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Opportunità ed occupazione.

Occupazione per attuare progetti e progetti per creare occupazione sono i cardini sui quali ruota la libertà dei cittadini. La distinzion...

21 maggio 2012

Libertà e Lavoro

Alcune Costituzioni parlano come persone e sanciscono quali siano le loro libertà; altre confondono le persone nel popolo e sanciscono i doveri da osservare per essere riconosciuti liberi; altre concedono tutele alla sola classe dei lavoratori e, nel lavoro, individuano la fonte di ogni diritto; la nostra, infine, costituisce corporazioni nelle quali l'individuo non ha altra scelta che quella di usufruire di ciò che gli viene concesso.(*)


Stemma della Repubblica italiana
Il lavoro è un fattore di produzione come la terra, il capitale e l'impresa, ognuno dei quali si distingue per la remunerazione che gli è propria: la rendita per la terra; l'interesse per il capitale; il salario per il lavoro e il profitto per l'impresa. A questi occorre aggiungere l'intero apparato funzionale e periferico dello stato, a condizione che cessi dall'essere percettore che converte le imposte in spesa improduttiva, per diventare, lui stesso, fattore produttivo da compensare, al pari degli altri ma distinto nel contribuire  allo sviluppo culturale e sociale, attraverso  organi, agenzie, associazioni e società costituite liberamente dai cittadini.

Ricomporre il percorso del materialismo storico dove la produzione umana si ottiene solo dalla terra e dal lavoro significa ricreare, secondo la tradizione giudaico-cristiana, l'epoca di Adamo ed Eva prima che mangiassero il frutto dell'Albero della Conoscenza e che fossero puniti da Dio che segnò loro e la loro discendenza col peccato originale; oppure, secondo la tradizione dell'antica Grecia, quella di Prometeo prima che rubasse il fuoco dalla fucina di Efesto destando le ire di Zeus che lo punì inviandogli Pandora col famoso vaso contenente tutti i mali e le calamità che si sarebbero abbattuti sull'umanità.
La realtà è completamente diversa da quella che vorrebbero rappresentare i materialisti - in questi includo gli ambientalisti e gli animalisti - che pretendono di ricondurci ai tempi del paradiso terrestre.
Infatti l'uomo, pur conservando, in molti casi, istinti animaleschi, non è capace di vivere solo di rapina e razzia, ma sa articolarsi tra i quattro fattori di produzione procurandosi dalla terra quanto gli serve per trasformare, con l'ingegno che gli è proprio (impresa), con l'energia sua propria (lavoro) e con gli strumenti che si ottengono attraverso investimenti ( capitale) i beni materiali e immateriali che gli consentono un'esistenza qualitativamente superiore a quella necessaria alla sola sopravvivenza propria e della propria specie.
Tra questi fattori corrono stretti rapporti di interdipendenza con margini di sostituzione sempre più ampi per effetto del progresso scientifico e tecnologico che si è succeduto sino dall'origine dell'uomo, giungendo a tal punto che potenzialmente l'energia meccanica umana potrebbe essere utilizzata solo per scopi ludici o sportivi.
La dinamica formata dalla interazione tra i fattori ed i loro sistemi remunerativi sono alla base del paradigma che caratterizza la nostra moderna economia alla quale si conformano tutte le organizzazioni mondiali di natura economica.
Il paradigma può realizzarsi e funzionare solo in ambienti di libero mercato.
Gravi ostacoli pesano sul funzionamento a regime di questo modello di economia che, peraltro, sembra essere l'unico possibile; i principali ostacoli li individuo come segue:
  1. l'esistenza di Leggi Costituzionali antiquate ed inadeguate;
  2. la pretesa di sovranità degli stati su materie per le quali hanno sottoscritto formule compromissorie controverse in Accordi internazionali;
  3. l'attribuzione di poteri in deroga ai principi di sussidiarietà.
Vengo al punto 1. Mi soffermo sul tema libertà e lavoro e scelgo la Costituzione Italiana perchè coniuga questo binomio in modo che nessun altra Costituzione al mondo ha previsto. I Costituenti hanno stabilito che la legge determina i programmi e i controlli opportuni perchè l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali (art. 41.3) e, allo stesso tempo, che l'attività economica sia pubblica che privata non possa svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana (art. 41.2); il tutto in uno Stato - l'Italia - la cuisovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione (art. 1.2).
Queste disposizioni confondono indistintamente, nel Popolo, gli italiani che si qualificano solo come forza lavoro. Ergo gli italiani sono un popolo a sovranità limitata formato esclusivamente da lavoratori liberi di lavorare a norma di legge. Dal chè si evince che gli italiani sono un Popolo debole in uno Stato debole, essenzialmente costituito da lavoratori dipendenti!
Un imprenditore, un professionista devono ricevere disposizioni da una norma per lavorare; il magistrato deve agire sotto l'ombrello dell'obbligatorietà dell'azione penale! Dov'è la libertà?

Per la comprensione di quanto sia anacronistico questo testo frutto del compromesso tra le forze politiche subito dopo la caduta del fascismo e l'appropriazione della vittoria su di esso oparata dai socialcomunisti, riporto il testo dei tre commenti (Miscredente, Pietro e Alessandro) ad un post del blog di Robinik intitolato La mia Costituzione che pienamente rappresentano quanto penso in materia.

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l miscredente
 Says:
Neanche a farlo apposta alcuni giorni fa avevo scritto anch’io a proposito dello “strano rapporto” che c’è tra la nostra Costituzione e il concetto di Libertà. Ne riporto qui uno stralcio.
Secondo il mio modesto parere, la Libertà non può essere dipendente dal lavoro mentre, viceversa, il lavoro, può esistere nel senso “nobile” del termine solamente se è garantita per prima la Libertà stessa. Perché senza la Libertà il lavoro non può essere più ritenuto tale ma diventa schiavitù, oppressione.
Basta vedere ciò che è accaduto in Russia, in cui fu applicata la filosofia comunista. Fecero del lavoro una bandiera mentre con la Libertà (quella vera e non quella intesa dal comunismo) ci si pulirono i piedi (per non dir peggio). E si sa (è storia recente) come andò a finire“.
Inoltre, sempre per fare un esempio, non si può certo dire che i cinesi non abbiano il lavoro. Ma la Libertà (quella con la L maiuscola, che comprende tutti i diritti/Valori universali) ancora se la sognano e i lavoratori sono trattati come schiavi.
Per tutte queste ed altre ragioni, secondo me, non è vero che sia il lavoro a dare la Libertà.
Perciò sostengo si debba modificare la nostra Costituzione a partire proprio dall’art. 1 che ritiene solo il lavoro come valore “fondante”, a differenza della Costituzione americana che nel “Preambolo” elenca i Valori da assicurare tra cui “le Benedizioni della Libertà”.

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Pietro Says:
I tempi sono maturi perchè si manifesti una storica follia che tutte le persone - di buon senso e di sani principi - attendono: un de profundis corale in memoria di coloro che si professarono e che si professano ancora comunisti, accomunati anche a chi, per sola opportunità politica, si dichiara essere ancora loro amico. Questi individui hanno perso il lume della ragione, la loro estinzione è lenta e dolorosa e per questo esplodono con manifestazioni di violento maleficio seminando, ovunque operino, il terrore con l’uso spudorato della menzogna e dando un’impronta demagogica ad una proposta politica che porta a sovvertire l’ordinamento dello stato, dell’economia e della finanza.
Una cosa sola serve! Che il Parlamento riprenda il suo potere e ne suggelli la morte politica!
Non dico altro! Mi rendo conto che siamo al bivio: questo è da me percepito sin dalla fine degli anni 40 dello scorso secolo.
Ferrara, martedì 16 settembre 1947 - Avevo 13 anni. Un motocarro passa sotto casa dove abitavo con la mia famiglia. Un ex partigiano, in piedi sul pianale, annuncia, dal megafono, che alle 16 sarebbe stata distribuita, lungo il Corso della Giovecca, partendo dall’angolo dei 4S, la copia della Costituzione secondo il testo appena approvato nell’ultima seduta dell’Assemblea. All’ora prevista, mi recai sul posto. Con qualche ritardo e intrufolandomi nella ressa, riuscii ad avere una copia. Finalmente, dopo tanto parlare e tanto disputare portai a casa questa primizia. Dopo cena, con Papà e mio fratello, si iniziò a leggere l’art. 1 della Costituzione.
  • L’Italia è una Repubblica Democratica fondata sul lavoro.(1)
  • La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione(2).
Il testo risultava diverso da quello del progetto originario quale fu presentato dalla Commissione per la Costituzione alla Presidenza dell’Assemblea Costituente il 31 gennaio 1947 che recitava:
  • L’Italia è una Repubblica democratica(1).
  • La Repubblica italiana ha per fondamento il lavoro e la partecipazione effettiva di tutti i lavoratori all’ organizzazione politica, economica e sociale del Paese(2).
  • La sovranità emana dal popolo ed è esercitata nelle forme e nei limiti della Costituzione e delle leggi.(3)
Ne seguì una discussione dalla quale scaturì che da un testo dal quale figurava l’esclusione degli imprenditori, degli artigiani, dei commercianti e degli esercenti le libere professioni che, ovviamente, avrebbero dovuto rientrare tutti nella categoria dei lavoratori - pena la loro non “partecipazione effettiva … all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” - si era passati a fondare la Repubblica solo sul lavoro, spogliando il cittadino della sua propria personalità di lavoratore e valutandolo solo su ciò che produce in modo coatto sulla base di pianificazioni economiche e sociali.
La fondatezza di questa osservazione è avvalorata da quanto previsto dal Titolo I della Costituzione (artt. 13 - 28) dove i rapporti civili sono regolamentari non secondo il principio che consente al cittadino di esercitare la propria libertà laddove la legge non proibisce, ma secondo quello che lascia il cittadino sempre nel dubbio di commettere reati perchè l’azione che sta per compiere o non è specificatamente prevista dalla norma, oppure, se prevista, il caso suo presenta diversità che suscitano rischi preoccupanti nell’assunzione delle decisioni!
Queste sono considerazioni che oggi faccio ricordando che a Papà sembrava ridicola l’idea di una repubblica di tal fatta e che solo la demagogia comunista consociata alla nascente e già temuta omologazione a sinistra dei democristiani di Dossetti, poteva costruire.
Il passaggio in peggio è documentato dal resoconto sommario della seduta della Commissione per la Costituzione di mercoledì 22 gennaio 1947 - Presidenza Tupini, dalla quale risulta che l’unica, logica e perfettissima formulazione dell’art.1 sarebbe stata quella di accettare la proposta di Togliatti:
  • L’Italia è una Repubblica democratica di lavoratori.(1)
La sua avrebbe portato l’Italia ed esprimere con più chiarezza la sua vocazione sovietica e ciò è dimostrato dal fatto che nello stesso anno 1947 URSS si era data una nuova costituzione riformando quella del 1936:
  • Articolo 1 - L’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche è uno stato socialista degli operai e dei contadini.
  • Articolo 2 - La base politica dell’U.R.S.S. è costituita dai Soviet dei deputati dei lavoratori, sviluppatisi e consolodatisi in seguito all’abbattimento del potere dei proprietari fondiari e dei capitalisti e alla conquista della dittatura del proletariato.
Leggendo gli articoli 41 e 42 della nostra Costituzione, in modo subdolo e col diffuso principio di esaltare l’unico fattore di produzione riconosciuto, quello del lavoro, sugli altri che non risultano nemmeno nominati (terra, capitale e impresa), si ha proprio la conferma che la proprietà non è libera, ma vincolata al punto che, legalmente e con atti parlamentari, lo Stato può, di fatto confiscarla ai privati (come lo dimostrano gli annosi e non ancora sopiti tentativi di trasferire rete TV-4 di Mediaset sul satellite).
  • Art. 41 L’iniziativa economica privata è libera.(1) Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.(2) La legge determina i programmi e i controlli opportuni perchè l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.(3)
    Art. 42 La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati.(1)
    La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.(2)
    La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale.(3)
    La legge stabilisce le norme ed i limiti della successione legittima e testamentaria e i diritti dello Stato sulle eredità.(4)
Quanto precede non risponde a principi di libertà, perchè la libertà concessa col criterio “non sta scritto perciò non puoi fare” significa essere vincolati in ogni propria azione.
Ancora oggi trasecolo pensando che un cattolico come Dossetti si sia prestato a costruire questa mostruosità!
Il Senatore Marcello Pera ha lanciato l’Appello per l’Occidente.
Le elezioni politiche hanno avuto uno strano esito, ma nel centro destra stanno nascendo finalmente buone idee per riformare gli atti costitutivi dello stato al fine di riportare in primo piano la persona umana definendola come Cittadino che è soggetto di diritti e non oggetto del Leviatano!!!

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Alessandro
 Says:
Non occorre parlare di come è scritta la Costituzione Italiana. Basta osservare che lo stemma della nostra Nazione è un ingranaggio! Ma come gli è potuto venire in mente?

Castiglioncello 20 agosto 2006


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(*) Post migrato dal sito www.pibond.it
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