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15 marzo 2012

Giovanni Pascoli

Il 6 aprile 2012 ricorrerà il centesimo anniversario della morte di Giovanni Pascoli. Decadentista? Positivista? Certo! Era il poeta del suo tempo e l’ho sempre preferito a Carducci. Il nihilismo imperante, oltre ad oscurare il medioevo e il rinascimento, oggi uccide anche il positivismo, continuando a stare chiuso il sipario sulle teorie sociologiche di Vilfredo Pareto,  che ritengo debbano essere valutate come il miglior prodotto della filosofia post illuministica. Pareto sarà di grande aiuto al nostro mondo globalizzato.
Una vita alla ricerca del "nido"
Pascoli era il poeta delle piccole cose che non sono il nulla; e piccolo è il Fanciullino che, col suo raziocinio, è in grado di conoscere in modo autentico ciò che lo circonda, meglio di quanto possa fare l'uomo adulto. Infatti, scrive Pascoli, "l'uomo dei nostri tempi sa più che quello dei tempi scorsi, e, a mano a mano che si risale, molto più e sempre più. I primi uomini non sapevano niente; sapevano quello che sai tu, fanciullo". La voce interiore del fanciullino dà vita alla poesia. E' un modo per enunciare il principio in base al quale la Filogenesi ricapitoli l'Ontogenesi ed anche per affermare che l'embrione umano è un Uomo o una Donna in potenza. Pascoli, positivista? Non credo perché anche su fatti minuti ci fa scoprire verità trascendentali. 

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