Cerco di integrare le teorie dell'economia con quelle della
sociologia, partendo da un’osservazione banale. Una classe d’individui gode di
equilibrio sociale quando questo, indipendentemente dal regime vissuto, si accompagna
a un contestuale equilibrio economico. Da ciò deduco che socialità ed
economia possano essere considerate come Sistema univoco alimentato
dai Cambiamenti che l’ingegno e il lavoro degli individui sono
in grado di determinare usando le risorse ricavate nel proprio habitat. Il
sistema socio economico è immerso nella natura, e si sostiene con energie
proprie e altre disponibili.
Dunque, l’equilibrio non nasce al proprio interno, ma dall'accessibilità alle risorse, cioè a tutto ciò che serve per condurre l'esistenza secondo gli usi e i costumi propri di ogni gruppo sociale.
Quando il sistema è in equilibrio, la reattività sociale è
trascurabile, ma questa aumenta al manifestarsi di forze esogene al sistema stesso. Queste
forze sono quelle che determinano il Cambiamento, ovvero stimolano
la società a ricostituire l’equilibrio rotto per l’effetto dei fatti
che hanno modificato il normale corso degli eventi.
Le considerazioni che seguono valgono per il solo campo circoscritto di mio interesse. Aristotele considerava
il Movimento[1] come l’Entelechia
di ciò che è in Potenza. Io osservo che, solo nel Cambiamento, è
implicito il concetto di Potenza, mentre il Movimento è
una mera espressione di moto da considerare, ad esempio, come mero trasporto di cose e persone
o come mutazione per effetto dell'invecchiamento. Nel Movimento vedo solo l’Essere che si sposta e che muta d’aspetto
senza Cambiare l'Essenza della Persona.
Valga questo esempio per chiarire il concetto.
Da ieri che prendevo l’aereo per andare a Milano, ad oggi
che salgo sul Frecciarossa, continuo a muovermi, ma non cambio per
questo solo effetto. Infatti, il Cambiamento non è avvenuto in
me che vado a Milano ma nel fatto che oggi ho l’opportunità di salire sul
Frecciarossa viaggiando, nella tratta Roma – Milano – Roma, in modo più veloce,
più economico e con un elevato grado di confort.
Chiarita la cosa, mi sembra che Entelechia di ciò
che è in Potenza non sia proprio il Movimento, ma il Cambiamento che
sarebbe, l’atto di ciò che è in potenza in quanto potenza.
Già va meglio, e constato che non io sono cambiato
(per la prenotazione e per l’acquisto del biglietto continuo ad operare via
internet), ma il mezzo di trasporto per effetto dell’entrata in servizio
dell’alta velocità nella tratta che mi interessa.
Ora, mi chiedo, dove si manifesta l’Entelechia
di ciò che è in Potenza?
Dove ha agito la forza che, nel tempo, produce lavoro e contestualmente cambia le cose?
In me, non è cambiato nulla e non vi è stato dispendio di energia ma, tra la progettazione dell’alta velocità e l’entrata in esercizio del Frecciarossa si produsse un certo lavoro consumando risorse umane, finanziarie, energetiche e materiali.
Dove ha agito la forza che, nel tempo, produce lavoro e contestualmente cambia le cose?
In me, non è cambiato nulla e non vi è stato dispendio di energia ma, tra la progettazione dell’alta velocità e l’entrata in esercizio del Frecciarossa si produsse un certo lavoro consumando risorse umane, finanziarie, energetiche e materiali.
Qualche tempo fa, questo concetto era ancora di difficile
comprensione e l’intuizione di Aristotele non era ancora sufficientemente
apprezzata. Ma è comprensibilissima perché oggi riusciamo a quantificare il
costo del materiale tecnico, umano ed energetico nel far circolare i cittadini
sul Freccia rossa.
Prima, il Cambiamento era troppo lento per essere percepito (si andava col ciuccio o a cavallo) e lo confondevamo con il Movimento, e, in genere, con tutti i fenomeni isomorfici che si manifestano nell’uso di beni succedanei, o solo apparenti come l’ applicare più nomi commerciali allo stesso prodotto.
Prima, il Cambiamento era troppo lento per essere percepito (si andava col ciuccio o a cavallo) e lo confondevamo con il Movimento, e, in genere, con tutti i fenomeni isomorfici che si manifestano nell’uso di beni succedanei, o solo apparenti come l’ applicare più nomi commerciali allo stesso prodotto.
[1] Aristotele
distingueva il Movimento in quattro specie: ai due di Platone, di
alterazione e traslazione, aggiunse quelli di generazione/distruzione e di
aumento/diminuzione.
(*) Dedicato a mio fratello Andrea, nel ricordo del viaggio sul Frecciarossa per festeggiare il suo ottantesimo compleanno.
(*) Dedicato a mio fratello Andrea, nel ricordo del viaggio sul Frecciarossa per festeggiare il suo ottantesimo compleanno.
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