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29 dicembre 2015

Il terrore di essere il signor Nessuno

Sin dalla nascita siamo dominati dall'istinto di collocazione sociale. Alcuni lo esercitano in posizione dominante, altri in posizione subordinata ma tutti assillati dallo stress per non giungere ad essere compresi nella miriade dei "Signor Nessuno".
Chi è il Signor Nessuno che nessuno vuole impersonare? C'è qualcuno che l'abbia mai incontrato mentre dichiara di esser un nessuno tra gli esistenti? Eppure tutti temono di impersonarlo anche dal rango più alto della scala sociale.

I militari in tempo di guerra, gli accaparratori in tempi di carestia, gli ingegneri quando la borsa è toro, i medici tra gli ammalati, ricchi e potenti sempre. Questi ultimi sono al top tra i "qualcuno", e tali sono sino a quando hanno beni al sole e soldi in tasca. Esser ricco non richiede particolari conoscenze e capacità per cui la ricchezza, in generale, è il paradigma generalizzato del progetto di integrazione sociale. Ma, a tal fine, è più importante essere ricchi o essere amati? Nella nostra civiltà occidentale si è instaurata una distorsione sentimentale nel considerare la ricchezza come requisito per essere amati e il successo in campo economico e finanziario è diventato il cult che regge la nostra esistenza.
L'origine la troviamo con l'uso delle macchine quando, all'inizio del XVIII secolo, nella tessitura fu introdotto il telaio meccanico, azionato dall'acqua che scorre sulle pale del mulino e, successivamente dal vapore per farlo funzionare. Iniziò l'esodo che portò la popolazione ad abbandonare la campagna per andare in città trasformandosi da contadini in operai.Dalla tessitura si passò all'industria metallurgica e ai trasporti e quando, alla fine del XIX secolo fu introdotto l'uso dell'elettricità l'assetto socioeconomico era già configurato dalla sua trasformazione originaria da
Terra -> Lavoro -> Prodotto
a quella ancora attuale  che vede l'Impresa in conflitto col Lavoro:
Capitale -> Impresa --> Profitto; 
Impresa -> Lavoro -> Salario;
 Salario -> Consumo -> Risparmio; 
Risparmio ->Finanza -> Capitale. 
Per ricchezza s'intendevano i beni reali al sole e nei forzieri; oggi si tratta di entità immateriali riferite ai fattori in grado di produrre denaro. Oggi la ricchezza ha natura finanziaria, mentre, sino a qualche anno prima era prevalentemente economica.
°°°
Su questa pagina mi soffermo sul saggio di Alain de Botton pubblicato da Guanda. Si tratta de "L'importanza di essere amati".
Sul quarto risvolto di copertina l'autore riporta parte del terzo paragrafo del capitolo intitolato al "Desiderio di status" e scrive:
«La vita adulta è caratterizzata da due grandi storie d'amore. La prima, che riguarda la nostra ricerca dell'amore sessuale, è ben nota e ampiamente analizzata: con le sue bizzarrie, è una ricca fonte d'ispirazione per la musica e la letteratura, ed è socialmente accettata e celebrata. La seconda, che riguarda la nostra richiesta di amore al mondo, è invece più segreta e fonte di vergogna. Eppure, questa storia d'amore non è meno intensa della prima, né meno complicata, importante e universale.»
Al secondo paragrafo riporta la fonte sulla quale l'autore ha tratto il convincimento che condurre la propria esistenza si traduca essenzialmente nello stress per non giungere ad essere compreso nella schiera della miriade dei "signor nessuno". Questa fonte l'autore l’ha tratta da la "Teoria dei sentimenti morali" di Adam Smith riportando alcune frasi sotto la forma di domande-risposte:
«Infatti, a che scopo è diretta tutta la fatica e l’affanno di questo mondo? Qual è il fine dell'avarizia e dell'ambizione, della ricerca del benessere, del potere, del predominio? Forse soddisfare i bisogni naturali? Il salario del più umile lavoratore può soddisfarli [...] Ma allora, da dove deriva quell'emulazione che attraversa tutti i diversi ranghi umani, e quali sono i vantaggi che ci proponiamo con il grande fine della vita umana, che chiamiamo miglioramento della nostra condizione? Essere osservato, ricevere attenzioni, essere considerato con simpatia, compiacimento e approvazione sono tutti vantaggi che ce ne derivano [...] La Persona ricca si vanta delle proprie ricchezze, perché sente che naturalmente attirano su di lui l'attenzione del mondo [...] La Persona povera, al contrario, si vergogna della sua povertà. Sente che essa lo pone fuori dalla vista degli altri [...] sentire di non essere preso in considerazione necessariamente attenua la più gradevole speranza, e delude il più ardente desiderio della natura umana. La Persona povera va e viene senza che nessuno la noti, e quando si trova in mezzo alla folla è al buio come nel suo tugurio [...] La Persona raffinata e di rango, al contrario, è al centro dell'attenzione di tutti. Tutti sono ansiosi di guardarla [...] Le sue azioni sono oggetto della pubblica attenzione. Difficilmente una sua parola o un suo gesto restano ignorati».
Ecco, quindi, l'argomento ovvero: piacere agli altri per essere amati.
Mi chiedo: ma questo è amore?
Al lemma "Amore" il Dizionario di filosofia di Nicola Abbagnano dedica quasi ben ventidue colonne: troppe per dire se in effetti possa essere data una risposta univoca e comprensibile.
Senza riportare alcunché dal dizionario, desidero solo rivolgere l'attenzione sul fatto che la parola "amore" comprende un notevole numero di sentimenti caratterizzati da diversi stati qualitativi di passionalità.
Innanzi tutto, a mio parere, l'amore si manifesta come slancio affettuoso, come propensione al possesso pieno e condiviso dell'oggetto desiderato al fine di raggiungere uno stato di gioiosa completezza, infine, come consumazione del vincolo che ne deriva.
Questa definizione vorrebbe racchiudere ogni aspetto del fenomeno amore perché comprende un universo di manifestazioni che possono essere ritenute allo stesso tempo virtuose o perverse in quanto la passionalità, in sé, non è né virtuosa né perversa: ma lo diventa nel quadro etico nel quale questa viene considerata.
Recentemente, da qualche parte ho letto una frase che qui trascrivo che, in un certo qual modo mi ha sconvolto; eccola:
"Crescere non è altro che un continuo provare ad avvicinarsi ed allontanarsi l'un l'altro, finché' non si trova la distanza giusta per non ferirsi a vicenda."
Ma è questa la vita? Si può essere felici ad una distanza giusta per non ferirsi? La risposta credo di averla trovata affermando che:
La speranza ci accompagna verso l’avvenire che immaginiamo essere portatore di felicità e benessere.
Ora chiedo: quale orizzonte può avere una persona che pensa di progettare la propria vita verso la conquista di questa giusta distanza?
E' felicità, benessere, o non è, piuttosto, quella miserevole solitudine nella quale è sprofondato Rousseau?
Non bisogna cercare la distanza giusta, ma l'amore col credere e sperare di raggiungere liberamente la meta designata! La distanza si aggiusterà automaticamente!
L'amore non va cercato, bisogna donarlo per ottenerlo oltre ogni limite misurabile.
Il dramma esistenziale del "singolo umano", tuttavia, si misura in questa distanza: e la misura la troviamo nelle nostre azioni.
°°°
Eppure basta dare uno sguardo nel contesto sociale in cui viviamo per osservare che donare amore significa mettersi in un sacco di pasticci.
Viviamo da tempo immemorabile nel sospetto che il prossimo si impadronisca della nostra libertà e noi tutti viviamo in un mondo ostile nel quale tutto ciò che deve essere condiviso è oggetto di scambio e dove donare diventa offerta di scambio e ottenere diventa comprare.
E' possibile immaginare un contesto sociale diverso nel quale, senza coercizione alcuna, la libertà individuale possa esprimersi in prevalenza col dono anziché con lo scambio!
Quanto stress potremmo risparmiarci nel togliere la venalità agli innumerevoli valori che coinvolgono la nostra vita!
°°°
E' un sogno?
Sì è un sogno, ma credo che si possa fare tanto per iniziare a realizzarlo.
Già oggi, il potere si esercita secondo linee di sussidiarietà dove il pubblico fa solo ciò che il privato non è in grado di fare; ora, si potrebbe ipotizzare di lasciare la persona singola libera al punto di "donare con coscienza se stessa" agli altri per accogliere dagli altri il dono di ciò che gli è utile per il proprio progetto di vita.
Non credo che questa sia un'idea mia. Nei tempi le idee, spesso, sorgono spontanee ed i tempi stessi le suggeriscono perché i presupposti al cambiamento si delineano: occorre cogliere le opportunità e lavorare per gettare le fondamenta. Già qualcuno grida ai quattro venti di sostituire la parola solidarietà con quella della condivisione: questo, a parer mio, è un buon inizio.
°°°
Qual'è la cerniera sulla quale scorre la porta che separa la solidarietà dalla condivisione? La cerniera è l'amore che rimettiamo nell'opera, nell'impresa e nel lavoro. Operare per il bene e per il bello per giungere alla perfezione e diventare imprenditori di se stessi significa abbandonare la conflittualità che crea il profitto nell'accaparrarsi dell'operosità dell'agente lavoratore succube dalla volontà altrui. 
Profitto significa creare valore. La moneta non è un valore. Quante transazioni potrebbero essere compensate dalle banche senza l'intervento della moneta? Oggi non si può: il fisco fagocita le risorse per mantenere uno Stato sociale che consuma più di ciò che è in grado di produrre.
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Ho un'ultima e definitiva considerazione da compiere.
Il Lavoro umano, considerato come fattore sprigionante energia fisica per operazioni ripetitive, oggi, è complementare e/o succedaneo della macchina: infatti, solo la sua parte intellettuale e manuale creativa, qualifica, col capitale investito, l'atto produttivo.
Ognuno diverrà imprenditore di se stesso e all'auto investimento preferirà la collaborazione condividendo i profitti. I lavoratori trasformino i crediti privilegiati dovuti dalle loro aziende in quote societarie o cooperative, assumendone il controllo e la responsabilità per le parti di competenza. Joint venture, accordi di collaborazione tra due o più società miste ed ora i Commons, saranno organismi no profit per sviluppare opere creative e per condividere sevizi pubblici in economia di costi marginali. L'appartenenza a questi organismi esclude il sorgere del conflitto d'interesse.
La mia non è una proposta liberalistica, ma liberale così come concepita nella Dottrina sociale della Chiesa cattolica (*). In questa dottrina si trovano aggiornati i principi che ci porteranno alla consapevolezza che il denaro non è più il mezzo idoneo per elevare la qualità della vita.
Colorare l'esistenza Ridare vigore all'Anima



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(*) Risulta esposta in sintesi, nella forma più prossima a quella per laici col Motu Proprio del 28 giugno 2005 di Benedetto XVI. Non disponibile nel formato digitale. (San Paolo edizioni)   

(
Anteprima in bozza del Capitolo 29 del secondo volume di Oltre il tempo - Persona e Società, in prossima pubblicazione)

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