Sempre attuale

Risonanza, biforcazioni e fluttuazioni

  Sul dilemma tra necessità e possibilità, ritengo sia determinante l'intervento di Ilya Prigogine, laddove, nella processualità...

09 novembre 2007

Un anno dopo

E' passato più di un anno da quando ho scritto i tre post che si sono conclusi con l'ideazione de' "Il gioco di Pibond". Non è cambiato niente! E' solo trascorso tempo inutile e le cose stanno peggiorando al punto che tutti hanno la sensazione che le cose, quando c'era Lui, andassero non meglio ma bene!
Ora più che mai, occorre recuperare il tempo perduto. Dobbiamo essere coscienti di ciò che possiamo volere e cercare chi è in grado di governare con saggezza.
Politica non significa fare gli affari propri nè quelli degli altri.
Significa soddisfare una priorità di bisogni condivisi perchè la comunità viva in armonia. Ma, se nessuno è in grado di creare questa priorità, come possiamo pensare che l'uomo politico possa operare?
A mio parere esiste lo statista in grado di fare una proposta concreta, valida e realizzabile!
Si tratta di cercarlo!
Ripropongo "Il gioco di Pibond" scaricabile qui in formato PDF

17 giugno 2007

Nessuno vuole giocare

... e nessuno gioca!
Nel nostro amato paese c'è qualcuno che vuole giocare?
Più di sei mesi fa proponevo un gioco, non con l'intenzione che almeno una persona dimostrasse il suo interesse, ma che qualcun altro ne proponesse uno migliore del mio!
Il paese non sa giocare nè vuole giocare ... e nessuno gioca.
Perchè?

15 novembre 2006

Le regole del gioco

Sabato 11 novembre 2006, il Presidente del Consiglio dei Ministri Romano Prodi ha dichiarato: “Qui ormai siamo in un paese impazzito, che non pensa più al domani”!
Dopo una prima mia reazione di stizza seguita da violenti crampi allo stomaco mi venne spontaneo lo stimolo di urlare: “Senti chi parla”!
Mi ricredetti perché non ha detto che io, cittadino del paese Italia, sono impazzito; né posso dire che Lui, Romano Prodi, è pazzo. Infatti non si è riferito a persone o gruppi di una qualsiasi parte, ma all’intero paese abitato da persone disorientate che non sanno più comunicare né immaginare se avranno un futuro sentendosi tradite nei loro stessi convincimenti.
Il panorama politico internazionale e quello italiano in particolare, lo sconforto che mi accompagna nell’osservare che non vi sono segnali di ravvedimento da parte di chi detiene il potere, l’osservare che nessuno è capace avviare un programma di azioni virtuose verso il risanamento della moralità pubblica e privata, mi costringe a riprendere un argomento che avrei voluto rinviare a momenti più favorevoli e cioè a quando si manifesteranno sintomi per la comparsa di qualche risposta, sia pur minima, alle domande che allora mi ero posto.
Si tratta de’ La prima follia: Babele, nella sottosezione Eventi di ieri visti oggi dove, tra l’altro, ho scritto:


Quante lingue sono parlate nell'Europa che prossimamente unirà venticinque nazioni? Ecco una grossa complicazione che grava sull’umanità dai tempi della Torre di Babele.
Con la creazione di tutte queste unioni, federazioni, organismi plurilaterali sotto l’egida dell’ONU viviamo forse la fase di completamento della Torre di Babele?
Parleremo un'unica lingua come sudditi del Leviatano, oppure ogni cittadino di questo mondo potrà continuare a parlare la propria e l’interlocutore parlante un’altra lingua sarà in grado di capire come se ascoltasse la propria?
Ma qui ci avviciniamo troppo al presente e, pertanto rinvio il visitatore agli argomenti degli “Eventi di oggi visti ieri”

°°°
C’è chi, meglio di me, sa indagare sulle cause del malanno che ci assilla di cui Prodi, a mio avviso, è tra i maggiori responsabili, tuttavia credo che sia maggiormente proficuo esaminare questa fase della nostra storia sotto un altro punto di vista, riprendendo in esame l’Argomento della Torre di Babele, sotto un profilo che ritengo assai più produttivo.
Trascrivo l’episodio biblico (tratto da Liber Liber) e, al seguito, riprendo il discorso da dove, allora, l’avevo lasciato.
Esodo (11; 1-9)(°)
1Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. 2Emigrando dall'oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. 3Si dissero l'un l'altro: "Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco". Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento. 4Poi dissero: "Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra". 5Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. 6Il Signore disse: "Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l'inizio della loro opera e or a quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. 7Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l'uno la lingua dell'altro". 8Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. 9Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra.
°°°
Allora pensavo che il problema fosse esclusivamente linguistico; ora, invece, ritengo che il problema non sia solo tale! Non conosciamo noi stessi e ci pieghiamo passivamente agli eventi del presente; non riusciamo più a condividere le stesse cose perchè le stesse cose non appaiano più tali come le credevamo. Da un giorno all’altro, una cosa buona diventa cattiva e una cosa cattiva diventa buona perché un suo aspetto viene ritenuto ora malefico, ora benefico per qualche recondita finalità. Insomma tutti hanno ragione e torto insieme: è la manifestazione di un colossale insieme di torri di Babele che si associa in ciò che, oggi, viene definito relativismo o nichilismo: le macerie dell’illuminismo, del romanticismo dell’idealismo e del materialismo.
Dio disperse l’uomo per tutta la terra; l’uomo si è disperso nei diversi millenni che ci separano dalla costruzione di Babele e della sua città, ad oggi. Ora, finalmente, l’uomo si riunisce globalmente e ricerca un linguaggio comune, ma non basta perché il male di cui soffriamo tutti non è quello linguistico ma quello che non riusciamo più a comunicare con l’altro.
Se non conosciamo noi stessi e non sappiamo che cosa e per chi facciamo rimarremo per sempre estranei anche a noi stessi perché abbiamo esaurito i nostri valori e perché noi tutti, come correttamente ha dichiarato Romano Prodi, viviamo in un paese impazzito, che non pensa più al domani.
°°°

Prima di scrivere questa introduzione avevo preparato tre post per pibond.blogspot.com intitolati: Specialismo, Antispecialismo e Generalismo. Li trascrivo integralmente nelle pagine che seguono. Nel terzo post ho concluso ideando un gioco che potrebbe avere interessanti sviluppi. L’ho chiamato Il gioco di Pibond©, ma potrebbe avere altri nomi ed essere sviluppato in altre versioni.
In premessa, anticipo che il gioco è formato da una tavola e da 100 carte di cui 90 sulle quali figura il profilo di un personaggio contemporaneo o del passato e 10 sulle quali il giocatore segnerà il profilo del proprio da valutare al fine di conferirgli un incarico.Non voglio correre; il gioco è ancora da completare e i 90 profili sono ancora tutti da scegliere. Aggiungo, infine, che il completamento può essere solo opera di più persone: almeno una per ogni ordine generalizzante.


______________________

(°) Per una piena comprensione dell’episodio biblico, consiglio la lettura del Cap. 12 de’ Il Libro Sigillato e il Libro Aperto di Jean Louis Ska EDB (Centro Editoriale Dehoniano – Bologna 2005 ISBN 88-10-22124-9).

30 ottobre 2006

Il generalismo

Pensavo di chiudere la questione dello specialismo con l’antispecia-lismo. Mi sono accorto che l’argomento è suscettibile di ulteriori sviluppi interessanti, se lo si assume non sotto forma di anti
(negativo)
ma sotto quello di pro (positivo).

Infatti, al buio, non si contrappone il non buio, ma la
luce: pertanto allo specialismo non si contrappone l’antispecialismo che
nega solo e non afferma nulla, ma il generalismo che contiene lo specialismo in
forma coordinata
: come la luce che, diminuendo d'intensità, non si
trasforma mai in buio che, in assoluto, non esiste in natura. Nel post
dell’antispecialismo ho concluso che 100 specialisti scoordinati creano solo
caos e ciò deriva dal fatto che, a capo del progetto, non c’è nessuno in grado
di coordinarli.

Quindi, 100 specialisti allo sbando non potranno realizzare nulla sino a ché
non vi sarà un piano capace di realizzare una sintesi tra le miriadi di proposte
prodotte singolarmente dagli anzidetti 100 specialisti.

Chi fa il piano?

Chi lo dirigerà? Quale sarà la personalità in grado di svolgere
l’incarico?

--------------

Ciò che accade in questo tormentato periodo ultradecennale di transizione che
il nostro amato Paese sta attraversando, è il vero motivo che mi spinge a
trattare l’argomento che coinvolge questi tre miei post, perché il fenomeno
specialismo-generalismo esplica i suoi effetti in un ordine che va anche oltre la
politica, in generale, e il nostro Paese, in particolare.

Perché? Perché lo specialismo si è addentrato talmente nel particolare che, gli
specialisti - sempre più presi nelle loro applicazioni e propensi a
considerare ciò che fanno come essenziale in un mondo che è esclusivamente loro
e che esclude ogni altro che li contrasti - non riescono a realizzare quelle
interconnessioni necessarie a collegare il risultato dei loro lavori secondo
piani coordinati.

Chi potrebbe risolvere questo problema? Il Generalista? Il Signor Chetuttosà?

Non basta. In mezzo alla baraonda specialistica occorre in primo luogo
stabilire una gerarchia di specialità raggruppandole per ordine d'importanza in
relazione al progetto o ai progetti da realizzare. Fatto questo, occorre
delineare il profilo del Capo in grado di realizzare il progetto.
Infine occorre scegliere la Persona che abbia i requisiti corrispondenti al
profilo.

In un'impresa di produzione e servizi la cosa è relativamente semplice,
perchè i fattori da tenere sotto controllo sono tutti misurati in funzione del
profitto.

In una nazione retta su base democratica, la cosa è molto più complicata
perchè tra i fattori da tenere sotto controllo non é solo il profitto, che nel
caso specifico corrisponde al PIL, ma un complesso eterogeneo di entità non
misurabili che vanno dall'accontentare chi fa cosa, dal soddisfacimento della
sicurezza, dall'affrancamento dal bisogno, sino alla realizzazione della condizione di
benessere e felicità sociale di tutti i cittadini. Tutte entità non misurabili e
di difficile definizione che navigano nell'oceano della politica e delle manovre
lobbistiche che si creano intorno ad interessi particolari che porta ognuno a trarre il maggior vantaggio per se stesso o per il gruppo che rappresenta.

Quindi, perchè sia efficace, il generalista dovrebbe portare a sé tutte
le conoscenze specifiche delle specializzazioni che costituiscono gli assunti da
generalizzare e, allo stesso tempo, essere dotato dell'autorità necessaria a rivestire la qualità di Capo; in sintesi dovrebbe essere una Persona che riassuma
tutte caratteristiche che l’incarico richiede. Dico una Persona: non un gregario, un funzionario di partito; insomma, non un personaggio qualsiasi capace solo di rivestire un incarico pro-tempore, come uno dei tanti (anche galantuomini!) Presidenti del Consiglio dei Ministri che hanno governato (si fa per dire!) il Paese in base a programmi inconsistenti, velleitari
e sovente del tutto inesistenti!

--------------

Ciò di cui l'elettore maggiormente soffre, quando è chiamato ad esprimere il
voto, è il senso di abbandono e la lontananza che lo separa dalla politica. La sofferenza è dovuta, in massima parte, alla mancanza di trasparenza negli atti prodotti dai tre poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario) da una parte, e, dall'altra, ad una comunicazione non
chiara e spesso distorta per le frequentimanifestazioni di pacchiana demagogia offerte dagli organi che li costituiscono.

Memore di tante illusioni sulle quali sono caduto nel
scegliere questo o quel partito nella cabina del voto, memore di non aver mai
manifestato preferenze per i candidati per timore dell'annullamento della scheda elettorale, e, soprattutto, per le
perplessità che costoro provocano per la mancanza di contatti idonei a
costituire una comunicazione al di sopra delle loro asserzioni fondate
prevalentemente sulla genericità, mi sono messo a pensare se ci fosse un qualche
modo per andare a votare con più tranquillità.

Per far cessare ogni mio timore, a mio parere, occorrerebbe che si avverassero, preliminarmente, queste tre condizioni che non dipendono dalla volontà dell'elettore, ma che dovrebbero essere messe in atto dai partiti e dai poteri costituiti:

  1. Sicurezza che il voto non sia manipolato;
  2. Il programma dei partiti corrisponda
    ad un'etica condivisa ed ai significati politici proposti;
  3. I candidati rispecchino i requisiti richiesti perchè la loro azione
    sia conforme al programma.

Al riguardo, suggerisco un gioco: Il gioco di Pibond©. Per iniziare occorre pensare alla propria persona; individuare quali siano le libertà (non i diritti) ritenute irrinunciabili per sé, per i propri cari, per i conoscenti e per l’umanità intera. Si gioca soli o con amici che condividono le stesse idee o che non ne hanno, ma entrambi corrono dietro un progetto con lo scopo di far vincere il proprio candidato.

Il gioco che non ha pretese scientifiche, ma quello di orientare le scelte su un certo numero di Persone/modello al quale conformare il proprio candidato ideale e ricercarlo tra quelli che si propongono per tali.

Vilfredo Pareto ci ha insegnato che le azioni degli uomini sono per la massima parte non logiche e, fondamentalmente, in quelle dei politici ne troviamo un campionario strabordante. Questo gioco ha lo scopo di impostare uno schema sul quale far apparire due cose: quanto sia non logico fondare le scelte sulla parola (demagogia) e quanto sia logico fondarle su un modello (paradigma politico condiviso) costruito ad hoc.

Il gioco di Pibond©

Al fine di individuare la Personalità adatta per rivestire una carica in un particolare settore di attività e quindi puntare sulla vittoria del proprio candidato, propongo questo gioco, il gioco di Pibond©, che serve a delineare il profilo della carica alla quale associare una Persona scelta nella rosa dei preferiti.
Il gioco si svolge su una tavola costituita da sei colonne (da a a f) e 12 righe (da 1 a 12). Il giocatore dispone di 100 carte di cui 90 con il testo della biografia di un personaggio contemporaneo o del passato e 10 sulle quali segnerà il profilo del candidato da valutare in relazione a ciascuna specialità.
Il gioco si divide in due fasi (scaricare e stampare la scheda):

  • la prima è costituita dall'attribuzione di un peso percentuale, su un totale di 100, da distribuire tra le specialità, rappresentate da un leader scelto tra le prime 90 carte con riferimento al profilo della carica da affidare;
  • nella seconda si confronta il candidato da valutare in ciascuna specialità ritenuta necessaria allo svolgimento dell'incarico, con i leader individuato nella fase 1 che potrà avere un peso più alto o anche più basso, rispetto al candidato stesso.

Partendo dalla prima, la colonna (a) è dedicata all'Ordine generalizzante nella quale sono individuati gli specialisti suddivisi nei tre ordini (LCA) sui quali si appoggia l'esposizione sociale di ciascuno:

  • Libertà, nel quale confluiscono gli specialisti il cui contributo - prevalentemente di natura intellettuale - richiede in minima parte l'apporto di relazioni interpersonali: Teologo (riga 1/colonna c), Filosofo (r.2/c) e Artista (r.3/c);
  • Comunicazione; nel quale confluiscono tre specialisti che rappresentano la base essenziale perchè i rapporti interpersonali conducano alla concordia nell'agire: Comunicatore (r.4/c), Insegnante (r.5/c); Politico (r.6/c);
  • Azione, nel quale confluiscono quattro specie intese come contributi condivisi in società che costituiscono la massima sintesi di efficienza della triade LCA: Ricercatore (r.7/c); Artefice(r.8/c); Imprenditore (r.9/c); Mediatore (r.10/c).

Le colonne (d) ed (e) sono dedicate agli specialisti. Nella colonna (d), per ciascuna specialità, sarà indicato il nome di chi si ritiene essere il Leader da scegliere tra le 90 carte. In colonna (e) occorrerà compiere le operazioni della prima fase del gioco e, nei riquadri, tra la riga 10 e la colonna f, si svolgerà la seconda fase.

Fase 1
Le 90 carte rappresentano altrettanti leader. L'operazione
consiste nel segnare in colonna (e) il valore della specialità nel contesto
delle qualità complessive da attribuire al profilo del candidato, scegliendo,
ovviamente almeno una specialità per ogni ordine di cui alla colonna (e). Scelte
le specialità, occorrerà ripartire il valore 100%, segnato nel riquadro (e/12)
tra le specialità prescelte, ricavandone il valore dall'importanza della
specialità con riferimento alla carica da ricoprire.

Fase 2
La fase 2, come detto sopra, si svolge tra la riga 11 e la colonna
f. In (11/d) si utilizzerà una delle dieci carte bianche e si segnerà il
nominativo del candidato sia nel riquadro che sulla carta, sulla quale si farà
un cenno biografico. Infine, in colonna (f) si indicherà Il peso che si ritiene attribuire per ogni specialità in riferimento a quella di riferimento. In colonna (f/11) si segnerà infine il peso complessivo del candidato rispetto al valore 100% preimpostato nel riquadro (e/12).

Il gioco può essere ripetuto per altri candidati per ognuno dei quali sarà segnato i valori conseguiti nelle prove. Il candidato che avrà conseguito il maggior punteggio sarà:

il tuo candidato


La tavola del gioco

Questa è una versione di prova. Sul sito pibond.it è in corso di preparazione
una versione più elaborata e dotata di qualche esemplificazione con il profilo
di vari personaggi storici ricercati tra le informazioni biografiche.

10 ottobre 2006

L'antispecialismo

Mio malgrado, nonostante il fatto che MS Word lo consideri un errore, lo specialismo fa già parte di un discorso antecedente al mio. Chiedo venia per la mia presunzione e pago il fio. Mi rimetto in toto per quanto altri abbiano già detto sull’argomento e dedico il titolo di questo post al blog di Vincenzo Fano - Viverestphilosophari - sul quale ha inserito una pagina dedicata a "Specialismo e generalismo"... e così, addio Copyright!
Vincenzo Fano risponde a tal punto sulle conclusioni di quanto desidero rappresentare che sento l’obbligo di ricopiare qui sotto il testo che tuttavia si può leggere cliccando sul link.
Specialismo e generalismo
Se sono uno studioso serio e consapevole di non essere un genio rivoluzionario, posso decidere di occuparmi tutta la vita più o meno degli stessi problemi, in modo che arrivo ai massimi livelli mondiali in quel campo, anche se molto specifico, inoltre ho un effettivo impatto sul progresso della ricerca e il mio lavoro viene riconosciuto dai mezzi di comunicazione della scienza. Ho però lo svantaggio di vivere personalmente uno stato di forte alienazione, perché di tutte le cose che vale la pena conoscere e che arricchiscono la nostra vita ne apprendo solo una minima parte. Inoltre rischio di perdere la consapevolezza dei processi cognitivi e delle premesse del mio lavoro scientifico. Per formare il genio rivoluzionario, questa coscienza è assolutamente essenziale, poiché è proprio agendo in profondità sulle premesse dei saperi che avvengono le rivoluzioni scientifiche.
Mi riservo di chiedere scusa per questa mia presunzione, ma, mentre l’Autore di questo brano raggiunge le mie stesse convinzioni attraverso un costante studio che lo porta a brillanti risultati nel campo dell’antropologia, io - pensionato che sta terminando un periodo di due lustri di sabbatico dopo quasi quaranta anni di vita aziendale e che tenta di mettere ordine nel grande frastuono che avvolge l'esistenza umana - gioisco, perché, finalmente, vedo scritto da chi se ne intende queste parole:

Ho però lo svantaggio di vivere personalmente uno stato di forte alienazione, perché di tutte le cose che vale la pena conoscere e che arricchiscono la nostra vita ne apprendo solo una minima parte.

Ecco la prudenza e la temperanza del forte!
Condivido in pieno questa forma di alienazione che deriva, a parer mio, dall’apparente dissidio tra la fede cristiana che professo e i sempre più vistosi e abbacinanti successi nel campo delle applicazioni scientifiche che fanno l’uomo assomigliare vieppiù a Dio.
Personalmente risolvo il dissidio ritenendolo apparente e cioè considerando trascendente tutto ciò che non ricade nell’immanente. Tra trascendenza e immanenza vi è un rapporto dinamico soggettivo, perché nella trascendenza tutto è mistero e nell’immanente tutti possono vantare una conoscenza più o meno vasta ma non universale.
Il mio verbo, da una parte si ispira al secondo comandamento che traduco non disturbare Dio per cose che posso (coscienza delle mie capacità) e devo fare (etica che mi é imposta e/o che condivido); dall’altra, alla prudenza nel portare a ragione ciò che solo Dio sa.
Tracciare un confine tra Dio e me e tra Dio e gli altri è il mio assunto. Un confine che estende l’immanente su superfici sempre più vaste e di ciò cerco tracce nella storia e nella filosofia.
Peraltro, vedo anche che l’immanente per quanto sia esteso, rappresenta solo una piccola goccia d’olio caduta nel mare oceano: l’estensione aumenta ma diminuisce il suo spessore sino a diventare quasi nullo. Rendi a Dio …. e quel che segue significa anche, con bel garbo, non allargarti troppo!
I milanesi dicono O’ felè fa’l to mestè!

°°°

E vengo all’antispecialismo. Mentre nello specialismo individuo un movimento, nell’antispecialismo non lo individuo. Come non lo individuo nell’antifascismo o nell’anticomunismo. L’antiqualcosa nasce sempre dopo che al qualcosa che ha provocato devastazioni succede un qualcos’altro e nel qualcos’altro si crea il convincimento antiqualcosa. Quando, poi, il qualcos’altro ha fatto i suoi bei danni, in un tempo che può durare anche decine di lustri, nasce uno strano convincimento che porta a considerare tutti coloro che non sono ex-qualcos’altro sono dei qualcosa.
Traduco il tutto per mostrare cosa accade oggi nel nostro martoriato paese nel quale, morto il classismo dei borghesi e dei proletari, c’è chi - gli ex-cattocomunisti cui è rimasta la sola etichetta di antifascisti - vuole ricostituirlo per classi di reddito!!
Chiunque la pensi in modo diverso, quindi, non è più anticattocomunista ma un fascista demo-plutocratico da ridurre al silenzio.
Concludo. L’antispecialismo è la convinzione dei fascisti demo-plutocratici sul piede di mostrare i loro muscoli in 100 città italiane.

Quanti sono, nel nostro martoriato paese, i fascisti demo-plutocratici?
Nessuno. Ovvero pochi, tanti quanti si dichiarano o vogliono rifondare il comunismo.

Ripeto: “Chi decide su cosa?”

Il Governo Prodi: la congregazione degli ex… con amici, parenti e affini che per quasi un sessantenio hanno comandato nel bel paese.

08 ottobre 2006

Lo specialismo

Lo specialismo non è un’ideologia, né una teoria!
Lo specialismo è il risultato dell’opera di specialisti eccellenti (più di 100?) che, senza comunicare tra loro, si occupano ognuno sul tema assegnato all’altro.
Lo specialismo è la sintesi di operazioni fatte da umani in funzione di robot.
Lo specialismo è una Babele di atti a sé stanti vaganti tra il nulla ed il caos.
Lo specialismo è l’antitesi della gestione d’impresa.
Lo specialismo si fonda su tutte le credenze e le conoscenze storicamente acquisite dall’umanità e, allo stesso tempo, tutto ciò che è e funziona deve essere distrutto e rifondato.
Lo specialismo si manifesta con la creazione di apposite Commissioni di specialisti che producono un certo numero di documenti che rappresentano la sintesi dello svisceramento del tema assegnato. Il prodotto delle Commissioni di specialisti ignora i rapporti di causa - effetto (per non parlare di interdipendenze) con i temi assegnati alle altre Commissioni di specialisti. Le Commissioni di specialisti sono tante quante sono gli specialisti e le specializzazioni. Ad ogni specialista corrisponde una specializzazione e le specializzazione sono in un numero pari agli specialisiti. La specializzazione è il risultato dalla frammentaazione di una o più specializzazioni operata per cooptazione di uno o più specialisti. Gli indirizzi assegnati alla Commissioni sono fissati dagli stessi Commissari che li traggono solo dalla propria materia.
Molti componenti della Commissioni di specialisti provengono dalle fila dei Girotondisti, per cui specialismo e girotondismo sono l'uno il prodotto dell'altro o viceversa.
Lo specialismo ha l’effetto (conscio o inconscio) di devastare e distruggere tutto.
Infatti, c’è da chiedersi: “Poi, chi decide su cosa?”
Risposta: "Il Governo Prodi".
°°°
Non sono capace di scrivere altro sul Decreto Visco e la finanziaria!
Mi sento come quel vigile urbano interpretato da De Sica: Ahiutatemi!!
Sono ossessionato dallo scrupolo di aver omesso qualche altra caratteristica essenziale dello specialismo!!
Con ogni commentatore condividerò i diritti di Copyright su questo prodotto ideologico (prodotto perchè in sé lo specialismo non è un ideologia ma un movimento espresso da un branco allo sbando).
---------------
Revisone del 22 giugno 2017

05 settembre 2006

Una Casa per i Popoli*

La concessione di libertà a diseguali crea contrasti insanabili che inevitabilmente possono causare rivolte, sfociare in disordini politici ed innescare moti rivoluzionari.

Il seme della manipolazione
Oggi, le nazioni dell'Occidente sono costituite in Stati democratici in cui i cittadini esercitano diritti secondo un principio di uguaglianza che considero falso.
Infatti, non è vero che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge; è vero, invece, che la legge rende uguali i cittadini in un contesto sociale assistito e governato da élites che gestiscono poteri frammentati.

23 luglio 2006

Smettiamola di sparlare

Non sono un individuo! Sono una persona.
Mi sento individuo quando il mio sentimento di libertà è oppresso e, quindi, sparlo; mi sento persona quando non mi sento oppresso e, quindi, parlo.
Dal mese di luglio dello scorso anno, ovvero da quando scoppiarono gli scandali Antonveneta, RCS e Unipol mi sforzo di non sparlare, di non menzionare le persone coinvolte, di non commentare alcunché perché dal commento di questi fatti incredibili di cronaca non si ricava niente di utile e solo danno per tutti.
Ma, ora, che un governo pletorico, litigioso, incompetente (oltre 100 persone che si comportano come individui al servizio di otto capibanda, insediatisi come ministri, spacchettati o non, vice ministri con o senza incarico, sotto qualcosa con o senza portafoglio ecc.) raggiunge - in trionfo - il vertice della stupidità politica con la pretesa di abolire con decreti le corporazioni e gli ordini professionali; di cambiare politica estera; di violare gli accordi internazionali; di privatizzare le imprese svendendole all'estero (Air France si è preparata riducendo a metà il valore della sua partecipazione in Alitalia), spezzare il duopolio RAI - Mediaset facendo ricadere quest'ultima nelle maglie di Murdock, già forte di suo con Sky; insomma, di cambiare tutto mettendo sottosopra il paese:
  1. riuscirò a parlare ancora;
  2. dovrò sparlare e, come tutti, andare in piazza per la prima volta per protestare a favore della mia categoria (quella dei pensionati; degli utenti TV, elettricità, gas, telefonia fissa e mobile a banda stretta, larga e larghissima; dei proprietari di prima casa; degli utenti potenziali di una seconda casa in affitto in Sardegna .... sono sicuro che l'elenco non è completo);
  3. farò la fine di Buridano che muore perché non sapeva su quale campo brucare l’erba?

Chiarisco subito che parlare o scrivere è la stessa cosa. Uso il verbo parlare nel senso di esprimere concetti intorno ad un argomento definito.Per sparlare vale lo stesso principio salvo il fatto che l’espressione del concetto è volto a demolire le argomentazioni che ne sono a fondamento.
Dalla demolizione non nasce nulla se non si ha un progetto valido.
L’attuale governo non esprime alcun progetto valido e condivisibile; dunque tutto ciò che produce non può che essere frutto di mercimonio e compromesso e il parlarne si traduce nello sparlare a livello di litigio condominiale.
Eppure, io credo che bisogna parlare; abbiamo parlato poco e male; non siamo convincenti e non siamo sufficientemente armati intellettualmente per controbattere la dialettica idealista ottocentesca che sorregge il pensiero politico della parte essenziale che sostiene l’attuale maggioranza.
Come e cosa fare?
A mio parere questo:

  • non sparlare;
  • non cadere nella trappola dei sofismi marx-nihilisti, sostenuti da un pensiero debole di nome e di fatto propagato dagli acchiappacitrulli che dominano la scena nei salotti radical chic della capitale e sulle spiagge trendy del litorale italiano;
  • parlare solo in senso positivo affermando ad esempio che la ricchezza non è il male e che il male lo commette solo chi non la usa bene;
  • proporre cose fattibili come una sana politica a favore dello sviluppo della famiglia costruita su base solidale e non assistenziale;

Questo è quanto. Occorre ora affrontare ogni singolo argomento.Per approfondire gli aspetti più particolari del mio pensiero, suggerisco la lettura della pagina “Benessere non è felicità” sul mio sito.

05 luglio 2006

Tassisti prodiani

E' apparso con le novità prodiane un fatto a me ignoto nelle sue scandalose proporzioni: quello delle licenze dei taxi, che è una condannabilissima estorsione fatta dai comuni, per di più facile a prestarsi a tangenti più o meno malavitose.

D'altronde la frittata è fatta e risale a epoche così lontane che una ingerenza della magistratura è quasi sicuramente inutile e costosa. D'altronde le licenze vanno concesse e tassativamente gratuite o quasi, a prezzi semmai fissati a livello nazionale ( alla faccia del federalismo! ) . D'altronde non si può azzerare il capitale versato dai tassisti ( altrimenti tanto vale azzerare l'acquisto di una seconda casa per arrotondarsi la pensione ). Normalmente dovrebbero essere i comuni a rimborsare le somme pagate ( cosa complicata, ma inevitabile ), ma i comuni non hanno ora i soldi, e meno ancora le finanze puibbliche. L'unica soluzione che vedo è far riconoscere alla povera INPS ( è purtroppo la solita vittima dei malaffari di stato ) il valore delle licenze pagate in conto pensione. Questo permetterebbe di prevedere e diluire i pagamenti pensionistici, che per quelle quote devono essere i comuni, i quali si trovano con un futuro carico inatteso, di cui le attuali amministrazioni non sono responsabili. Ma almeno questa tassa del comune può essere diluita nel tempo e lo Stato può e deve prevedere una sua quota di aiuto.

5.7.2006

01 luglio 2006

Ivan Liggi - Un poliziotto in galera

Per le affinità di opinioni che condivido con il miscredente trascrivo in toto il post che ha inserito ieri nel suo blog.
La vicenda sofferta da Ivan Liggi è sconcertante al punto da suscitare l'assoluto dell'indignazione! Questa è la vera e autentica occasione perchè il Capo dello Stato possa dimostrare di essere realmente super partes e di essere, nei fatti, anche il mio Presidente: questo succederà se Egli accoglierà la domanda di grazia di Ivan Liggi e se non si sotratterà, adducendo qualche recondito cavillo del nostro ordinamento costituzionale, al suo inderogabile potere di concedere quella grazia che, oggi - dopo le vicende del caso Bompressi - è interamente suo perchè non lo condivide più con il Ministro della Giustizia (ex Ministro di Grazia e Giustizia).
Ecco il post: dopo la lettura ti prego di considerare l'opportunità di manifestare - dal banner sottostante - il tuo appello di grazia a Giorgio Napolitano e a Clemente Mastella.

Riporto l'ultima intervista di Ivan Liggi, rilasciata pochi giorni fa nel carcere di Forlì a Massimo Pandolfi e pubblicata sull'edizione de Il Resto del Carlino del 22 giugno 2006.
Il poliziotto in galera - «La mia battaglia per la libertà» - Ivan Liggi e la grazia: «Ci spero»dall'inviato Massimo PandolfiForlì - Quando ci incontriamo, Ivan Liggi non sa ancora che a una manciata di chilometri da qui, da questo carcere forlivese che da 614 giorni è diventata la sua casa, vive da uomo praticamente libero Ferdinando Carretta, il ragazzo che a Parma sterminò la famiglia.Meglio così, forse. Infatti, scherzi del destino, sapete cosa ha detto come prima cosa Ivan, ieri mattina alle nove, al vostro cronista?«Mi sento un peso, per tutti. Che senso ha tenermi qua dentro dalla mattina alla sera? Vorrei poter lavorare, rendermi utile, aiutare chi ha bisogno e poi, per carità, la sera tornare in cella». Ciò che praticamente succede a Carretta, proprio a Forlì; Carretta che ha sterminato volontariamente la sua famiglia e Liggi che continua a ripetere che nove anni fa ha sparato per sbaglio a un ragazzo in fuga, figuriamoci se lo voleva uccidere.Comunque: l'incontro ha un altro scopo. Parlare di Ivan Liggi e della sua richiesta di grazia, proprio nel giorno in cui da Rimini partono in tour per l'Italia i camper della speranza, della grazia.
Chi è perplesso dice: Liggi ha presentato la richiesta di grazia troppo presto, magari fra qualche anno potrà ottenerla, ora no. Tu che rispondi?«Ti rispondo chiedendo di guardarmi in faccia. Ti sembro un pericoloso criminale capace di compiere reati appena uscito da qui?».
Onestamente no, ma mica si può giudicare solo dalla faccia...«Ecco, ti aggiungo che fino al giorno della sentenza definitiva della Cassazione ho continuato a fare il poliziotto, lo Stato mi faceva girare con la pistola e ho ricevuto complimenti. E poi, chiedi pure in giro, prima di entrare qua dentro sono sempre stato un ragazzo perbene».
Ivan, nove anni fa hai ucciso un uomo...«So solo io il dolore che provo dentro di me e che segnerà tutta la mia vita. Però più che continuare a dire che non solo non volevo uccidere quel ragazzo, Giovanni, ma che non volevo neppure sparare e che il colpo è partito accidentalmente dalla mia pistola, cosa posso fare?».
La sentenza ha scritto il contrario: omicidio volontario.«La rispetto e sto pagando. Penso però che sia mio diritto dire che non la condivido. Lo ripeterò anche dopo nove anni, cinque mesi e un giorno dalla condanna, quando sarò un uomo definitivamente libero».
Sempre che Napolitano non ti conceda la grazia.«Io non mi illudo, poi si sta peggio».
Però Napolitano ha cominciato la sua missione al Quirinale concedendo la grazia a Bompressi e se il buongiorno si vede dal mattino...«Me lo auguro. Vorrei solo che non si facessero giochi o speculazioni politiche. Io la politica non la conosco, non la seguo, non ci capisco niente. E un po' ci resto male anche quando il mio caso viene affiancato a quelli di Sofri, Bompressi e compagnia...».
Però si dice che Ciampi non ti abbia firmato la grazia per i suoi vecchi contrasti con l'ex ministro Castelli che non voleva liberare Bompressi e Sofri...«Non lo so e non mi interessa saperlo. Vorrei solo che il giorno in cui verrà esaminato il mio caso, si tenga conto della mia persona e basta. E vorrei ricordare che, comunque si valuti l'accaduto, io quella maledetta mattina del 1997 mi ero alzato per andare a lavorare e stavo cercando di fare il mio dovere: l'ho fatto evidentemente male se è successo quello che è successo. Mi sembra però che resti tanta indifferenza fra il sottoscritto e tanta gente che si svegliava non per andare a lavorare, ma per uccidere».
Liggi, cosa ti sta insegnando il carcere?«Che la solitudine è una brutta bestia. Che le domeniche, le feste, sono giornate terribili.Mi sono preso un impegno: prima o poi uscirò di qui, tornerò a vivere e lavorare e allora, almeno nei giorni di festa, dedicherò un po' delle mie ore alle persone sole, agli anziani, agli ammalati, ai carcerati. Penso a un sorriso, magari una carezza, un panettone da mangiare insieme. Il carcere mi sta insegnando queste cose».

Ivan Liggi.