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08 febbraio 2015

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E' possibile reinventare il comune attraverso la lotta di classe?

Ascoltare dal minuto 45 per capire se è possibile.

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1 commento:

  1. La lotta prevede 1. lo scontro e la lotta al capitalismo, 2. lo sviluppo. Dall'interazione tra 1. e 2. scaturirebbe un residuo, "un lascito di passione, di comunanza di pensiero e di affetto per strappare il denaro ai padroni". Si tratta, a mio parere, di una mistificazione intellettuale compiuta in una contingenza storica immaginaria.
    Perché ci sia lotta occorre che vi siano i contendenti. La classe borghese non esiste nelle moderne democrazie, mentre si è riformata in Russia. Il problema è il Capitale che si è concentrato a tal punto che il padrone non c'è più perché è subissato dai debiti e dalle tasse, e il capitale stenta a riformarsi col risparmio assorbito dal debito pubblico creato dal walfare. La mia attenzione è rivolta al fatto che lo Stato che oggi si identifica nella sola pubblica amministrazione, deve trasformarsi in fattore di produzione, immaginato come costituito da forme associative diffuse di propagazione economica e sociale. Si tratta dei commons collaborativi a costo marginale zero.
    Il pericoloso personaggio che si qualifica in Wikipedia come politico, filosofo e sociologo italiano non dice che il residuo prodotto dalla lotta produrrebbe effetti benefici per migliorare la qualità di vita delle Persone. Non lo dice perché vuole il contrario: farci vivere nella Fattoria degli animali, quella descritta nel romanzo satirico di George Orwell, pubblicato in italiano nel 1947.

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