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17 agosto 2016

Spremuta di salario

Qualcuno pensa ancora di partecipare alla fiera dei trinariciuti.


Nel nostro bene amato paese, le teorie economiche hanno un'applicazione assai fantasiosa.

Le buste paga dei tedeschi sono cresciute in termini reali del 2,5 per cento, il tasso più elevato dal 1992: la ragione principale del balzo è stata l’inflazione (non armonizzata) inchiodata allo 0,3 per cento su base annuale. L’aumento nominale delle retribuzioni è stato pari quindi al 2,8 per cento. Così, mentre il mancato incremento dei prezzi al consumo preoccupa la Banca centrale europea e il suo presidente Mario Draghi, l’effetto positivo sulla crescita si fa sentire soprattutto in Germania.
In Italia, considerando che non è il caso di procedere ad aumenti retributivi generalizzati a prescindere da quelli ricavati dalla produttività, i sindacati chiedono un aumento dei salari minimi nazionali* sulla base di un modello (IPCA 2009) che prevede 10 categorie di lavoratori (le nuove classi dei poveri privilegiati).

Insomma i tedeschi hanno gli aumenti per effetto di un'inflazione che non aumenta, gli italiani gli aumenti li otterranno con un ulteriore spremitura dell'IRAP.

Non sto a leggere le innumerevoli tabelle di dati che accompagnano la piattaforma rivendicativa. Faccio solo questa considerazione.

Né in Germania, né in Italia, le imprese conseguono utili significativi. Prevalentemente la grande industria è formata da gruppi globali che operano in Paesi diversi da dove producono, come FCA registrata in Olanda e quotata alla borsa di Londra.

Secondo il principio secolare dell'economia classica, il salario viene prelevato a monte del profitto anche se oggi le cose appaiono al contrario: prima le tasse, poi il profitto e, infine il salario.

Infatti tali gruppi hanno, in Italia, solo fabbriche dove i salari al netto delle ritenute sociali e fiscali, confluiscono con le imposte nel bilancio che viene consolidato all'estero. Ne consegue che la concessione di un aumento generalizzato delle paghe non può essere scalato, all'estero, dall'utile del Gruppo, ma dall'IRAP (imposta regionale attività produttive) che è calcolata sui costi del personale, accantonamenti, svalutazioni, plus e minus valenze ed altri accidenti che, se non previsti, l'Agenzia delle entrate li comprende.

Le tasse sugli aumenti salariali 2016 saranno quindi pagate due volte, la prima dai lavoratori contestualmente nella ritenuta d'acconto, e la seconda a carico dei datori di lavoro sotto forma di Irap per rifondere lo Stato concertatore, con la previsione di aumentare la spesa pubblica corrente di 7-10 miliardi. (Si è mai visto che in un contratto bilaterale il mediatore intervenga come pagatore?).

Ma non è finita. 

Torniamo alla Germania dove i lavoratori sono più felici dei nostri! 

Mario Draghi è preoccupato della stabilità dei prezzi che non fa aumentare i consumi.

Ma ché diavolo! I cittadini cos'altro hanno da comprare oltre all'Audi 3, ad uno smartphone all'anno, la TV 3 D, la pizza o gli spaghetti con le vongole, una settimana in montagna e una al mare? Niente per i tedeschi: risparmio, assicurazione sanitaria oltre alla previdenza complementare.

In Italia  pizzichi: 1. niente risparmio; 2. sanità pubblica che funziona solo a pagamento; 3. Ai pensionati INPS sono concessi prestiti per pagare le bollette o per anticipare il pensionamento. 

La Nazione soffre: merita uno nuovo Stato non classista e una Costituzione ove il Cittadino appartenga ad una società fondata sulla libertà di esistere e dove, sul diritto, possa gravare solo il peso di un’etica condivisa!


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* Siamo fermi agli anni 50. Salario unico nazionale quando da una regione all’altra e soprattutto nelle città metropolitane I prezzi possono variare anche dall’8 al 10%.

1 commento:

  1. Ditelo a Rosario Napoli che il salario unico nazionale non dà alcun beneficio ai lavoratori!

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