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Risonanza, biforcazioni e fluttuazioni

  Sul dilemma tra necessità e possibilità, ritengo sia determinante l'intervento di Ilya Prigogine, laddove, nella processualità...

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18 dicembre 2013

All'alba della libertà

Basta produrre diritti peculiari a danno della comunità, e privilegi che abbattono la concorrenza nello scambio dei beni sul mercato.


E’ orribile vivere in uno stato che confonde l’etica col diritto.
Il solo fatto di enunciare un diritto alla vita è assassinare la libertà, una libertà che poggia su tre pilastri:
  • libertà di vivere,
  • libertà di intraprendere,
  • libertà di creare.
L'etica si fonda sulla libertà e non sul diritto che la spegne quando l'ordinamento dello Stato prevede che il cittadino debba conformarsi alla legge e non il contrario, quando sarebbe corretto prevedere che la legge debba accordarsi alle esigenze del cittadino.
Normale è pensare che le persone siano oneste e educate. 

06 agosto 2013

La borsa del Papa

"Se uno è gay e cerca il Signore, chi sono io per giudicarlo? Non si devono discriminare  o emarginare queste persone, lo dice anche il Catechismo. Il problema
per la Chiesa non è la tendenza. Sono fratelli".



... il rasoio, il breviario e un libro
Sull’aereo, durante il viaggio di ritorno dal meeting per la gioventù a Rio de Janeiro, Papa Francesco rispose alla domanda di un giornalista dicendo che la sua borsa non conteneva la chiave per attivare la bomba atomica, ma il rasoio, il breviario e un libro su Santa Teresina.
Già le sue scarpe suscitarono in me grande curiosità, tanto che il popolo cristiano sta già condividendo la nozione“Scarpe del Papa”; ora invece, la mia attenzione si sofferma sul rasoio contenuto nella sua inseparabile borsa di cuoio nera che lo accompagna sempre. 
Per quanto mi riguarda, quando viaggio, il rasoio sta in valigia nella borsa da toilette, e penso che la generalità dei viaggiatori abbiano la stessa abitudine, ma Papa Francesco, e non altri, sembra che non usi separarsi mai dal suo rasoio. E ce n’è ben donde: si tratta di un rasoio speciale giunto per via dello Spirito Santo dal Frate irlandese Guglielmo di Occam che, nel tredicesimo secolo, lo stese sul volto di tutti i filosofi della sua epoca. Pelo e contropelo.

02 giugno 2013

Per qualche tempo ...

Per qualche tempo, quanto non so, sospendo la pubblicazione di post su questo blog.  Nel frattempo, seguirò i testi degli amici su Facebook. Qui non aggiungo altro, se non risposte a chi vorrà intervenire con un proprio contributo nel box sottostante il post che riterrà essergli congegnale Molti invocano da tempo una discontinuità! Mi associo e, in particolare io, ne aspetto una - gigantesca - dal lontano martedì 16 settembre 1947. 
Avevo 13 anni. Un motocarro passava sotto casa dove abitavo, con la mia famiglia, a Ferrara, in via Palestro. Un ex partigiano, in piedi sul pianale, annunciò, dal megafono, che, alle ore 16, sarebbe stata distribuita, lungo il Corso della Giovecca, partendo dall'angolo dei 4S (*), la copia della Costituzione secondo il testo appena approvato nell'ultima seduta dell'Assemblea costituente. All'ora prevista, mi recai sul posto. Con qualche ritardo e intrufolandomi nella ressa, riuscii ad avere una copia. Finalmente, dopo tanto parlare e tanto disputare portai a casa questa primizia. 

18 maggio 2012

Omofobia versus Eterofobia

Trascrivo qui  il post che ho dedicato a Guglielmo di Ockam  nella parte in cui tratto di libertà e discriminazioni.

27 ottobre 2011

Lo stimolo al cambiamento

Bella notizia! La lettera attesa da chi beneficerà degli impegni presi stamani da Berlusconi al Consiglio d’Europa, è il buongiorno a tutti noi italiani e ai cittadini degli altri paesi dell’Unione che si riconoscono in una società libera e democratica.  Nel nostro amato Paese, all’impresa è negato il ruolo essenziale di promozione e sviluppo sociale ed economico; gruppi d’individui si alimentano attraverso il conflitto d’interessi disperdendo in privilegi cospicue risorse di lavoro e di capitale; ogni forma associativa è trasformata in ordine corporativo ove lo scopo è solo il privilegio di appartenenza. La lettera percorre tutti gli aspetti degli squilibri che si sono prodotti nel percorso storico iniziato con la fine della seconda guerra mondiale.  Mi pare che, ora, il Parlamento italiano, trattando in toto e subito quanto di sua competenza, non abbia altra scelta che porre in disarmo la molesta dialettica alimentata dalle ideologie arcaiche che, per troppo tempo, hanno inquinato le nostre scelte politiche.

31 maggio 2011

Le ruote della storia

Le ruote della storia non girano per un verso solo! C'è rischio che a qualcuno rimanga solo il petrolio ... quando invece le fonti energetiche si diversificheranno ulteriormente. E' un'osservazione di carattere generale e serve per non ricadere nella trappola del colonialismo fatale per chiunque volesse ancora avvicinarlo.
Ora, più che al petrolio, pensiamo alla gente cercando di liberarla dal bisogno e soprattutto dalla paura!

04 marzo 2011

17 Marzo

Festeggiamo perché, da oltre un millennio, siamo una Nazione anche se tra le ultime a costituirsi come stato unitario. Certamente non festeggiamo lo Stato attuale che difficilmente sopportiamo nel suo essere così disordinato ed inefficiente. Insomma, dobbiamo essere tutti italiani di Serie A che si riuniscono attorno alla bandiera per invocare che chi sta sul carretto, scenda e si metta a spingere o tirare per il verso giusto.
Quindi, il 17 marzo guardiamo negli occhi un sedicente padano e  invitiamolo a recarsi in Libia, per tentare di dare una felice conclusione alla nostra antica politica coloniale, togliendo il malloppo di Gheddafi all'avidità dei petrolieri, americani, inglesi e italiani.
... Non dimentichiamo di incontrare i napoletani e dir loro di dare una ripulita alla città!
Queste sarebbero buone intenzioni per far festa ... basta pochi giorni per organizzarla e per confezionare qualche milione di bandierine da accompagnare all'Inno di Mameli, in memoria della nostra storia antica.

14 giugno 2010

La Camicia di Meo

Troppi pensano che la libertà debba pesare sulle spalle degli altri.
Ma - dico - la nostra Repubblica dovrebbe tutelare la libertà dei cittadini che usano il telefono per i fatti loro, oppure solo quella dei giornalisti per consentir loro di trascrivere le conversazioni intecettate sui giornali?
Per favore! Perché non s'impostano i problemi con ragionamenti lineari, semplici, e mondi dai sofismi della dialettica?
L’ipocrisia trabocca sui massimi livelli quando vedo scrivere che una telefonata è un fatto; che un fatto non è censurabile; che il pensiero non può svilupparsi senza la conoscenza del fatto (telefonata).
Tanto premesso, ci vorrebbero convincere che la libertà sia vulnerata dal divieto di diffusione indiscriminata del contenuto delle conversazioni telefoniche private.
Cui prodest?
A mio sommesso parere, più delle sanzioni auspicate dal disegno di legge in corso di discusione in parlamento - che, a mio modesto parere, non verrebbero mai applicate, - è necessario ed urgente delimitare i confini della responsabilità degli atttori in magistratura e nel giornalismo, con interventi mirati tramite le loro Associazioni ...
Ma, questa è l’altra camicia di Meo perchè riguarda la riforma della giustizia che dovrebbe essere pensata col solo scopo di mettere sul campo giudici  coscienti di ciò che fanno!

13 novembre 2009

Il potere oggi

Il contrasto tra i politici che guidano il nostro paese ela gente comune che comprende la classe media oggi prevalentemente costituita dailavoratori dipendenti ed autonomi, dagli artigiani, dai commercianti e daicontadini, costringe i poteri forti radicati nella società, ad arroccarsi nelcondurre una politica sociale ed economica non più compatibile con lo sviluppoequilibrato del paese.
In tempi nuovi, come i nostri, occorre prendere attodell’inefficacia e del danno che esprimono le dottrine materialistiche eutilitaristiche ispirate al razionalismo ed al relativismo, per gettare lefondamenta per la diffusione d’idee orientate su persone che non si sentono piùdi essere titolari di un diritto basato sul dovere, così come la Costituzioneitaliana concepisce, ma pretendono di essere libere dai vincoli che le ostacolidal vivere secondo progetti accessibili alle grandi opportunità che la scienzae la tecnica offre a tutti in modo diffuso e sempre meno oneroso.
A tal fine, a mio parere, nei confronti della collettività,occorre spingere i politici ad agire secondo principi flessibili e tali daricondurre ogni potere nelle correlative sedi di responsabilità come 1. abbattereil potere parassita e infestante della burocrazia; 2. trasformare leistituzioni corporative in libere associazioni ispirate all’'etica dellarettitudine e della professionalità.
L’approccio della comunicazione politica dovrà considerarevera l'idea che la ricchezza in mano privata sia un valore; come anche vera l’ideache la felicità delle persone non corrisponda al benessere uguale per tutti; iltutto senza schematizzare i sentimenti attraverso modelli di benesserecollettivo non conformi alla natura sociale dell’uomo, oggi inquinata daun’etica attenta solo a valori consumistici proiettati sull’esiguo orizzontedel breve termine.
Le idee portanti della politica dovrebbero essereorientate a proporre una società, senza classi, in uno Stato che offra aicittadini l’opportunità di vivere secondo progetti liberamente scelti, propugnando forme associative di personeche coltivano i loro interessi secondo un’etica rispettosa dei bisognispirituali e materiali di tutti. ... Seguirà ....-->


30 ottobre 2009

Il rasoio di Ockham

Penso di vivere in un’epoca sostanzialmente simile a quella agli inizi del XIV secolo, durante la quale, nella disputa tra papa, imperatore e i nuovi poteri delle monarchie nazionali e delle città, che si ponevano spesso allo stesso livello dei poteri "universalistici" di papa e imperatore, Guglielmo di Ockham si oppose sia alle tesi ierocratiche di Bonifacio VIII, sia a quelle della laicità dello Stato di Marsilio da Padova. Secondo lui autorità religiosa e civile dovevano essere nettamente separate perché finalizzate a scopi diversi, così come diversi erano i campi della fede e della ragione.
Nella disputa sugli “universali” Ockham intervenne con lo spiegare , attraverso l'applicazione del principio economico dell'eliminazione dei concetti superflui, una realtà intesa volontaristicamente.
Mediante questo procedimento, sinteticamente definito il Rasoio di Ockham, l'intelletto umano può e deve liberarsi di tutte quelle astrazioni che erano state ideate dalla scolastica medioevale.*

Facciamoci la barba e puliamoci la mente

In una realtà sottesa dalla volontà umana, si usa abitualmente osservare, assemblare, contare, confrontare o separare gli elementi che la formano al fine di costruire lo schema logico delle decisione.
Il Rasoio di Ockham interviene nel considerare valido l’insieme degli elementi scelti uno ad uno nella realtà, attraverso un metodo che ha la funzione di ridurli allo stretto necessario e sufficiente per rendere l’esito di un processo decisorio corrispondente ad uno scopo prefissato. Il metodo ha una triplice caratteristica e suggerisce, nei confronti della realtà osservata, 1. di « Non moltiplicare gli elementi più del necessario»; 2. di « Non considerare la pluralità se non è necessario.»; 3. di «rendere inutile fare con più ciò che si può fare con meno.»
Il metodo consiste nel considerare ogni elemento del processo come 1. fattore da non usare per aumentare in proporzione geometrica dati o atti che non servono o che disturbano; 2. come addendo ad un insieme eterogeneo di altri elementi in conflitto tra loro, 3. come azioni mirate ed efficienti senza metterne in atto altre inutili o dannose.
Il tutto sembra di una banalità disarmante, e, di fatto, sembra che dalla logica insita nelle tre proposizioni formulate da Guglielmo di Ockham, difficilmente esca qualcosa di diverso di prescrizioni astensive dal fare cose inutili.
Eppure, a me sembra che nel pensiero di questo filosofo sia contenuto un importante strumento logico per contrastare l’inutile dialettica che agita la realtà oggi ancora vista attraverso le ideologie che propongono comportamenti ispirati alle pulsioni di un mondo edonistico avvolgente sensi e sentimenti in un unico caotico sistema nel quale la volontà non va oltre ad esprimere ozio, ignavia, accidia e disprezzo. Oggi sembra vincente solo dar corpo ai propri desideri, con la pretesa che ogni appassionata bramosia sia considerata come un diritto svincolato da obbligazioni. Se le istituzioni scivolando verso forme di barbarie irreversibili,continueranno ad assecondare la ricerca della verità senza consapevolezza di una realtà trascendente, la nostra decadenza sarà inevitabile.
Con l’impegno di fugare seriamente questa drammatica prospettiva, sembra opportuno riconsiderare l’azione politica non più sotto l’ombrello idealistico, ma rifarci ai tempi lontani in cui i comuni europei pretesero di avere voce sull’impero e sulla chiesa. Non basta affermare che il popolo è sovrano: il popolo pretende che il potere gli consenta di esprimere e di vedersi soddisfatta la richiesta di vivere liberamente le proprie scelte.
Le tre proposizioni di Ockham, suggeriscono di tornare sulla concretezza di un mondo dove le persone si comportano secondo ragione ed agiscono con la finalità di conciliare i reciproci interessi con spirito di solidarietà e amore nel pieno rispetto dell’ambiente conservato a misura di uomo.
L’esperienza luterana dà segni di fallimento e non è più il baluardo ed il sostegno del retto vivere; ecco dunque compiuto il momento per rifarci al pensiero dei tempi in cu un frate filosofo inglese si inserì nella disputa sugli universali per dare voce a chi produce e lavora.
Evidentemente non si tratta del contrasto tra il Papa e l’imperatore (la laicità dello Stato è una cosa acquisita e consolidata), ma quella incentrata sul fatto dell’esistenza o meno di un potere spirituale che interferisce su quello temporale e quello dei detentori del capitale, dei media e della tecnologia, che operano nella città globale, costituita dal popolo degli imprenditori e dei lavoratori, già correttamente orientati su precisi obiettivi di sviluppo. Costoro rivendicano per sé la libertà di esistere e non quella di dover esistere.
Proprio questo popolo rivendica il potere di decidere!

Un esempio per l’uso del rasoio

Con un esempio desidero proporre le istruzioni per l’uso corretto del rasoio di Ockham. Qualche giorno fa è stata bocciata in parlamento una proposta di legge antiomofobica.
Ecco gli elementi già raggruppati e pronti alla rasatura.
1.            La costituzione europea vieta la discriminazione delle persone per il loro comportamento sessuale.
2.            In Europa e, in particolare in Italia, moltitudini (?) di persone commettono violenze contro gli omosessuali che esercitano di notte in modo chiassoso nelle vie della città.
3.            In Italia il fenomeno è particolarmente grave, quindi occorre prevedere un’aggravante penale per chi delinque nei confronti di omosessuali particolarmente soggetti ad essere colpiti dagli omofobi.
Si avvia il rasoio e si evidenzia che lo stesso errore è contenuto nelle tre proposizioni:

  1. l’art 21 della carta europea dei Diritti Fondamentali e della Cittadinanza prevede che ogni discriminazione è vietata anche sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionali, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali.
  2. E’ necessario moltiplicare in tanti l’elemento discriminazione, anziché generalizzare in modo proprio il concetto al fine che si vuole raggiungere (cioè prevenire la violenza del discriminatore)?
  3. perché la discriminazione omofobica è più virulenta in Italia che altrove occorre appesantire la pena in modo maggiore aggiungendola alle altre discriminazioni?3. se ne deduce che è inutile appesantire la pena per la risposta da dare a 2. anche perché è errato moltiplicare gli elementi in 1. Il reato non è la discriminazione ma la violenza da punire con norme di diritto comune. Inoltre gli elementi sono elencati in modo scorretto perché sono messi sullo stesso piano tanto le opinioni personali su un tema qualsiasi quanto quelle su un tema religioso che tocca, nella sfera del trascendente, la sensibilità dei credenti in Dio di gran lunga in maggioranza rispetto agli atei.

… diamoci da fare.

Parlare di questi problemi è importante perché l'argomento filosofico e religioso torna ad essere fondamentale, considerando che la politica, d’ora in poi, dovrà essere a servizio del popolo, ovvero intorno a persone non più ghettizzate in classi, come dianzi ho scritto!
Coraggio, radiamoci barba e baffi e liberiamoci di ogni altra peluria ideologica che, invece, ora crescente intorno ad argomentazioni che – già da tempo - sarebbero dovuto essere coperte con veli impenetrabili.
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*In corsivo testo liberamente tratto da Wikipedia

08 ottobre 2009

Libertà e giustizia in Italia

Un gruppo di persone, a loro dire, partorite in Italia senza il loro consenso dopo vani tentativi di inserirsi in un qualsivoglia attività lavorativa in campo sociale o culturale, hanno deciso di andarsene all'estero per non farsi calpestare sino raggiungere l’età pensionabile. Costoro coltivano un blog dallo strano nome Jus Primæ Noctis.
Uno di loro (chì non so), sul mio post del 19 luglio 2009 dal titolo, “Destino il male e la liberta”, interviene con questo laconico commento:

Se il discorso si conclude con la giustizia allora possiamo prendere a modello l'Italia :)

Il succo del discorso sta tutto "sull’emoticon :)" che mi spinge a replicare con altrettanta amichevole simpatia a questo gruppo di fuoriusciti spontaneamente dall’Italia, ivi nati senza averlo chiesto.

Il modello Italia
Costoro sostengono che se il (D)estino, il (M)ale e la (L)ibertà si conclude con la (G)iustizia, possiamo prendere a modello l’(I)talia.
Sotto il profilo logico il discorso sembrerebbe perfetto, considerando le tre categorie D, M e L che si fondono in G.
Ma, se G ha per modello I, considerare I uguale a G e continuare il ragionamento da I anziché da G, è sbagliato. Sarebbe come pretendere di fare un viaggio comodo da Milano a Roma e viceversa con una FIAT 500 A (anno 1936), poi soprannominata "Topolino", debitamente restaurata.
No cari ragazzi J, si deve partire da G e vedere cosa succede in I e poi verificare cosa c’è che non va in I. Partire da I significherebbe indurre a modificare G in modo anomalo, come appunto succede nel nostro sgangherato sistema giudiziario deve la rettitudine sembra essersi volatilizzata.

La deviazione dalla rettitudine
Nel mio post, cui il commento si riferisce, accenno ai concetti etici di Agostino con riferimento alla rettitudine e alle sue deviazioni. Sostengo infatti che l’espressione della volontà si estrinseca in potenza che, applicata all’intenzione, si trasforma in azione.
Ogni azione ha inizio con l’intendimento di favorire o di ostacolare un processo in divenire; ciò vuol dire che la volontà umana – sollecitata dagli stimoli e dalle passioni – produce energia e promana nella natura diffondendosi come forze interagenti e modificatrici.
Il potenziale che scaturisce da ogni persona si estrinseca in “Io posso”, associato ad un verbo come amare, costruire, distruggere, odiare vezzeggiare, dileggiare, rubare, ammazzare, stuprare eccetera.
L’unione di “posso” ad un altro verbo come amare, ammazzare ecc. non produce danno né coinvolge nessun rapporto giudiziario (diritto/dovere) per ottenere una lode o un biasimo, ma esprime un quadro di potenzialità delle persone che potranno essere valutate ed eventualmente giudicate solo a “cose fatte”.
Lo schema si articola secondo tre modalità comportamentali:
1. Io posso …;
2. Io non posso …;
3. Io posso non. …;
Ed è questo lo schema di Agostino nel proporre il libero arbitrio come deviazione della volontà cioè quella facoltà in base alla quale si vuole ciò che si potrebbe rifiutare e si rifiuta ciò che si potrebbe volere. La deviazione si supera ogni volta che si riesca a trasformare “Io non posso ...” in “Io posso non ...”: ad esempio “Io NON posso rubare” in “Io posso NON rubare”.
Alla persona onesta è facile “poter non rubare”, al ladro è difficile “non rubare” e – pertanto - occorre prescrivergli di “non poter rubare” e condannarlo in caso di trasgressione!
La formulazione del giudizio, con l’intento di stabilire un atto di giustizia riparatrice di un danno, va concepito non sui fatti, ma in base ai fatti e sulle potenzialità espresse dal soggetto col proprio intervento volontario sui fatti. Non Dio, né la natura, possono essere giudicati, ma solo l’uomo per le “azioni compiute”.
Azioni compiute, non intenzioni, quindi!

Libertà e giustizia in Italia
Concludo con l’affermare che il “modello” di giustizia deve essere conforme ad un enunciato in base al quale la libertà appartenga ad una categoria superiore al principio di “giustizia”.
Prima c’è la libertà che si esercita con gli atti e poi c’è la giustizia che interviene quando questa venga violata nei fatti commessi.
All’opposto, considerare la libertà come un diritto vuol dire assoggettarla a vincoli condizionando l’agire dei singoli al solo manifestarsi dell’intenzione sicché ogni singola iniziativa sia scoraggiata sin dal suo nascere. Così crollerebbero le fondamenta della libertà riducendone la percezione ad essere una illusione socialmente manipolabile dalla classe eletta.
Il modello Italia, quale si evince dalla Costituzione promulgata da Capo provvisorio dello Stato italiano il 27 dicembre 1947 ed in vigore dal 1° gennaio 1948, con tutte le modificazioni da allora intervenute, non corrisponde agli anzidetti principi di libertà e di giustizia.
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24 aprile 2009

Sono Libero e Democratico

(Questo post sarà aggiornato e riproposto)
Si discute molto sulle prossime elezioni europee e su un referendum costoso ed inutile.
L'elettore, vale a dire tutti gli "io" chiamati a mettere la propria scheda nell'urna, si troverà - indipendentemente dalle idee politiche personali - in una posizione diversa in ragione al partito politico da scegliere.
Penso che vi siano tre tipologie d'elettori: simpatizzanti di centro destra, di centro sinistra ed altri di una fascia indistinta di persone orientate  verso formazioni movimentiste (federalisti, giustizialisti, nostalgici della prima repubblica) oppure propugnanti posizioni estremistiche anche al seguito di istinti sovversivi originati da ideologie defunte. 
Ciò premesso, cosa offrono i politici all'elettore con la testa sulle spalle?
Diversamente dal passato, in tempi di consolidamento del bipolarismo, le scelte - oggi - si ripartiscono tra due partiti intorno ai quali girano in posizione contrasto una congerie di partitini che, per effetto della legge elettorale vigente,  si raggrupperanno attorno ad uno o più leader che dovranno giocare il ruolo di prestigiatori ed illusionisti passando il tempo a negare ciò che affermano e ad affermare ciò che negano.

Queste elezioni sono caratterizzate  dalla forte personalità di Berlusconi, il cui successo politico porterà - senza dubbio - a far superare la soglia del 40% al PdL.  Il resto si distribuirà tra il PD e gli altri raggruppamenti di cui sopra.

Ciò premesso, in previsione - assai attendibile - che il PDL  superi il 40% dei voti, ritengo formulare due scenari che si svilupperanno, a mio parere, attorno alla variabile critica della visibilità del PD come partito di opposizione. 
  1. 35% al PD; 25% ad altri: chiaramente il PD consoliderà il distacco sulle altre formazioni e la sua leadership come partito di opposizione;
  2. 30% al PD; 30% ad altri: il PD rimarrà - come ora - un partito di sola protesta.

Ora, riuscirà il PD, sotto la guida di Franceschini, a mostrare un  ruolo politico aggiornato alle necessità del tempo e coerente con le risorse a disposizione?
Riuscirà il PD ad abbandonare le vetuste ideologie  che lo pervadono mettendo da parte - tra l'altro - la sterile diatriba tra fascismo e comunismo?

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Ammessa l'esistenza di una coscienza comune, l'ordine sociale dovrebbe essere fondato su una virtuosa interazione:

tra chi opera per la felicità che si presume per tutti 
chi opera lasciando libero ognuno di realizzarla per sé stesso.


A mio parere il ruolo del Partito Democratico consiste nello operare per la felicità che si presume per tutti come giustamente affermava Romano Prodi; ma sarebbe pericoloso che il Popolo della Libertà  esagerasse nel lasciar libero ognuno di realizzarla per sé stesso.
Per ora va bene il PdL e chiaramente darò ancora il voto a questo partito,  ma domani potrei ritrovarmi ad aver bisogno del Partito Democratico, oggi del tutto inesistente.

Sono Libero E Democratico, oppure Libero O Democratico?

14 giugno 2008

Il Popolo d'Irlanda, ha restituito la libertà ai Popoli Europei

Europa ai tempi di Carlo Magno
Hanno chiamato Costituzione il trattato multilaterale stipulato a Roma e modificato a Nizza e a Lisbona tra i 27 Paesi Europei , rappresentati dai rispettivi Capi di Stato o di Governo.
Laddove è stato sottoposto a referendum, è stato bocciato!
L'Unione Europea continua a non avere una costituzione. Gli Stati l'hanno firmata, ma i Popoli sovrani la bocciano.
Barroso dice: "Andiamo avanti lo stesso" .
No, non è possibile: questo trattato è nullo, perché una Costituzione deve avere un consenso popolare democraticamente ottenuto.
Sarebbe un insulto ai popoli d'Europa accettare una proposta del genere per tre motivi: 
  1. Il trattato prevede che questo debba essere approvato all'unanimità da tutti i Parlamenti degli Stati aderenti;
  2. Il trattato non può essere valido per gli argomenti che esulano dalla competenza dei parlamenti che non lo possono approvare (Irlanda, in particolare);
  3. Escludere l’Irlanda dall’Unione, comporterebbe una procedura, che porterebbe altri paesi a ritirarsi per creare trattati multilaterali dannosi per tutti. 
  4. Il trattato di Lisbona non è stato sufficiente ed ulteriori smagrimenti lo renderebbero del tutto inutile.
Manterrebbe lo statu quo di una Commissione pletorica che guida un apparato burocratico che più nessuno vuole. Questa Unione Europea è stata accettata dai paesi in virtù dei contributi che sono stati elargiti in misura da favorire lo sviluppo economico nelle regioni più bisognose.
L'Irlanda è stata privilegiata e proprie lei - divenuta ricca - ora si ritira. 
°°° 
A questo punto c’è da chiedersi che cosa sia auspicabile.
Io penso che gli Irlandesi abbiano voluto dare una solenne lezione di buon senso agli Europeisti più sviscerati, in particolare quelli che pascolano tra Bruxelles e Strasburgo.
L’Europa, nella prospettiva del Trattato di Roma, deve costituirsi come federazione di Stati, nelle Nazioni e non come Stati-Nazione. Non è proponibile al popolo un trattato per un unione di Stati.
Infatti, Unione Europea è tuttora una Comunità di Nazioni che seguono una politica economica unitaria, assente del tutto dal contesto della geopolitica. In sessanta anni si è allargata da sei a ventisette Stati-Nazione, ma solo di questo si può occupare.
Punto.
Andare oltre significa barattare la sovranità dello stato con la sovranità di popolo nella Nazione tramite lo Stato di appartenenza. Un popolo si può affiancare ad un’altra bandiera ma non la può sentire integrata in un‘altra adottando lingua e cultura di un'altra Nazione.
°°° 
Non occorre che nasca un Popolo europeo da 27 stati, con la previsione di allargarsi ulteriormente.
A mio parere, l'unione politica sarà ottenuta solo dopo la Proclamazione delle libertà dei Popoli d'Europa nel cui inizio sarà scritto:
Noi Popoli d’Europa, ognuno nella proprio Stato di appartenenza, proclamiamo le nostre libertà in forma comunitaria, per consolidarle e unirle come italiani a quelle di tutte le Nazioni del Mondo”
I partiti politici che confluiscono nel parlamento Europeo potrebbero farsi promotore dell’iniziativa di un plebiscito, in occasione delle prossime elezioni per il parlamento d’Europa.
La Federazione potrà essere formata successivamente secondo le modalità che saranno stabilite dopo il plebliscito.
Cosa ne pensate?
Potete dire che sono matto, ma prima di affermarlo, ditemi perché.
La democrazia parte dal basso ed io, stando nel basso, cerco di rendermi utile, esprimendo questa modesta idea, sicuro di aver ben poco da aggiungere a quanto propongo.

Qualcuno prepari una bozza del proclama. Qualcun altro che sta all’estero lo dica ai suoi amici invitandoli a darsi da fare.

Come giustamente dice Fausto Carioti, gli elettori europei - quelli che hanno la fortuna di potersi esprimere - rigettano quello che le élite europee propinano come il migliore dei mondi possibili, ma - personalmente - sono sicuro, che gli stessi elettori, nel cuor loro, desiderano ardentemente di appartenere, oltre alla propria Nazione, anche a quella più grande dell'’Europa: quella del Mondo organizzato nell'ONU riformata.
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Revisione del 15 novembre 2018

26 marzo 2008

Verità e credibilità

I politici formulano i loro Progetti commissionando sondaggi. Ma la gente pensa davvero come dicono i sondaggi?

La potenzialità delle tecnologie moderne oggi possono diventare il mezzo con cui le persone, scambiandosi opportunità per ottenere vantaggi comuni, creano aree di sviluppo e di consolidamento nell’ambito di progetti esistenziali percorribili in un clima sociale consapevole.
A tal fine i progetti devono fondarsi sui modelli esistenti: analizzarli, stabilirne i punti di debolezza e portarli a termine con programmi di emancipazione civica in cui sono individuate aree di sviluppo e aree di consolidamento per raggiungere finalità compatibili con lo sfruttamento delle risorse disponibili. Questo modello, oggi, è quello al quale si conformano socialisti e liberali ognuno dei quali dovrebbe alternarsi nella conduzione politica muovendo le loro azioni ora stimolando Residui di I Classe ricadenti nella istinto delle combinazioni e ora quelli di II Classe ricadenti nella persistenza degli aggregati. Ma qual è il modello migliore?

18 marzo 2008

Turn off/on Pechino 2008

Domenica scorsa Manuel sul suo blog, col titolo, “Turn off Pechino” sostiene che la questione delle Olimpiadi 2008, come ogni cosa, presenta due punti di vista: quello del business e quello morale.
Mette a confronto il costo astronomico che comporterebbe la non partecipazione alle gare sportive di tante squadre nazionali in un contesto organizzativo la cui grandiosità si preannuncia al massimo storico, a fronte degli atti atroci che la Cina mette in atto contro i monaci buddisti e contro la popolazione del Tibet; così mostrando al mondo di considerare i diritti umani come se fossero carta straccia.
Manuel sostiene che la difesa della vita e della libertà supera l’onere di qualsiasi forma di sacrificio di natura economica o materiale e, pertanto conclude di aderire al movimento “Turn off Pechino 2008".
Qui si può leggere l’articolo ed i relativi commenti, tra i quali anche il mio che qui riporto integralmente.
°°°

Penso che non sia opportuno boicottare le olimpiadi. I monaci non chiedono una risposta violenta.
Occorre peraltro che non si ripeta quanto successe alle olimpiadi di Berlino nel 1936 durante la quale troppo spazio ebbe la Germania, organizzatrice dei giochi, per propagandare la superiorità della razza tedesca.
Oggi non è più questione di razza, ma questione di diritti umani. La Cina li calpesta in nome di un’ideologia che conduce a considerare il collettivismo come scopo ultimo dell’esistenza umana ed usa la persona come oggetto da sfruttare e non come soggetto libero di avere le proprie convinzioni, specie quelle religiose.
L’Occidente deve essere unito per portare la Cina a riconsiderare il proprio dominio non più nell’ottica di conquista etnica e territoriale, ma di integrazione nel pieno rispetto dei diritti umani. La chiave sta nel WTO.
A mio parere, l’Occidente, nel suo insieme, ha la forza necessaria per condurre la Cina a più miti consigli; il WTO – sottoscritto anche dalla Cina - esiste appunto per superare gli accordi bilaterali che l’hanno portata ad occupare una preoccupante posizione dominante globale.
Ebbene, i paesi che vi aderiscono, smettano di cercare di riconquistare le proprie posizioni in questo o quel ramo di commercio ed inizino a rompere i propri accordi, iniziando dal petrolio.
So di scivolare su un tema più grosso di quello qui proposto, ma occorre considerare che in tema dei diritti umani, la questione religiosa e quella delle etnie, non riguardano solo il Tibet e la Cina. Più vicino a noi ci sono la Serbia ed il Kossovo, ad esempio!
La sofferenza umana va alleviata ovunque nel mondo! Perseguitare le persone per le idee che hanno o per il loro essere non serve più a nessuno.
Le risorse governate dalle tecnologie a disposizione dell’umanità sono sufficienti per vivere tutti quanti in felice concordia.

°°°
Rileggendo questo commento, che, come tanti, vengono scritti di getto trascurando la necessità di chiarire qualche passaggio logico, osservo che non è sufficientemente giustificata l’importanza de WTO, nel contesto dell’argomento che ho trattato.
Ritengo di farlo in una prossima occasione in questo mio blog o nel sito, dove ho già accennato all’argomento nel suo contesto storico (Tsunami), ma non economico.
Comunque, personalmente, sono molto partecipe alla protesta e spero che in tutte le squadre, per l’intera durata dell’accensione della fiaccola, viva quel sentimento di unità e concordia sportiva che si è manifestata sempre anche nei periodi più bui dello scorso secolo. Nell’antica Grecia le guerre cessavano durante il periodo olimpico! Speriamo che la Cina condivida questo spirito e, per qualche mese, riconsideri con più serenità il suo progetto politico.
Questo è il mio appello e la mia preghiera!

16 marzo 2008

Promesse, programmi e contratti: quale la credibilità?

Sul blog Meno stato + mercato + libertà ho recentemente letto lo scritto di Eugenio La Mesa il quale pone in evidenza che Unto del Signore (UdS) non può candidarsi alle elezioni del 2008 perché, come risulta dai copiosi dati Istat che riporta nel suo sito, non ha rispettato il contratto degli italiani sottoscritto nel 2001 davanti a milioni di telespettatori a Porta a Porta.


Sento il dovere di rendere testimonianza del suo utilissimo lavoro di raccolta dei dati socio economici a livello globale (il file Excel dei fatti italiani ed europei degli ultimi 10 anni, con 42 fogli contenente tutti i numeri delle 234 tabelle e grafici, aggiornato ogni volta che ci sono nuovi dati), per rilevare che meriterebbero, sotto il profilo politico, quell’esame approfondito che pochi sono disposti a compiere prima di discutere intorno ad argomenti socio-economici.


Dal 6, data di apparizione dello scritto, al 20 marzo, data in cui figura l’ultimo commento si sono succeduti venti commenti tra i quali cinque miei.
Prima di trascrivere quattro dei cinque commenti, desidero mettere in evidenza che per valutare l’idoneità di un candidato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri (di Premier se ne parlerà quando sarà modificata la Costituzione) le tabelle statistiche non servono, perché nessun politico che abbia già ricoperto questa carica potrebbe ricandidarsi alle condizioni proposte da La Mesa.


Infatti, seguendo il suo ragionamento, nessuno può essere in grado di indovinare un dato numerico che storicamente subisce influssi indipendenti dalla volontà di chi ne ha solo il controllo parziale e condizionato da fattori esterni non prevedibili per la loro rarità di manifestazione, oppure per effetto fattori di influenza più potenti di quelli già quasi nulli del Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana. A questo politico, infatti, non si può rinfacciare una responsabilità di nessun dato macroeconomico: lo si può solo valutare per gli effetti delle sue decisioni quali realmente manifestano durante l'esercizio della sua carica.


Quindi, la valutazione può essere esercitata solo sulla base delle opportunità avute confrontando i vincoli operativi con l'efficacia delle decisioni operative in termini di nuove opportunità. (Solo a titolo di esempio: non so se sia stata una buona idea, da parte del ministro degli esteri in carica, di andare in Palestina e mostrarsi a braccetto col capo di Hamas! Erano d'accordo gli altri colleghi Ministri? OK! Forse vale la regola che chi tace acconsente!).


Nonostante questa osservazione, nel post in esame, i commenti hanno prevalentemente riguardato la più o meno veridicità delle affermazioni dei politici e nulla è stato detto, invece, sulla personalità dei concorrenti.
Questo è grave perché la cultura politica nel nostro paese continua a riferirsi a risultati collegati a ragionamenti ideologici e non alla dinamica dei fatti governati dalla capacità delle persone.


Basta fare il confronto tra il modo di fare elezioni negli Stati Uniti e nel nostro.
In USA, le primarie sono agoni tra gruppi di persone durante le convention per scegliere una candidatura; in Italia i candidati sorgono per un effetto domino di cooptazioni clientelari come nel caso del PD, o per dominio carismatico come quellio di UdS nel PdL.


La verità è che non riusciamo a crearci un orizzonte politico oltre le immediate emergenze e la situazione è giunta a tal punto che nel territorio non esiste più controllo politico.
I casi Di Pietro e Mastella lo dimostrano!
Per le prossime elezioni del 13 aprile, c’è poco da scegliere.


Personalmente sceglierò di votare seguendo questo ragionamento che appunto ho esposto nei miei commenti e che qui ribadisco:



1. Anziché dibattere sulle percentuali di successo conseguite da un governo sulle proposte contenute nel programma con il quale si è presentato alle elezioni - sulle quali ritengo che un dibattito non abbia alcuna utilità - mi parrebbe più utile vagliare la credibilità del personaggio aspirante alla carica, in relazione:


1 alla sua formazione,


2 al suo orientamento culturale e


3 ai progetti cui ha dato corso nel suo percorso di vita.


Se, ad esempio, si mettono a confronto Prodi e Berlusconi, e date un voto da 1 a 10 ad ognuna delle categorie di cui sopra, non avreste bisogno di perder tempo a commentare l’articolo di Ricolfi sulla Stampa.

Fate questa valutazione per ognuno degli altri candidati premier, e tra qualche giorno per ognuno dei candidati alla Camera, al Senato, alle province, alle regioni ed ai comuni … e avrete le idee chiare. Preliminarmente date O (zero) a chi della politica ne ha fatto un mestiere come funzionario di partito.

2. In politica la verità non va mai cercata, come anche, la ricerca della verità non è compito della magistratura. La politica tratta solo cose credibili in relazione agli obiettivi che si vuol raggiungere; come anche la magistratura deve rendersi credibile nel condurre in porto la giustizia.

Il male dell’Italia è tutto qui.
Basta cercare la verità! Lasciamo ai religiosi cercarla; dico ai religiosi nei
quali includo anche laicisti ed atei!
Propongo O (zero) ai funzionari di partito perché sono proprio quelli che per primi sventolano la loro bandiera di verità e per primi vedono sprofondare la loro credibilità nell’abisso delle persone da svergognare.


Se liberalismo non tratta di cose credibili, non so quale altra definizione dare al liberalismo.
Riconosco tuttavia che i funzionari di partito vanno distinti in due categorie: quelli che sbandierano una verità e pretendono di essere leader e quelli che lavorano per rendere redibile il loro leader (solo che quest’ultimo tratti di cose credibili).


Con queste poche regole sono sicuro che possiamo salvare l’Italia dal marasma nel quale è caduta. Diamoci da fare e buttiamo al macero il ciarpame residuale delle antiche ideologie.

3. Credo che ci sia una grande differenza tra la democrazia istituita negli Stati Uniti e quella nostra, italiana.

La cosa è di tutta evidenza e non credo occorra parlarne ancora.


La pecca di Berlusconi è che, numeri alla mano, non ha detto la verità (che come
detto sopra non va richiesta ad un politico).

Poi ha instaurato un regime di
duopolio spezzando il monopolio RAI.
Con le nostre derelitte istituzioni non potevamo sperare di più.
Bene, a mio parere, occorre semplicemente fare questo ragionamento. Partendo da destra e sinistra o da sinistra a destra osservare cosa hanno fatto i candidati leader di oggi nell'ultima legislatura così ingloriosamente terminata.


Io dico solo: tutti a casa tranne: ditelo voi, accetterò la vostra conclusione se mi convincerete.

4. Sono l'uomo della strada che sperava che durante il governo di UdS s'avverassero i molti desideri reiteratamente espressi da lui medesimo e da me attesi, ma sempre repressi dai suoi stessi alleati.
Non posso che ripetere che nelle cose politiche dobbiamo smettere di cercare verità incollate a schemi ideologicamente precostituiti.

Cerchiamo, invece, solo la fattibilità di proposte politiche presentate da persone credibili.
Con quanto dico, mi sembra anche di essere molto coerente con il testo della testata di questo blog: meno stato non vuol dire niente stato; più mercato non vuol dire solo mercato; più libertà non vuol dire solo libertà. Vorrei anche aggiungere più liberalità non vuol dire meno socialità.


Guai se dalle prossime elezioni il PD non dovesse comporsi come partito costituente un opposizione compatta in grado di dialogare con la maggioranza nell’avvio del radicale rinnovamento che da troppi anni attendiamo!


Attenzione!

Parlo di rinnovamento e non di riforme; di rinnovamento e non di rifondazione; di rinnovamento nel senso di portare lo stato a servizio dei cittadini e i cittadini a servirsene solo al soddisfacimento dei bisogni della collettività secondo sani principi di sussidiarietà.



25 gennaio 2008

Sostituire una classe politica ...

... ora è possibile?
Da oggi ricomincio a scrivere su questo blog.
Dopo il vergognoso spettacolo di ieri sera al Senato, è opportuno che non si ripeta lo scenario del '98! In un Paese normale i falliti vanno a casa! In pochi mesi dobbiamo creare una classe politica nuova. Noi che abbiamo sempre taciuto, facciamoci sentire!
Cerchiamo brava gente a rappresentarci, convinciamola che è possibile far politica onestamente! Riccardo Gallottini, ho risposto al tuo commento e non ti sei più fatto vivo!

09 novembre 2007

Un anno dopo

E' passato più di un anno da quando ho scritto i tre post che si sono conclusi con l'ideazione de' "Il gioco di Pibond". Non è cambiato niente! E' solo trascorso tempo inutile e le cose stanno peggiorando al punto che tutti hanno la sensazione che le cose, quando c'era Lui, andassero non meglio ma bene!
Ora più che mai, occorre recuperare il tempo perduto. Dobbiamo essere coscienti di ciò che possiamo volere e cercare chi è in grado di governare con saggezza.
Politica non significa fare gli affari propri nè quelli degli altri.
Significa soddisfare una priorità di bisogni condivisi perchè la comunità viva in armonia. Ma, se nessuno è in grado di creare questa priorità, come possiamo pensare che l'uomo politico possa operare?
A mio parere esiste lo statista in grado di fare una proposta concreta, valida e realizzabile!
Si tratta di cercarlo!
Ripropongo "Il gioco di Pibond" scaricabile qui in formato PDF

17 giugno 2007

Nessuno vuole giocare

... e nessuno gioca!
Nel nostro amato paese c'è qualcuno che vuole giocare?
Più di sei mesi fa proponevo un gioco, non con l'intenzione che almeno una persona dimostrasse il suo interesse, ma che qualcun altro ne proponesse uno migliore del mio!
Il paese non sa giocare nè vuole giocare ... e nessuno gioca.
Perchè?

15 novembre 2006

Le regole del gioco

Sabato 11 novembre 2006, il Presidente del Consiglio dei Ministri Romano Prodi ha dichiarato: “Qui ormai siamo in un paese impazzito, che non pensa più al domani”!
Dopo una prima mia reazione di stizza seguita da violenti crampi allo stomaco mi venne spontaneo lo stimolo di urlare: “Senti chi parla”!
Mi ricredetti perché non ha detto che io, cittadino del paese Italia, sono impazzito; né posso dire che Lui, Romano Prodi, è pazzo. Infatti non si è riferito a persone o gruppi di una qualsiasi parte, ma all’intero paese abitato da persone disorientate che non sanno più comunicare né immaginare se avranno un futuro sentendosi tradite nei loro stessi convincimenti.
Il panorama politico internazionale e quello italiano in particolare, lo sconforto che mi accompagna nell’osservare che non vi sono segnali di ravvedimento da parte di chi detiene il potere, l’osservare che nessuno è capace avviare un programma di azioni virtuose verso il risanamento della moralità pubblica e privata, mi costringe a riprendere un argomento che avrei voluto rinviare a momenti più favorevoli e cioè a quando si manifesteranno sintomi per la comparsa di qualche risposta, sia pur minima, alle domande che allora mi ero posto.
Si tratta de’ La prima follia: Babele, nella sottosezione Eventi di ieri visti oggi dove, tra l’altro, ho scritto:


Quante lingue sono parlate nell'Europa che prossimamente unirà venticinque nazioni? Ecco una grossa complicazione che grava sull’umanità dai tempi della Torre di Babele.
Con la creazione di tutte queste unioni, federazioni, organismi plurilaterali sotto l’egida dell’ONU viviamo forse la fase di completamento della Torre di Babele?
Parleremo un'unica lingua come sudditi del Leviatano, oppure ogni cittadino di questo mondo potrà continuare a parlare la propria e l’interlocutore parlante un’altra lingua sarà in grado di capire come se ascoltasse la propria?
Ma qui ci avviciniamo troppo al presente e, pertanto rinvio il visitatore agli argomenti degli “Eventi di oggi visti ieri”

°°°
C’è chi, meglio di me, sa indagare sulle cause del malanno che ci assilla di cui Prodi, a mio avviso, è tra i maggiori responsabili, tuttavia credo che sia maggiormente proficuo esaminare questa fase della nostra storia sotto un altro punto di vista, riprendendo in esame l’Argomento della Torre di Babele, sotto un profilo che ritengo assai più produttivo.
Trascrivo l’episodio biblico (tratto da Liber Liber) e, al seguito, riprendo il discorso da dove, allora, l’avevo lasciato.
Esodo (11; 1-9)(°)
1Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. 2Emigrando dall'oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. 3Si dissero l'un l'altro: "Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco". Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento. 4Poi dissero: "Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra". 5Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. 6Il Signore disse: "Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l'inizio della loro opera e or a quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. 7Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l'uno la lingua dell'altro". 8Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. 9Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra.
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Allora pensavo che il problema fosse esclusivamente linguistico; ora, invece, ritengo che il problema non sia solo tale! Non conosciamo noi stessi e ci pieghiamo passivamente agli eventi del presente; non riusciamo più a condividere le stesse cose perchè le stesse cose non appaiano più tali come le credevamo. Da un giorno all’altro, una cosa buona diventa cattiva e una cosa cattiva diventa buona perché un suo aspetto viene ritenuto ora malefico, ora benefico per qualche recondita finalità. Insomma tutti hanno ragione e torto insieme: è la manifestazione di un colossale insieme di torri di Babele che si associa in ciò che, oggi, viene definito relativismo o nichilismo: le macerie dell’illuminismo, del romanticismo dell’idealismo e del materialismo.
Dio disperse l’uomo per tutta la terra; l’uomo si è disperso nei diversi millenni che ci separano dalla costruzione di Babele e della sua città, ad oggi. Ora, finalmente, l’uomo si riunisce globalmente e ricerca un linguaggio comune, ma non basta perché il male di cui soffriamo tutti non è quello linguistico ma quello che non riusciamo più a comunicare con l’altro.
Se non conosciamo noi stessi e non sappiamo che cosa e per chi facciamo rimarremo per sempre estranei anche a noi stessi perché abbiamo esaurito i nostri valori e perché noi tutti, come correttamente ha dichiarato Romano Prodi, viviamo in un paese impazzito, che non pensa più al domani.
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Prima di scrivere questa introduzione avevo preparato tre post per pibond.blogspot.com intitolati: Specialismo, Antispecialismo e Generalismo. Li trascrivo integralmente nelle pagine che seguono. Nel terzo post ho concluso ideando un gioco che potrebbe avere interessanti sviluppi. L’ho chiamato Il gioco di Pibond©, ma potrebbe avere altri nomi ed essere sviluppato in altre versioni.
In premessa, anticipo che il gioco è formato da una tavola e da 100 carte di cui 90 sulle quali figura il profilo di un personaggio contemporaneo o del passato e 10 sulle quali il giocatore segnerà il profilo del proprio da valutare al fine di conferirgli un incarico.Non voglio correre; il gioco è ancora da completare e i 90 profili sono ancora tutti da scegliere. Aggiungo, infine, che il completamento può essere solo opera di più persone: almeno una per ogni ordine generalizzante.


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(°) Per una piena comprensione dell’episodio biblico, consiglio la lettura del Cap. 12 de’ Il Libro Sigillato e il Libro Aperto di Jean Louis Ska EDB (Centro Editoriale Dehoniano – Bologna 2005 ISBN 88-10-22124-9).