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Opportunità ed occupazione.

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24 ottobre 2017

Appunti su "T.G. dell'impiego del Keynes"

APPUNTI SULLA
"TEORIA GENERALE DELL’IMPIEGO" del KEYNES
dalle lezioni del Prof. CANTARELLI*
Relazione tra domanda di lavoro e reddito nazionale.


Keynes studia la formazione del reddito e la sua distribuzione in tutta la collettività: cioè dal punto di vista macroscopico. In un certo periodo, il reddito è uguale al valore monetario di tutti i beni a disposizione della collettività. Tra reddito e occupazione corre una relazione che si esprime nel seguente grafico:


A = curva de previsione della
Rn domanda complessiva da parte dell'imprenditore.

B = curva di domanda effettiva di prodotti.

M = punto di equilibrio.

OP = occupazione effettiva.

PM = prodotti scambiati.




L'occupazione è in equilibrio quando la domanda prevista di P beni incrocia la domanda di prodotti.
G.B. Say ha dimostrato, formulando la legge degli sbocchi, che esiste sempre la possibilità di collocare i prodotti; ciò, per il Keynes, non è vero perché non sempre si raggiunge l'equilibrio fra domanda e offerta quando l'una e l'altra crescono. La discordanza fra le previsioni di domanda di prodotti da parte degli imprenditori rispetto a quella effettiva, causa il manifestarsi di crisi economiche alle quali segue l'aumento della disoccupazione. Sul fatto, Keynes considera tre elementi:
1. Propensione al consumo
2. Propensione alla liquidità
3. Efficienza marginale del capitale.

2. Propensione al consumo (Pc).
La propensione al consumo Pc è uguale al rapporto tra il reddito percepito (Y) e la parte destinata al consumo (C), dove C è il consumo e Y è il reddito. In formula:

     DC
Pc = ----
     DY
La media:

      C
Pcm = ---
      Y
Se C = Y, significa che tutto il reddito è destinato al consumo e non esiste risparmio per cui si possa propendere. Se Pc = 1 il consumo si attesta in misura inferiore al reddito necessario per produrlo. Pertanto si risparmia la porzione che in figura è indicata col tratteggio. Infatti, alla previsione di domanda complessiva di 4, che corrisponde ad una occupazione pari a 4, risponde una domanda effettiva di 3,5 sulla linea B, per la quale è sufficiente un'occupazione pari a 3.


La propensione al consumo è influenzata da fattori soggettivi e oggettivi (tassi d'interesse, aggravio fiscale, scorte, attese future). La propensione al consumo dipende anche dalla distribuzione del reddito. Tuttavia essa relativamente stabile nel tempo.

3. Propensione alla liquidità.
La propensione alla liquidità è data dal rapporto fra la quantità di moneta che si preferisce tener presso di se e la quantità di moneta risparmiata.
La quantità di moneta da investire è data dalla differenza tra il risparmio e la quantità tesaurizzata. La propensione alla liquidità dipende da timori d'inflazioni o deflazioni.

4. Efficienza marginale del capitale.
L'Efficienza marginale del capitale è uguale al saggio dì sconto al quale il valore attuale della serie di annualità dei ricavi attesi dall'investimento, uguaglia il capitale stesso sul mercato. Qualora si riesca ad ottenere un prestito a un tasso d'interesse minore dell'efficienza marginale, si propende a investire maggiormente.
C'è analogia tra i due grafici.
Aumentando l'efficienza marginale del Capitale M.E.C. aumentano gli investimenti al crescere del costo T.I.M. del capitale diminuisce la comanda di essi.

Mentre per i Classici il tasso d'interesse serve a eguagliare la domanda dei capitali, per Keynes esso mette in equilibrio la quantità di moneta che si preferisce impiegare con quella che si preferisce tenere presso di sé. In caso d'inflazione c'è una maggior propensione all'investimento e al consumo. 

5. Risparmio e investimento.
Per i Classici il risparmio si traduceva in investimento. Per il Keynes, in generale, non sempre il risparmiatore investe tutto il proprio capitale, ciò dipende, come si è visto, dalla sua propensione alla liquidità. Per far aumentare il reddito R, quindi la domanda di lavoro, è indispensabile che il risparmio-sia investito /, fino a raggiungere al limite:

R = I

Un altro concetto importante è l'effetto moltiplicatore di Kahn, ripreso dal Keynes. L'investimento dà luogo a una reazione a catena, per cui la spesa iniziale produce un reddito che, a sua volta, diventa consumo per ritornare a essere investimento, e così via. L'incremento di reddito per opera di un investimento si esprime con la seguente espressione:
DY =k DI
dove DY è l'incremento del redito, DI l'incremento d'investimento, e k è il moltiplicatore del Kahn che dipende dalla propensione al consumo. In genere

   1
K = ------
   1-Pc

cioè anche:
   1
K = ----
   g
 Dove g la propensione al risparmio.
Esempio: Se, per un investimento, l'operaio ottiene un aumento di 100, egli spenderà in beni di consumo una parte, supponiamo 80, che andrà a formare il reddito di altri consumatori che a loro volta ne spenderanno una parte per altri beni di consumo. Alla fine le 100.iniziali creeranno un reddito totale pari alla somma di tutti i consumi dei successivi redditieri. Per Keynes l'effetto del moltiplicatore è istantaneo, ma, in realtà, non è così perché la trasformazione degli investimenti in reddito e poi in consumo, avviene attraverso nel tempo.I seguaci del Keynes introdussero, a questo proposito, il moltiplicatore seriale.
5. Azione dello Stato negli investimenti.
Lo Stato è un percettore d'imposte e un erogatore di disponibilità. Le sue disponibilità operano come forza regolatrice per l'equilibrio economico complessivo. Le azioni dello stato sono in correlazione con í cicli economici. Pertanto, secondo Keynes, gli investimenti pubblici devono essere complementari e contrari con quelli privati.

Le teorie del Keynes valgono per paesi ricchi e tecnicamente sviluppati; in altri, relativamente poveri, l'intervento dello Stato e la teoria degli investimenti comportano un'applicazione assai più complessa. [Modigliani n.d.r.].



FINE

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* Questi appunti sono riprodotti dall'originale redatto da me nel 1955 durante le lezioni del Prof. Cantarelli, assistente del Prof Giovanni Demaria. L'ho conservato sino ad oggi ed intendo tramandarlo ai posteri perché vi sono stranezze che denotano quanto l'intervento dei politici navighino sulla berlina di falsi economisti che distorcono le teorie scientifiche ad uso e consumo della furbizia collettivistica. Il titolo è corretto. Si tratta in effetti della"Teoria Generale dell'impiego" di Keynes. Nella prima figura relativa al quadrante cartesiano sulla "formazione del reddito e la sua distribuzione in tutta la collettività", sulle ascisse figura il termine "occupazione", cioè quello originario usato dall'autore del "moltiplicatore" che fu Richard Kahn, allievo di John Maynard Keynes. Per occupazione s'intendeva l'impiego di tutti i fattori della produzione (terra, lavoro, impresa e capitale), Mentre invece, il maestro limitò il termine riducendo la teoria per ottenere risultati in termini di impiego che non è il lavoro dell'operaio pagato a tempo ma quello pagato a mese o ad anno. Quindi, nel testo dell'appunto la curva B  dell'occupazione ha tre definizioni: nel titolo dell'appunto, impiego; sulle ascisse del quadrante, occupazione; sulla sua denominazione: lavoro, poi corretto in "prodotti", come in effetti il prof. considerava l'insieme delle occupazioni che confluivano nei prodotti che richiesti producono il nuovo ciclo produttivo. (PB)






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