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Opportunità ed occupazione.

Occupazione per attuare progetti e progetti per creare occupazione sono i cardini sui quali ruota la libertà dei cittadini. La distinzion...

05 settembre 2006

Europa: una nazione per i popoli

La concessione di libertà a diseguali crea contrasti insanabili che inevitabilmente possono causare rivolte, sfociare in disordini politici ed innescare moti rivoluzionari.

Oggi, le nazioni dell'Occidente che si sono costituite in democrazie compiute sono fondate sulla concessione di diritti sotto un principio di uguaglianza che considero falso.

Infatti, non è vero che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge; è vero, invece, che la legge rende uguali i cittadini in un contesto sociale assistito e governato da élites che gestiscono poteri frammentati.
Una società del genere è il risultato di varie e contraddittorie teorie prodotte dal secolo dei lumi in poi: tutte da considerare utopie perchè il principio di uguaglianza è ingiusto e velleitario. Infatti la concessione di libertà a cittadini ridotti ad essere uguali è una violazione dell'individualità della persona e causa un livellamento inaccettabile specie nei raggruppamenti sociali poco integrati; infatti, in un'epoca di globalizzazione come la nostra, la concessione di libertà a diseguali crea contrasti insanabili che inevitabilmente possono causare rivolte, sfociare in disordini politici ed innescare moti rivoluzionari.
E di questi contrasti abbiamo già dei significativi esempi in Francia con i moti nelle banlieues iniziati nel mese di novembre 2005 e non ancora sopiti e con la preoccupante emulazione che eminenti uomini politici della maggioranza (al governo Berlusconi è succeduto quello di Prodi) che auspicano la Rivoluzione francese anche in Italia.
A me appare chiaro che qualsiasi intervento diverso da quello di far rivivere il senso di libertà quale insito nella natura umana possa costituire il crearsi di nuove tirannie e potenziare il Leviatano che sentiamo inesorabilmente avvicinare sino a ghermirci dal concepimento alla morte. Al riguardo i segnali sono preoccupanti: basti richiamare l'attenzione che il mondo politico occidentale pone su temi che, prima di essere svolti sul piano economico-sociale, dovrebbero ottenere una risposta sul piano etico, come, ad esempio, la manipolazione delle cellule staminali, la socializzazione della privacy, e l'eutanasia.
Per ora, non scendo in altri particolari; ritengo invece sottolineare il fatto che, per fermare questo nefasto progresso, occorre che i cittadini riprendano coscienza di sè stessi abbandonando l'utopia di un paese che non c'è nè ci sarà mai, perchè libertà e dovere sono inconiugabili, come, invece, libertà e coscienza lo sono.

Coscienza significa saper distinguere il bene dal male; identità significa avere e farsi riconoscere la propria coscienza; integrazione significa rendere possibile la condivisione di una coscienza comune.

La condivisione ha un grado che parte da un valore negativo minimo che si chiama intolleranza passa per un valore nullo che si chiama reciproca ignoranza o indifferenza e giunge ad un valore massimo che si chiama amore transitando per le varie forme di solidarietà: affettiva, collaborativa, economica, assistenziale, previdenziale ecc.
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Premesso quanto sopra, ritengo necessario il lancio di una proposta per la costruzione di un modello di ordinamento sociale condiviso fondato su principi di libertà immutabili, inderogabili e non negoziabili, che in questa fase preliminare di progetto individuo nei seguenti cinque distinti come prima versione.

Principi per una proposta di un modello di ordinamento sociale condiviso
(Versione 1)
  1. Tutti hanno coscienza che l'uomo è re nella natura e la natura è asservita all'uomo per i propri bisogni;
  2. Tutti possono comportarsi liberamente in modo da non portare nocumento ad alcuno;
  3. Tutti agiscono in modo trasparente e nel rispetto di sè stessi e del prossimo;
  4. Tutti possono scegliere l'occupazione più gradita alla propria indole volta ad operare sui quattro fattori primari di produzione economica (terra, lavoro, capitale e impresa);
  5. Tutti possono associarsi per la tutela della propria identità e dei propri interessi

I principi, così come sono formulati, trovano fondamento sulla libertà individuale; non sui diritti, come usualamente si ritiene di fondare gli atti costitutivi degli organismi sociali. La libertà appartiene ad un ordine superiore al diritto in quanto alla libertà si contrappone l'annientamento della possibilità di scelta, al diritto quello del dovere che è il quanto necessario per l'esercizio del diritto.
La questione è molto importante nei riguardi della progettazione del sistema di regolamentazione dei poteri necessari a realizzare l'equilibrio sociale ed il dovere non deve nascere per l'equilibrio stesso, ma dal danno emergente dallo sconfinamento della libertà in atti dannosi al prossimo e alle risorse naturali disponibili.
Il riconoscimento di un diritto è limitativo rispetto a quello di godere una libertà. Infatti dire che ho diritto di fondare un'impresa è diverso dal dire che sono libero di creare un'impresa. Nel primo caso fondare presuppone l'osservanza di precetti che potrebbero vincolare inutilmente l'azione operativa; nel secondo, creare presuppone agire superando i soli ostacoli che realmente si succedono nel crearla e nell'esercirla.
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Queste sono mie convinzioni personali che nascono dalle osservazioni sulla vita politica del paese nel quale vivo come semplice libero elettore svincolato da qualsiasi ideologia, ma sicuro dell'importanza delle manifestazioni elettorali per gli effetti sociali che ne derivano ai fini della mia collocazione nella comunità nella quale avrei voluto, ancora oggi voglio e, in futuro vorrò essere integrato condividendone appieno l'identità.
Sin dal 25 maggio 1958, giorno in cui, per la prima volta, espressi il mio voto per un partito di centro orientato alla costruzione dell'Europa così come era stata concepita dal Trattato di Roma.
In seguito, fui sostenitore per la nascita in Italia di una socialdemocrazia sul modello nord-europeo.
Ora, sono ancora in attesa che si realizzino le condizioni minimali perchè si diffonda con profusione una coscienza civile europea che superi, per sempre, il conflitto popolo-nazione.
A tal fine tenterò di far apparire come verosimile e non utopistico, nell'orizzonte della società in cui viviamo, lo schiudersi di un'apertura che, attraverso ostacoli residuali legati alla persistenza degli aggregati espressi dai poteri forti, consenta alla politica di uniformarsi ai cinque principi paradigmatici più sopra menzionati.
Ciò non vuol dire formulare un credo e farne oggetto di una fede fondante: significa solo che la coscienza della metà più uno, che rappresenta la maggioranza degli aventi diritto al voto nelle democrazie compiute, li faccia propri e sappia orientarsi verso proposte politiche coerenti che non possono essere altre che quelle ispirate agli anzidetti principi.
La mia tesi è, come già detto, che gli uomini hanno la reale possibilità di affrancarsi dal bisogno stante le risorse di cui dispone, ma, ancora oggi, giocano poteri forti che si oppongono ad ogni iniziativa di aggiornamento costituzionale, sviano ogni sviluppo in senso liberale, operano ai limiti della legalità con la connivenza di strutture parassitarie diffuse in ogni organismo istituzionale e cercano di strappare il consenso inventandosi una cultura autoreferenziata dominando i media, la scuola ed ogni altra istituzione; il tutto in palese, sfacciato e insolente contrasto con qualunque iniziativa che si realizzi contro tali loro fini affatto trasparenti.
In questo post, come negli altri che seguiranno, riproduco i fatti salienti, come quelli appena sopra accennati, che si oppongono ad un aggiornamento del nostro sistema sociale, oggi particolarmente perturbato dai problemi di integrazione prodotti dalla globalizzazione, verso il raggiungimento di un nuovo equilibrio sostanzialmente pacificato dai contrasti ideologici ancora persistenti.
Queste perturbazioni sono attizzate dai tuttologi di turno e soprattutto da chi appone ostacoli sulla via della libertà dal bisogno che è il presupposto essenziale per formulare una proposta politica ispirata ai suddetti cinque principi da offrire a tutte le nazioni per l'inserimento nei loro atti costitutivi.

3 commenti:

  1. Carissimo Pietro,
    mi scuso anzitutto per questo mio tardivo commento, in risposta alla tua graditissima email.

    Credo anch'io che la "Libertà" non debba essere una concessione o un diritto, perché altrimenti si presupporrebbe l'esistenza di un'entità (in questo caso lo Stato) che avrebbe il potere di decidere se riconoscerla o negarla alle persone. E ciò costituirebbe di per sé la negazione stessa della "Libertà" quale bene supremo di ogni individuo. Perché la "Libertà" è il "Valore universale principe" iscritto nel DNA dell'umanità e, quindi, di ogni individuo.

    Come potrei quindi non essere d'accordo con i cinque punti da te elencati?

    Con te, Pietro, ci eravamo già scambiati un'opinione in merito parlando della nostra Costituzione. Ricordi?

    Perciò, secondo il nostro comune sentire, la Costituzione italiana è un'autentica oscenità.
    E' sufficiente confrontarla con quella statunitense, più vecchia di ben 160 anni, per scoprire che la nostra Carta è stata generata nella completa ignoranza sul significato autentico di "Libertà".
    Infatti, il Preambolo della Costituzione degli Stati Uniti d'America recita: "Noi, Popolo degli Stati Uniti, allo Scopo di realizzare una più perfetta Unione, stabilire la Giustizia, garantire la Tranquillità interna, provvedere per la difesa comune, promuovere il Benessere generale ed assicurare le Benedizioni della Libertà a noi stessi e ai nostri Posteri, ordiniamo e stabiliamo questa Costituzione degli Stati Uniti d'America".
    Osserva bene come si parla di "Libertà": non vi è accenno di "concessione" o "riconoscimento" o "diritto" alla stessa!
    Semplicemente la si considera implicitamente un "Valore" da difendere.

    La nostra Costituzione, invece, già all'art. 1 dice che "L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro": e che cappero di "fondamento" sarebbe il lavoro?
    Inoltre la nostra "bella" Carta relega il riconoscimento dei "diritti inviolabili dell'uomo" all'art. 2, mentre la parola "libertà" viene usata la prima volta solo all'art. 3 (!) e non per elencarla come valore "inviolabile" (cosa che avviene in modo un po' più esplicito solo all'art. 13) ma citata solo come diritto che potrebbe essere limitato da "ostacoli di ordine economico e sociale".

    Scusami Pietro, parlando a te di queste cose so di aver sfondato una porta aperta, ma mi è sembrato giusto ribadire questi concetti perché già il solo mettere a confronto le due Costituzioni, italiana e statunitense, mi pare possa mettere in evidenza il fatto che, in Occidente, gli USA hanno già una Carta che sicuramente è la più aderente al nostro (tuo e mio) modo di vedere le cose e ai nostri "Valori". Per cui non penso sia necessario reinventare un "nuovo modello di ordinamento" perché, forse, è sufficiente riprendere, ed eventualmente perfezionare, quello degli USA.

    Tu che ne pensi?

    Un caro saluto.

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  2. A sfondare le porte aperte partecipo pure io e visto che tra di noi le porte praticamente non esistono, troviamoci al Colosseo insieme per abbattere la Bestia, il Leviatano, il Grande Fratello e quant’altri vogliono alimentarsi con la nostra libertà. Non so se questo modello possa essere il migliore per rappresentare questa impari tenzone non per la mente, ma per il corpo, ma credo che, in prima istanza, il Colosseo possa costituire una buona partenza per metter su un progetto che li smascheri.
    Al tramare nella quattro mura, preferisco combattere nell’Arena e, bada bene, questa non è questione di palle, ma questione di testa e di cuore (prima la testa e poi il cuore!).
    “Principi per una proposta di un modello di ordinamento sociale condiviso (Versione 1)” non è solo lo spunto per riformare l’attuale testo della nostra costituzione, ma quello di gettare le basi per un modello di ordinamento sociale condiviso partendo appunto dal principio che “Tutti possono fare tutto” che è la somma aspirazione di ogni singola persona umana.
    Ultimamente nel mio sito ho inserito alcune pagine, evidenziate nella home page e da lì accessibili (il Progetto di vita, libertà e lavoro, Pianti e coccole, Uno sfondo per capire ecc.), che hanno la pretesa di formare nel loro insieme un quadro di riferimento perché si modelli un nuovo paradigma perfettamente compatibile al nostro esistere liberi in un mondo nel quale scienza e tecnologia non pongono più freni allo sviluppo nella produzione e nella diffusione di beni materiali ed immateriali.
    Per quanto riguarda la Costituzione italiana è bene cominciare a pensare che è inutile e perniciosa perché, oltre che sbagliata, è inapplicabile! Basta leggere le motivazioni di una qualsiasi sentenza e i commenti che certi valenti giuristi fanno per capire che quanto scrivono sta in un mondo surreale capace solo di produrre frustrazione ed ansia.
    Ma, dico, se la consulta deve dichiarare solo tre cose; se la norma è costituzionale, se la norma è incostituzionale o se la richiesta sia inammissibile, perché scrivere pagine e pagine di motivazioni il più delle volte inconsistenti e fumose. …. Con Summum ius, summa iniuria, chiudo l’argomento.
    Ma più che pensare a riformare la nostra Costituzione, che nel frattempo è bene che rimanga così com’è penso sia meglio riporre mano a quella Europea per riparare alla cretinata che Chirac di volerla sottoporla al referendum (e sono sicuro che l’ha fatto apposta e tu immagini perché).
    La cosa era del tutto inutile perché 1. di fatto era un trattato multilaterale previsto da trattati precedentemente sottoscritti
    ; 2. Al popolo si sottopone una “Dichiarazione” semplice nella quale si enunciano le libertà e non quanti sono i componenti dell’Assemblea di Strasburgo ecc.
    Secondo me non bisogna ripartire da zero, ma dal 6 gennaio 1941 con la Proclamazione delle quattro libertà da parte del Presidente Franklin Delano Roosvelt al Congresso degli Stati Uniti d'America: libertà di parola; libertà di culto; libertà dal bisogno; libertà dalla paura e poi dal 26 giugno 1945, a conclusione della Conferenza di S. Francisco con la costituzione, al posto della Società delle Nazioni, dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), alla quale fecero parte inizialmente 51 nazioni.
    Leggi questa pagina per il seguito … e dimmi se non è li la chiave di ripartenza!!!

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  3. La pagina è questa:
    http://www.pibond.it/argomenti/eventi_di_ieri_visti_oggi/tsunami.htm

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