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Opportunità ed occupazione.

Occupazione per attuare progetti e progetti per creare occupazione sono i cardini sui quali ruota la libertà dei cittadini. La distinzion...

20 maggio 2012

Tassare i ricchi?

Martha Naussbaum
(In corso di aggiornamento)
Vincenzo Fano pubblica oggi sul suo blog un interessante post titolato “Le cause della crisi”. Conclude scrivendo: Se la vera causa della crisi è l’accesso al benessere di altri 3 miliardi persone nel mondo oltre al miliardo che c’era già prima, la soluzione potrebbe essere investire in conoscenza e innovazione con ricerca, come hanno fatto in Germania e Stati Uniti, che infatti sono paesi che riescono a contenere i danni della crisi. Ma forse ancora più radicale, sarebbe immaginare e realizzare un modello di sviluppo non più basato su indici monetari, come il PIL, ma su indici che misurano la qualità della vita, come hanno sostenuto fra gli altri la Nussbaum e Sen.
Ritengo che solo la seconda ipotesi sia corretta: la prima resta inattuabile e dannosa se  non ci si accinge a percorrere anche la seconda. La Germania investe in innovazione e ricerca essenzialmente per introdurle in altri paesi e così ottenere un maggior profitto con merce che reimporta, escludendo dal generarle nel suo interno sfruttando risorse proprie naturali, energetiche e, soprattutto, umane perché meno redditizie.


 L’aumento della disoccupazione trascinerà quello della povertà e ciò sta già causando, in quel paese, nel nostro e negli altri dell’UE, un generale decadimento della qualità della vita.  Taccio su altre cause del fenomeno perché altri, meglio di me, sono informati sui fatti, per porre l’accento, invece, su quanto magistralmente Vincenzo richiama relativamente alle proposte di Martha Naussbaum e di Amartya Sen nell’immaginare un modello di sviluppo non più basato su indici monetari, come il PIL. Trattasi di superare questo modello con l’analisi dell’interazione delle forze endogene ed esogene agenti sulla società ora irreversibilmente globalizzata.  
Amartya Sen
Secondo costoro occorre che le nazioni, attraverso la famiglia, l’istruzione e alle libere associazioni costituite fra i cittadini,  reimpostino le azioni di propagazione economica e sociale perché ogni persona abbia l’opportunità di disporre del necessario per una elevata qualità di vita di tutti, per il benessere e per la felicità che ognuno coltiva nell’ambito del proprio progetto personale. In tal modo si abbandonerà il percorso tortuoso che la politica contingente traccia nel moltiplicare gli interventi pubblici  attraverso la leva fiscale nel porre rimedio ai disagi di questa o quella categoria sommosse dalle turbe economiche e finanziarie, e dai sommovimenti politici che ne derivano. Si formerà un nuovo archetipo in cui la società umana non sia più suddivisa in ceti o classi, ma si ricostituisca attorno alle etnie esistenti come insieme di persone libere e consapevoli dotate di senso di dovere inteso come volontà di agire per il benessere dell’altro oltre che per il proprio. Ben venga il pensionamento del PIL come unico indice di efficienza e ben venga ricavarlo dalle variazioni degli elementi che lo formano. Per noi italiani, già separare il debito pubblico da quello privato, significherebbe arrestare la tesaurizzazione del risparmio, la straripante fuoriuscita senza rete di capitale e l’arresto di prelievo fiscale che utilizza la ricchezza per mantenere la spesa improduttiva, gli sprechi e il pagamento degli interessi sul debito pubblico.
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Il 15 novembre 2011, nel post dedicato a Guglielmo di Ockam, inclusi un paragrafo titolato “Tassare i ricchi”: lo ricopio per diffondere un metodo utile per far risaltare quante variabili e costanti entrano in gioco nel prendere un provvedimento come quello di introdurre un’imposta patrimoniale.
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E’ corretto aumentare le imposte ai ricchi per aiutare i poveri? La risposta interessa l’etica, il diritto, la sociologia, l’economia, la psicologia e le scienze della finanza. Ad ognuna di queste discipline corrisponde una teoria che dà una risposta alla domanda, e, nella tabella A tento di rappresentare il tutto al fine di delineare un corretto indirizzo per formulare una risposta complessiva soddisfacente. Innanzi tutto occorre stabilire quale sia l’intervento più diretto al soddisfacimento dello stato di bisogno dei poveri, col ricavato della tassazione e ritengo che il sussidio sia quello più indicato.
Poi, suppongo che il provvedimento serva per alleviare la povertà in senso generale e, a tal fine, espongo i sei ordini coinvolti per sopperire specificatamente a questo disagio. Nel primo ordine vi è il disagio psicologico, poi quello sociologico; dal terzo a quinto, rispettivamente, i disagi economici, i problemi della finanza pubblica e gli aspetti giudiziari; infine, al sesto ordine ed ultimo, l’ossequio ai principi etici. Accertato che l’origine della povertà sta nella disagiata condizione psicologica e sociale causata della chiusura delle imprese di un particolare settore sull’intero territorio nazionale, il provvedimento corretto interessa principalmente l’Economia, che dovrà presiedere al reperimento di nuove risorse per far fronte all’emergenza che si manifesta anche per i suoi aspetti sociali.
In Economia dovranno essere travate soluzioni compatibili con l’osservanza  dei Principi del diritto, della finanza pubblica . ed etici.

Tab A - Rimozione del disagio

Una breve scorsa alla tabella porterà alla conclusione che non è ragionevole aumentare le tasse dei ricchi per avere le risorse da dare ai poveri perché non esiste correlazione tra ricchezza e povertà. Infatti, all’uopo, si osserva che possono essere presi provvedimenti più efficaci nel reperire le risorse da utilizzare in minima parte per sussidi e maggiormente per altri provvedimenti migliorativi per le singole persone, per il territorio e per i servizi creando anche un ciclo virtuoso che porta tutti a godere un maggior benessere.
Ecco dunque considerato nella Teoria economica, l’Elemento Povertà, e non aggiunto come Teoria autonoma per gli altri suoi reali effetti psicologici, sociali, giuridici finanziari ed etici propri a ciascuna di  queste altre teorie. 
Riferendomi all’esempio di Pareto, (§ Interdipendenza dei fenomeni e fra i fenomeni), dare ai poveri ciò che si toglie ai ricchi significa creare la nuova teoria O che tocca  le Teorie P, Q ed R sconvolgendo le rispettive interdipendenze tra gli Elementi c,e,g.
Insomma, in Economia, non esiste la teoria della ricchezza, la teoria della povertà, la teoria dello sport, la teoria della salute ecc., ma esistono miriadi di elementi di varia derivazione teorica che l’Economia politica tratta in un unico insieme. Una buona definizione è questa:
Nell'ambito delle scienze sociali, l'economia politica è «la scienza che studia il comportamento umano come relazione tra fini e mezzi scarsi suscettibili di usi alternativi».
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Ma preferisco quest'altra di Ezra Pound: "Lo scopo di un sistema economico sano e onesto è di sistemare le cose in  modo che le persone oneste possano mangiare e disporre di vestiti e abitazioni nei limiti dei beni disponibili". [1]
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Psicologi e sociologi sono noti perché specialisti nel rimuovere il "disagio". Ebbene dovrebbero evolvere e diventare i medici che curano il male. Orbene la tabella esposta sopra può essere modificata come segue [2]



[1] Frase aggiunta il 4 marzo 2012 alle ore 12.10
[2] Frase aggiunta il 12 dicembre 2016 ore 12.20

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2 commenti:

  1. Molto interessante l'articolo in oggetto Pietro Bondanini, tuttavia onestamente credo che accanto a valide intuizioni contenga putroppo anche alcuni "errori sistemici" prima fra tutti il non cogliere la correlazione tra eccessiva ricchezza di una parte dei "ricchi" e mancanza di risorse per i "poveri", infatti in un sistema chiuso come il pianeta terra semplicemente non è possibile uno sviluppo infinito. Condizione unica che permetterebbe di sostenere enormi ricchezze accanto ad un livello di povertà degli ultimi almeno tollerabile. Trovo invece giusto criticare una tasa patrimoniale che creerebbe solo sterile risentimento di alcuni senza una reale opera di ringegnerizzazione sociale; quello che serve è infatti tassare i redditi in maniera veramente progressiva fino ad un livello massimo di "ricchezza socialmente sostenibile" oltre il quale nessuno deve poter andare, piu mper motivi psicologici e sociologici che di redistribuzione monetaria. La tassazione cosiffatta dei redditi comporterà poi una serie di retroazioni spontaneee a catena calcolate che vedra ridurre spontaneamente anche l'accentramento eccessivo dei patrimoni. ma quello che è piu importante non è tanto limitare la ricchezza (che fino che garantisce solo benessere è indubbiamente positiva) , quanto eccessi di ricchezza che si trasfomano in potere manipolativo prima del prossimo e poi , oltre certi grandi valori anche sul processo di formazione delle leggi non piu totalmente volte al "bene comune" ma a dannosi interessi privati. tutto questo e molto altro è compreso nella teoria economica e sociale del "Capitalismo a doppia valvola di sicurezza" reperibile con ogni motore di ricerca.

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  2. Il punto sta nel considerare se un patrimonio possa produrre, al netto delle imposte, un reddito inversamente proporzionale al suo valore complessivo causando una depressione per effetto della stessa ricchezza del proprietario. Questo è un errore logico. Invece si deve agire sul patrimonio e osservare se in effetti, da bilancio, risulti impiegato secondo standard predeterminati. I patrimoni che non rientrano in questi standard, trascorsi periodi ragionevoli di moratoria, devono essere confiscati. Non basta quelli dei mafiosi. Ricordo che l'istituzione della Cassa del Mezzogiorno fu una iattura per l'Italia. E così anche il disastro urbanistico di Roma è ancora l'effetto del latifondismo. Non basta sequestrare beni ai mafiosi.

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