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14 novembre 2011

Il Processo storico: Follie

Follia? Un Fatto ci coinvolge per un attimo, si annienta nel presente e ci porta a vivere Eventi futuri.
Ognuno ha una sua personale visione del tempo. Si è soliti pensare che la felicità duri un attimo e il dolore, un’eternità. E' vero solo quando il tempo così percepito sia inteso come un valore soggettivo.
Oggettivamente questo tempo non esiste perché mancano riferimenti sui quali fondare un pensiero. L'emozione non ha una dimensione temporale perché è costituita da una miscela confusa di sentimenti in ebollizione, in cui, nello stesso istante, deflagrano con tanta intensità sensazioni contrastanti. Oltre questo confine, si ride e si piange provando insieme felicità e dolore.
Nella memoria, affiora un attimo di felicità: ecco spuntano i ricordi che permettono di porre qualche paletto.
Tuffarsi nel passato significa svelare contorni e dimensioni di fatti e circostanze che lentamente prendono corpo; gli avvenimenti sono rivissuti e si succedono formando una serie temporale sulla quale il presente e l'immediato futuro si trasformano in riferimenti logici: i momenti nella memoria diventano attimi di vita presente con una dimensione emotiva che coinvolge la propria persona con l’ambiente esterno e con chi sta vicino o lontano.
Fatti, avvenimenti, eventi sono il succo che la cronaca trasferisce nella storia. Se tra un fatto antecedente e un fatto susseguente c’é un nesso logico di causa ed effetto, vuol dire anche che il primo è predittivo rispetto il secondo e, in conformità a questo principio, è possibile regolare i comportamenti perché ognuno possa accordare le azioni con quelle che si credono indispensabili per conseguire un successo dal proprio agire.
Non tutti i fatti sono integrabili in un progetto. I più non sono legati da rapporti di causalità e d’interdipendenza.
Se un progetto riguarda un certo percorso in cui dovranno essere portati a termine determinati atti, le singole azioni saranno commesse secondo un certo ordine logico in cui si prevede che a ogni Fatto accaduto consegua un Fatto atteso di accadimento quasi certo.
La certezza del buon fine di un’azione, riguarda la minima parte dei fatti che l’uomo desidera avere sotto controllo. La maggior parte delle azioni umane sono aleatorie e, soprattutto, l’esito è condizionato dall’abilità strategica di chi le compie; oppure sono determinate da Eventi imprevedibili che sconvolgono l’avverarsi della previsione.
Gli eventi mutano la vita, i progetti e le abitudini; spesso è indispensabile modificare il percorso prescelto, perché la via è divenuta impraticabile. Succede ogniqualvolta che un Fatto diventa Storia; un fatto, che, in un istante, scatena le potenzialità accumulate nel passato e si attuano in un presente preparatore dell’avvenire.
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Tra le definizioni della storia (ne riferisco altre in appendice) preferisco quella di Kierkegaard che fu il primo a riconoscere, nella storia, la categoria della possibilità. La trascrivo:
Il passato non è necessario al momento in cui diviene; non è diventato necessario divenendo (che sarebbe una contraddizione); e lo diviene ancora meno attraverso l’intelligenza: guadagnerebbe ciò che l’intelligenza perderebbe giacché allora quest’ultima intenderebbe una cosa diversa e sarebbe una cattiva intelligenza.”
Tutto ciò che è in divenire, se non per divinazione, è inaccessibile alla mente e, quindi, è incerto ma possibile.
In realtà, penso che il dilemma tra Necessità e Possibilità sia un falso problema, perché, ove tra il fatto passato e quello futuro esiste un nesso, pare che non si producano particolari problemi per riconoscere che il passato è necessario. Quando questo nesso viene a mancare, la proposizione di Kierkegaard diventa vera, perché il fatto nuovo, l’Evento, interrompe la continuità del concatenamento dei fatti così come elaborati dall’intelletto. Il nesso ha una duplice caratteristica: è Causale perché il fatto futuro è conseguenza logica diretta del fatto passato; è Casuale perché l’accadimento dipende dalla probabilità del suo verificarsi.
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Penso che, nella storia, i Cambiamenti abbiano alcune volte segnato i passi più importanti della crescita umana: sono le scoperte geografiche e scientifiche, le invenzioni con i conseguenti progressi tecnologici, i conflitti bellici, sociali ed economici, e le catastrofi naturali.
Le scoperte, e con esse le invenzioni, sono la più importante fonte di cambiamento e la causa di rotture negli equilibri sociali che hanno provocato stati di grave disagio per l’impatto sulle abitudini di vita. Gli strascichi di obsolescenza e le riconversioni sociali hanno costretto popolazioni intere a migrare dalla campagna alla città e da un continente all’altro.
Le guerre, pur con i loro connotati di terribilità tali da apportare gravi sciagure, non favoriscono l’adattamento e recano danno indistintamente a vincitori e vinti. Infatti, a fronte dei danni materiali sia pure ingenti, i conflitti non sembrano ridurre le etnie perseguitate al disfacimento. Dopo le guerre, gli indici demografici segnalano una notevole diminuzione dell’età media accompagnata, peraltro, da un grande aumento della popolazione. I conflitti che hanno lo scopo di razzia, di conquista e di genocidio non generano crescita sotto il profilo umano e sono del tutto inutili per chi li mette in atto. Cessata la belligeranza, vincitori e vinti tornano al normale svolgimento delle loro occupazioni e succede anche che i vinti traggano maggior vantaggio rispetto ai vincitori. Giappone, Germania e Italia, perdenti alla seconda guerra mondiale, sono oggi ai vertici dell’economia mondiale, mentre i vincitori stentano a mantenere il primato nel mantenimento dell’equilibrio politico mondiale.
Le catastrofi naturali danno scossoni rilevanti alla nostra esistenza: le grandi epidemie, i terremoti e gli tsunami, pur funesti in termini di vite umane, determinano cambiamenti poco apprezzabili per i superstiti che, a danni accertati, proseguono nel percorso dopo aver progettato ripari più efficaci contro le avversità naturali.
I mutamenti climatici si sviluppano in tempi sufficientemente lunghi per essere assimilabili senza recare rilevanti danni sociali per una società evoluta come la nostra; è peraltro una sciagura per le popolazioni nomadi del Sahara che dalla pastorizia non riescono a stabilizzarsi per mancanza d’acqua e per assenza di capacità nell’uso di tecnologie moderne.
Ecco quindi che posso affermare che, alla base dello sviluppo della civiltà, i maggiori stimoli derivano dalle scoperte geografiche, scientifiche e tecnologiche: per il resto, l’Umanità, come da sempre, è solo nelle mani di Dio.
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Considero il Processo storico come un susseguirsi di Fatti intercorrenti tra Eventi esogeni mutanti e controllati dalla Volontà umana, che chiamo Follie.
Fatti ed eventi storici seguono un andamento ciclico la cui durata è caratterizzata dagli effetti prodotti da follie che agiscono in cicli di breve, media e lunga durata, classificabili secondo l'esemplificazione che segue:
·   Corso contingente, comprende tutto ciò che succede tra un fatto e la trasformazione o la cessazione dei suoi effetti: la moda; le correnti artistiche.
·   Corso generazionale, un movimento sociale o politico, come i beat degli anni 60, tutte le ideologie politiche, anche quelle che si estendono su più di una generazione;
·   Corso epocale, il tempo nel quale si estende l'effetto di un'intera civiltà caratterizzato da Fatti che determinano gli Eventi di grande clamore, come la nascita di Gesù, la distruzione degli idoli ammassati nel tempio della Ka'ba operata da Maometto nel 630, il viaggio di Colombo nel 1492; le scoperte scientifiche, la macchina di Touring ecc.
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In ciascun Contesto storico (CS); sono individuabili alcuni parametri che caratterizzano il succedersi dei Fatti. A tal fine, è determinante l’Agire umano da considerare come Forza che esercita Deviazioni nel Processo storico che, appunto è formato dalla sequela di Eventi esogeni mutanti (EVE) controllati dalla Volontà umana che si scatena attraverso la dinamica delle Follie (FOL).[1]
E’ bene chiarire che il processo storico, non va confuso con quello della civilizzazione che riguarda singolarmente le etnie e i popoli secondo il paradigma che la storia ha disegnato per questi grandi raggruppamenti umani. Infatti, non penso possibile definire il contorno antropologico della civiltà quando questa rimane avvolta in confini ideologici, confusi, capaci solo a dar forma alle funeste utopie che si sono susseguite in questi ultimi secoli.
La civiltà si mostra per quel che è, e va considerata come categoria immanente che nasce negli eventi formati dal succedersi dei fatti e dal modo secondo il quale i gruppi umani si adattano ed evolvono.
La realtà è oggi contenuta in un modello evolutivo che tende a unire tutte le nazioni in un sistema socio economico globale.
A che punto del corso di questo processo ci troviamo e quando ha avuto inizio?




[1] Al capitolo 13, si osserverà che la coesione sociale è in gran parte determinata dal controllo  sugli istinti sollevati dai sensi, secondo una sequenza che si avvia al momento della  percezione e che si conclude con la  generazione dell’impulso ad agire.

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