Sempre attuale
Risonanza, biforcazioni e fluttuazioni
Sul dilemma tra necessità e possibilità, ritengo sia determinante l'intervento di Ilya Prigogine, laddove, nella processualità...
22 febbraio 2014
Padoan all'economia: una speranza compiuta?
07 giugno 2013
Dio e Uomo: Libertà e Dovere II
Tra i due momenti esiste solo un confine tracciato soggettivamente, ma vissuto in modo drammatico dall'umanità sin dalla sua origine.
21 maggio 2012
Libertà e Lavoro
15 novembre 2011
Guglielmo di Ockham
15 novembre 2009
Il dominio sui fattori di produzione
Quanto precede, fa pensare ad un profondo cambiamento. Al predominio di potere del capitale sul lavoro che crea squilibri tra risparmio e consumi, subentra un potere unico e solido che lentamente, ma in modo chiaro, corrode e spezza quella catena conflittuale tra lavoro e impresa, che, nel secolo scorso, tanto danno a recato allo sviluppo della società.
Si tratta di un cambiamento epocale che coinvolge l’intera società umana. Occorre por mano a considerare quali siano i reali detentori del potere oggi, rispetto a quelli che effettivamente servono e dai quali occorre ottenere debite certezze sulla trasparenza del loro operato in un ottica di lungo termine. Si tratta di mettere in atto un movimento politico che faccia leva sulla triade dei poteri tradizionali (legislativo, esecutivo e giudiziario) per condurli a comporsi nello Stato in modo trasparente ed efficace e per consentire alla popolazione di condurre un’esistenza libera e socialmente equilibrata.
Si tratta di ricomporre i poteri che scaturiscono dalla stampa e della televisione oggi assemblate nei media, dalla tecnologia di massa che invade le nostre case di prodotti e strumenti complessi, semplici da usare ma pericolosi per chi non ne ha il pieno controllo, e infine, per non tacere, dalla ricerca scientifica con le sue costose pretese e le promesse spesso vacillanti sul piano della affidabilità.
Questo potere non può più essere affidato al libero arbitrio della parti interessate e all’improntitudine di chi deve mediare interessi fortemente contrastanti senza avere solide basi di conoscenza , ma occorre che gli interessi che ne sono coinvolti, si ricompongano in un quadro etico coerente con la concezione di uno Stato che consenta alla popolazione di condurre un’esistenza in modo socialmente equilibrato.
Occorre disfarci dell’inutile dialettica che si agita intorno alle ideologie materialistiche e relativistiche diffuse nei secoli scorsi ed oggi ancora foriere di comportamenti antisociali perché ricostituiscono classi di individui per essere poi confinate in ghetti dove ogni desiderio è permesso, ma formare e diffondere una linea di pensiero intorno all'idea che la libertà è fare tutto ciò che non sia esplicitamente vietato e sancito con pena.
17 febbraio 2008
Si può superare l'utilitarismo?
Ancora oggi la politica di stimolare i consumi per aumentare il prodotto interno lordo (PIL) sembra essere non idonea per armonizzare lo sviluppo dell'economia e conseguire un accettabile equilibrio sociale: ciò perché il dilemma è come e verso cosa orientare le maggiori quote di reddito conseguite.
Le decisioni in merito muovono sulla base di confuse discussioni ideologiche tra contrastanti pressioni lobbistiche che spingono a:
- lasciarle al cittadino per incrementare ulteriormente i consumi o la formazione di risparmio individuale riducendo l'imposizione fiscale personale;
- conferirle alle imprese per stimolare propri investimenti favorendo il mercato mobiliare da una parte e riducendo le imposte sui consumi, dall'altra;
- ridistribuirle nel welfare e/o nelle imprese e/o in investimenti strutturali.
La lotta di classe si è formata con la contrapposizione dei fattori produttivi terra, capitale e impresa al lavoro; dal ché può derivare:
- che, attraverso lo sfruttamento di posizioni monopolistiche si accumuli ricchezza a detrimento del fattore impresa e quindi anche di quello del lavoro creando sottosviluppo e disoccupazione;
- che, attraverso la socializzazione di terra, capitale e impresa non prendano corpo quelle iniziative opportune a creare uno sviluppo che consenta di mantenere un alto grado di occupazione;
- che solo mantenendo complementari impresa e capitale con lo sfruttamento di terra e lavoro, si possano effettivamente creare quelle condizioni per mantenere il benessere economicamente inteso.
Le contrapposizioni si sono sviluppate sino ad ora sotto due linee ideologiche: il socialismo ed il liberalismo, intesi nel senso classico.
Le contrapposizioni, in realtà, non si sono sviluppate tra i fattori produttivi, ma ricadono tra chi ha il governo di questi fattori e cioè su chi fonda la propria politica col presupposto di realizzare la "felicità" dei cittadini. Il socialismo ha creduto di realizzare questa “felicità” con la pianificazione delle risorse attraverso complicati e dispendiosi sistemi di ridistribuzione del reddito, il liberalismo, all’opposto, con la limitazione al minimo degli interventi sull’economia, lasciando il tutto all’autoregolamentazione del mercato.
Ancora oggi il dibattito politico si svolge su classi di fattori, inquadrati singolarmente in ogni branca dello scibile umano e non sull’insieme dei fattori inquadrati in una logica antropocentrica. E non più sotto il profilo strettamente utilitaristico.
05 luglio 2006
Tassisti prodiani
E' apparso con le novità prodiane un fatto a me ignoto nelle sue scandalose proporzioni: quello delle licenze dei taxi, che è una condannabilissima estorsione fatta dai comuni, per di più facile a prestarsi a tangenti più o meno malavitose.
D'altronde la frittata è fatta e risale a epoche così lontane che una ingerenza della magistratura è quasi sicuramente inutile e costosa. D'altronde le licenze vanno concesse e tassativamente gratuite o quasi, a prezzi semmai fissati a livello nazionale ( alla faccia del federalismo! ) . D'altronde non si può azzerare il capitale versato dai tassisti ( altrimenti tanto vale azzerare l'acquisto di una seconda casa per arrotondarsi la pensione ). Normalmente dovrebbero essere i comuni a rimborsare le somme pagate ( cosa complicata, ma inevitabile ), ma i comuni non hanno ora i soldi, e meno ancora le finanze puibbliche. L'unica soluzione che vedo è far riconoscere alla povera INPS ( è purtroppo la solita vittima dei malaffari di stato ) il valore delle licenze pagate in conto pensione. Questo permetterebbe di prevedere e diluire i pagamenti pensionistici, che per quelle quote devono essere i comuni, i quali si trovano con un futuro carico inatteso, di cui le attuali amministrazioni non sono responsabili. Ma almeno questa tassa del comune può essere diluita nel tempo e lo Stato può e deve prevedere una sua quota di aiuto.
5.7.2006