08 gennaio 2012

Il Corso Epocale

(...)
Incendiato il tempio di Apollo. Flagias, condannato in eterno
Erasmo da Rotterdam nel suo famoso Elogio della follia ricorda le parole che scrisse Virgilio sul tema. Al riguardo, si riferisce all’arrivo di Enea a Cuma, in Campania, dove è accompagnato dalla Sibilla giù nell'oltretomba, al di sotto del lago d'Averno. Nei Campi Elisi incontra l'ombra di Anchise, che rivela al figlio che è stato scelto dagli dei per fondare l'Impero di Roma.
Tra gli altri dannati Flegias, Re dei Lapiti, che, per vendicare la morte della figlia, tentò di incendiare il tempio di Apollo a Delfi (uno dei santuari più importanti della Grecia), ma non fu perdonato, tanto che il dio, dopo averlo crivellato di frecce, lo scaraventò nel Tartaro e per condanna dovette stare per l’eternità con un grosso masso sempre sul punto di cadergli addosso schiacciandolo. A gran voce Flegias urla:

"Apprendete giustizia dall’esempio, e a non spregiare gli dei".
Mentre la Sibilla commenta:
Cento lingue, cento bocche, un’ugola di ferro, non mi basterebbero per enumerare tutte le varietà di pazzi,
a elencare tutte le forme di follia
.
Vale la pena di soffermarsi sulla clamorosità del Fatto mitico del tentato incendio del Tempio di Delfi, per svolgere qualche considerazione utile a spiegare meglio in concetto di Follia. A pagina 65 del testo di Elogio della Follia curato da Eugenio Garin (Oscar Mondadori), i tre versi dal n. 625 sono trascritti in versione italiana in senso diverso rispetto alla traduzione di Francesco della Corte in Enciclopedia Virgiliana che ho consultato[1].
Omnis scelerum formas : “in tutti gli aspetti dei delitti” diventa “tutte le varietà di pazzi” e omnia poenarum … nomina: da “tutti i tipi di pena” diventa “tutte le forme di follia”.
Da quel poco di latino che ricordo dalla scuola, mi sembra che la traduzione di della Corte sia più aderente al testo virgiliano che non quello che ho letto sul testo a cura del Garin.
Non sono alla ricerca di chi ha ragione e di chi ha torto e la cosa non ha una grande importanza, ma rilevo una questione di fondo che interessa il modo di intendere la storia anche nei suoi cicli ultramillenari.
Ai tempi di Virgilio – epicureo – contavano i fatti.
Flegias ha offeso Apollo e Apollo, più potente di Flegias, l’ha punito. Flegias, nel Tartaro urla il suo dolore procurato dal masso che continuamente lo minaccia (la giustizia), invitando a non spregiare gli dei (dovere).
Virgilio non dice altro: chi fa danno, paga, e la cosa stava bene ad Augusto l’imperatore che gli aveva commissionato l’opera tramite Mecenate.
Erasmo sembra leggere nell’episodio dell’Eneide un'altra cosa e con questo trovo giustificata la traduzione del Garin. Il Cristianesimo ha sopraffatto la Romanità e i soggetti che formano il popolo che non indirizza più la supplica al dio Imperatore, ma ai santi. C’è un santo protettore per tutti i generi di attività. Peraltro, Erasmo nota che, fra tanti ex-voto di cui sono zeppe le pareti e persino le volte di certe chiese, non si è mai visto il caso di chi fosse guarito dalla follia, o che fosse diventato, sia pure uno zinzino più saggio.
Le osservazioni di Erasmo portano a considerare il duplice aspetto degli Eventi: il primo riguarda la loro l’ineluttabilità, il secondo l’effetto Scandalo che provocano trasformandosi in castighi per Flagias e in Follie … per i cristiani!
Ma c’è Scandalo e Scandalo!
Il santo fa miracoli, si sa, ma non si sa né quando, né come. Cristo risorse, Costantino vinse la battaglia di Ponte Milvio, Maometto distrusse gli idoli del tempio alla Mecca, un inventore ignoto dotò l’aratro del vomere e mise il giogo ai buoi, Colombo salpò da Palos, Lutero affisse novantacinque tesi al portale della Cattedrale di Wittenberg , e via via: Follie su Follie sino ad arrivare in quel di L’Aquila alle ore 3:32 del sei aprile 2009.
A ognuna di queste Follie si associano personaggi che Fanno la loro parte protetti dalla loro Fede.
La Fede non è più dominio del prete - che comunque, col sostegno dei Santi, opera per il bene del prossimo - ma propugnata da altri soggetti auto referenziati che si qualificano ideologi, scienziati, economisti o specialisti in tutto, oppure genericamente intellettuali. Questi, pur nell’ignoranza di ciò che è bene e di ciò che è male, fanno proseliti nell’accaparrarsi la credulità della gente procurando loro danni sociali incalcolabili.
Flegias vive ancora tra noi, ma nessuno lo condanna più.
Le forme dei delitti sono diventate le varietà di pazzi e i nomi dei castighi si sono trasformati, parafrasando Virgilio, in “tutte le forme di follia”.
Così scrisse Erasmo.
°°°
Se esistono forme di Follia, vuol dire che esistano anche forme di Non Follia. Ma la Non Follia che cos’è? Se, da tutta l’umanità sottraiamo tutti i Folli, quanti sarebbero i Non Folli? Intanto, chi sono i Non Folli?
Torno nell’antica Grecia per riferire del paradosso del sorite[2] (mucchio) proposto dal sofista Eubulide di Mileto.
E’ abitudine di noi occidentali di voler ridurre tutto ciò che vediamo in bianco e in nero. In realtà tutto è quasi grigio e, per render meglio l’idea, prendo ad esempio il color rosa che risulta dalla mescolanza del rosso puro (RGB = 255,0,0) col bianco (RGB = 0,0,0). Infatti se prendiamo un foglio rosso e uno bianco della stessa dimensione, ognuno dei quali tagliato in mille pezzettini e mescoliamo il tutto, otteniamo un mucchio di pezzettini che danno l’impressione di essere il color rosa perfetto. Ma, in realtà si tratta di un’illusione: i colori rosso e bianco perfetti non esistono perché oltre certi limiti sia il bianco sia il nero come il bianco e il rosso, non sono altro che le varie apparenze del grigio. Infatti se dal mucchio togliamo tutti i pezzettini color rosso ricostruiremo la collezione dei pezzettini bianchi che, in realtà sono di color grigio molto chiaro.
Col paradosso del sorite desidero solo rendere chiaro che è confuso il passaggio dall’ “A” a “NON A”[3]. Dire che, nel cercare cosa è più rosa e cosa è meno rosa, tra mille pezzettini rosa, si può solo fare una cernita nell’insieme A e NON A, operando la separazione usando un colore di riferimento: il grigio medio (RGB = 127,127,127).
Concludo, per tornare alla Follia, che ogni epoca ha il suo obiettivo di riferimento nel quale i Folli sguazzano. La cosa pare evidente dal modo di essere dell’Uomo come Ideatore, Artefice o Guerriero e la Storia classifica tra i Folli, chi non si adegua e, tra i Geni, gli altri.
Il tutto si svolge in cicli epocali durante i quali Fatti imprevedibili non sequenziali determinano discontinuità, provocando biforcazioni dai quali gruppi umani si separano per seguire ognuno la propria sorte.





[1] Virgilio, Eneide, VI; 625-627:
Non, mihi si linguae centum sint oraque centum,
Ferrea vox, omnis scelerum comprendere formas,
omnia poemarum percurrere nomina possim.
“Se avessi centinaia di lingue e di bocche, e una voce
di ferro, non potrei abbracciare in tutti gli aspetti i delitti,
non potrei elencare tutti i tipi di pena”.
[2]  Dato un mucchio di sabbia, se si elimina un granello dal mucchio avremo ancora un mucchio. Eliminiamo poi un altro granello: è ancora un mucchio. Eliminiamo ancora un granello, e poi ancora uno: il mucchio diventerà sempre più piccolo, finché rimarrà un solo granello di sabbia. È ancora un mucchio, quando rimane un solo granello? E se un solo granello non è un mucchio, allora in quale momento quel mucchio iniziale non è più un mucchio?
[3] Le cose non sono precisamente bianche o nere; ci sono gradazioni. E’ difficile credere che ciò sarebbe visto come rilevante contro la negazione classica; ma si può citare una letteratura irresponsabile che mira a ciò. Willard Van Orman Quine - Philosophy of logic

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