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Opportunità ed occupazione.

Occupazione per attuare progetti e progetti per creare occupazione sono i cardini sui quali ruota la libertà dei cittadini. La distinzion...

10 novembre 2016

Città e contado (il chilometro zero)

In questo passaggio sostituisco la parola "capitale" con "spazio e tempo"; "lavoro e impresa" con "impresa"; "lavoro" con "occupazione".
Nella manifattura, lo "spazio è l’area su cui giace l’insediamento industriale con le relative attrezzature"; "il tempo è il potenziale efficiente della risorsa umana disponibile, compreso quella dell’imprenditore".

"Città e contado, Città e periferia o hinterland o città metropolitana" forma un sistema economico sociale autonomo in equilibrio instabile per effetto di un rapporto distorto tra prodotto locale e merci importate da riesportare.
In senso generale ogni insediamento che concentri attività e interessi sul ricollocamento dell’importazione crea un distacco economico difficilmente colmabile tra la popolazione residente sul territorio.
Oggi, l’attività di ricollocamento dell'importazione non richiede particolari insediamenti di persone, perché nella catena della grande distribuzione delle merci di prima necessità, il grossista va scomparendo quale intermediario tra consumatore e produttore.
Questo fenomeno è evidente osservando i capannoni industriali abbandonati e le portinerie dei condomini invase da merci prodotte ovunque e consegnate in loco agli acquirenti dai corrieri.
La tendenza di medio termine prevede quindi la necessità di ridurre la ricollocazione delle merci importate, condurre i rapporti tra produttori e consumatori ad essere accessori per le merci i cui costi sono prevalentemente marginali (marketing, mediazione, pubblicità e trasporto), su quelli diretti connessi alla sola fabbricazione e confezionamento (impresa, spazio, tempo, materia prima e occupazione).
I costi marginali si riducono a zero quando prodotto e consumo non superano i confini locali".

Affinché ciò avvenga si danno via libera a cinque forze economiche di espansione nell’ambito dell’economia locale fondata sul principio che quanto prodotto localmente destinato ad essere esportato per la parte eccedente alla domanda interna:
I.      Il mercato: mercato dei beni e dei servizi locali per il consumo interno; reti di mercato che si affacciano al mercato esterno per prodotti da importare e/o da esportare fuori area locale.
II.    L’occupazione: regolata in modo da non creare problemi di ricollocazione
III.   La ricollocazione: il mercato locale non deve subire problemi di ricollocazione nell’habitat locale.
IV.   La tecnologia: criteri di efficienza
V.     Separazione tra banca locale commerciale emittente di ticket, e banche di investimento. In area locale vige la doppia circolazione monetaria.
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Occorre richiamare la fondazione di Roma[1] per rappresentare le tendenze di un nuovo paradigma.
C’è una realtà della romanità che non ha mai cessato di esistere: la forma repubblicana che è quella di Roma quando Romolo ne tracciò il confine col solco d’aratro. Realtà che si rimanifestò con la nascita in Europa di ogni nuovo comune, delle Serenissime repubbliche[2] e delle Città anseatiche. Si trattava di una romanità che risorge ogni qualvolta gruppi di persone riescono a crearsi nel territorio un’autonomia propria col lavoro, col commercio interno e con le risorse disponibili senza pesare sulle istituzioni esterne.

Oggi, L’idea di dare ai comuni italiani l’autonomia impositiva come in effetti si vuole attuare con l’Imposta unica comunale (IUC[2]), segna il primo passo per reintrodurre quelle autonomie che consentono al cittadino di valutare l’efficienza di quanto paga rispetto ai servizi ricevuti, e ai comuni, di avere risposte dallo Stato in termini di sostegno politico, culturale ed economico nei rapporti col mondo.

Un altro passo sarà compiuto quando il reddito dominicale non sarà più compreso nell’Imposta personale.





[1] Così, affidata Alba a Numitore, Romolo e Remo furo­no presi dal desiderio di fondare una città in quei luoghi in cui erano stati esposti e allevati. Inoltre la popolazione di Albani e Latini era in eccesso. A questo si erano anche aggiunti i pastori. Tutti insieme certamente nutrivano la speranza che Alba Longa e Lavinio sarebbero state piccole nei confronti della città che stava per essere fondata. Su questi progetti si innestò poi un tarlo ereditato dagli avi, cioè la sete di potere, e di lì nacque una contesa fatale do­po un inizio abbastanza tranquillo. Siccome erano gemelli e il rispetto per la primogenitura non poteva funzionare come criterio elettivo, toccava agli dei che proteggevano quei luoghi indicare, attraverso gli auspici, chi avessero scelto per dare il nome alla nuova città e chi vi dovesse re­gnare dopo la fondazione. Così, per interpretare i segni au­gurali, Romolo scelse il Palatino e Remo l'Aventino.

[2] [1] Una di queste esiste ancora: San Marino, Stato autonomo, membro del Consiglio di Europa e con il seggio all’ONU. Il mito ci rappresenta San Marino, un tagliapietre dalmata dell'isola di Arbe, nel 301 d.C., fuggito dalle persecuzioni contro i cristiani di Diocleziano, che stabilì una piccola comunità cristiana sul Monte Titano, il più alto dei suoi sette colli. La proprietaria della zona, una Patrizia di Rimini, donò il territorio del Monte Titano alla piccola comunità, che lo chiamò per ricordare il fondatore "Terra di San Marino" che prima di morire, avrebbe pronunziato ai suoi seguaci la seguente frase: Relinquo vos liberos ab utroque homine. Ab utroque nomine, significa libero dal Sovrano che a quel tempo era costituito dal Consolato dell’Augusto d’Oriente Diocleziano e Massimiano Augusto d’Occidente -  imperatori.


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