Persona -> Società
1
La resistenza al cambiamento si riscontra nei movimenti ispirati alle ideologie.
2
Produrre ricchezza dalle risorse rinnovabili perché tutti si associno per impegnarsi nel bene comune
3
I rapporti culturali sono rilevanti per la ricomparsa di atteggiamenti sospinti da una visione catastrofica del mondo futuro
4
La proprietà nasce dal sentimento inviolabile di possesso di tutto ciò che si fa, si produce e si dispone
5
La libertà di negoziare è alla base del soddisfacimento dei bisogni necessari per condurre una esistenza dignitosa.
6
I beni pubblici o privati sono affidati alla gestione di persone che agiscono sotto il vincolo sociale
7
Le società e le fondazioni riguardanti le funzioni pubbliche non possono reinvestire i profitti oltre alle spese per le attività istituzionali e dei relativi interessi.
8
Tutti hanno coscienza che l'uomo è re nella natura e la natura è asservita all'uomo per i propri bisogni.
9
Tutti possono comportarsi liberamente in modo da non portare nocumento ad alcuno.
10
Tutti agiscono in modo trasparente e nel rispetto di sé stessi e del prossimo.
11
Tutti possono occuparsi secondo la propria indole in ambito artistico, professionale, imprenditoriale e civile dei sevizi.
12
Libertà di espressione (ex libertà di parola)
13
Tutti possono associarsi per la tutela della personalità.
14
Libertà dal bisogno
15
Libertà dal disagio (ex dalla paura).
16
Restituire al cittadino la dignità della persona.
17
Risorse umane e materiali
18
Le persone che operano in regime di beni comuni si associano in enti nei quali gli agenti sono compartecipi in quota paritaria coi rappresentanti dell’intera comunità. (Apologo dello stomaco e delle membra di Menenio Agrippa).
19
Sussidiarietà ottenuta col decentramento amministrativo e col prelievo fiscale locale sotto la guida di persone responsabili. Abrogare le leggi che costituiscono privilegi e protezioni ad esclusivo vantaggio di organismi cooperanti e/o corporativi.
20
Consumo etico: la certificazione del prodotto non può essere rilasciata da enti in cui agiscono gli stessi produttori e gli stessi consumatori.
21
Propagazione di conoscenze e tecniche in modo che tutti concorrano ad agire per il bene comune. Rimozione di vincoli e restrizioni all'attività economica, per consentire, ovunque la riduzione dei costi marginali.
22
La definizione di contesti istituzionali, per regolare e favorire il miglior utilizzo delle risorse umane e materiali.
23
Adozione di misure che contemplino lo sviluppo del capitale umano rispetto all'accumulazione del capitale fisico.
24
Il completamento delle riforme sull’occupazione, per superare il conflitto tra Impresa e Proprietà perché ogni componente della Comunità acquisisca talenti per la soddisfazione dei bisogni primari di Casa, Scuola, Salute Occupazione e Tempo libero.
25
Titolarità dei valori.
26
Sicurezza attiva e passiva.
27
Salute
28
 Uomo, Donna e Famiglia
29
Comunità e Stato.


[1] Piero Sraffa, in un libro, schematico ed enigmatico, "Produzione di merci a mezzo di merci" (1960) dimostra, in un centinaio di pagine, l’impossibilità di concepire il capitale come una merce, di cui il profitto possa essere considerato il prezzo, essendo il capitale in realtà un insieme di mezzi di produzione eterogenei.
[2] Professionista scoperto dalle Jene. L’Escapologia Fiscale significa liberarsi dalla stretta fiscale, liberarsi dalla morsa del Fisco in modo Onesto e Legale.
[3] Azioni non logiche di Seconda classe - IV Genere (Tabella A pag. 64).
[4] Vedi Pag. 97 Teorie di 3° Genere (aggiungere qualcosa alla uniformità sperimentale o trascurarla) e di 3° Aspetto (formulate per essere assimilate dalla collettività).
[5] G. Sorel, Reflections sur la violance. Paris – Librairie de «Pages libres».

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